CÓRDOBA -- GRANADA

Ormai è il giorno 4, e ci aspetta il percorso più lungo della nostra tappa: da Cordova a Úbeda, passando poi per Baeza e Jaén, fino ad arrivare a Granada e rimanere là tre notti. Ad Úbeda è molto bella la piazza Vázquez de Molina e la cappella di El Salvador, a Baeza e Jaén è bello passeggiare e vedere i begli edifici gotici che si affacciano sulle vie e sulle piazze, nonché le splendide viste sulla campagna andalusa.
Arriviamo a Granada che è abbastanza tardi, anche perché sulla superstrada, ad un certo punto, vedo dei cartelli scritti in arabo e spagnolo che mi dicono di girare a destra per andare a Malaga e Tarifa. Io, non so perché, forse colpito dal cartello strano, giro a destra e Giuva abbozza un "vai dritto" che io neppure sento. Solo dopo un po' troviamo la possibilità di fare inversione ad U e ritornare sui nostri passi, mentre io prima porcono con me stesso per la leggerezza compiuta, e poi mi metto a ridere.
Per non perdere la stanza sono costretto a fornire il numero della mia carta di credito prima di arrivare a destinazione. Entrare in città è abbastanza facile, anche se facciamo per due volte il giro: vedo infatti la via "Recogidas" e penso che si tratti in realtà della "Raccolta" di qualcosa, per cui dico al Giuva "no, non è importante questo nome". Fortuna che non è importante! Era praticamente la via che ci portava all'albergo... alla fine, anche chiedendo ai vigili, troviamo la strada giusta e parcheggiamo, ancora una volta, a pochissimi metri dall'hostal. C'è da dire, comunque, che molto spesso non ci sono i cartelli con i nomi delle vie, e capire dove ci si trova è davvero incredibile! Un'altra cosa pazzesca è che i cartelli vengono posti a circa 200 metri da un incrocio ma in realtà si riferiscono all'incrocio successivo (sbagliare per credere).
La stanza è molto accogliente, abbiamo anche l'aria condizionata e non ci possiamo proprio lamentare. Chiamo la mia amica Vanessa per chiederle di uscire, ma la poverina ha la febbre a causa della malattia del bacio, tecnicamente conosciuta come mononucleosi infettiva di Epstein-Barr (scommetto che non lo sapevate!), e quindi ci arrangiamo da soli. Mi faccio dire i posti carini per mangiare delle tapas (a Granada, basta chiedere una birra che ti arriva anche da magnà) e ci facciamo un giro perlustrativo. Anche in questo caso, la via più attiva è semideserta, perché sono tutti al mare, e moltissimi pub sono chiusi. Iniziamo a pensare che il periodo migliore per far festa in Andalusia sia novembre/dicembre o febbraio/marzo, ma tant'è, siamo là e ci godiamo lo stesso la passeggiata.
Dopo aver ascoltato per chilometri (ormai ne ho già percorsi 600) le canzoni della radio "Los Cuarenta Prinicipales" e la pubblicità di Ibiza Mix con la raccolta delle hit dell'estate, andiamo al Corte Inglés e così, con 20 euro, ci portiamo a casa 4 CD da studiarci in vista della festa al mare. Quasi tutti i cantanti dell'estate vengono da Operación Triunfo, che vedremo in Italia da settembre, per cui ci facciamo una cultura su Rosa, David Bustamante, Juan Gabriel, Chenoa e tutti gli altri.
L'indomani mattina, mentre facciamo colazione in un bar proprio sotto la pensione e gestito da gente molto lenta (caratteristica comune di tutti gli andalusi in qualunque cosa), vediamo sei vigili mettere multe a nastro. Abbandono il mio colacao con tostada de molde e schizzo dal vigile per capire se abbiamo parcheggiato in regola o no; ci va bene, siamo i primi dei non multati per aver parcheggiato prima del cartello "divieto di sosta" privo del suo bel palo in strada, ma affisso ad una parete di una casa dietro un cassonetto delle immondizie...
Contenti per lo sventato pericolo, andiamo a vedere l'Alhambra, che ci porterà via tutta la mattina e metà pomeriggio. Peccato per il porcaio di gente che infesta come cavallette tutta la zona gridando a tutto spiano perché non trova il figlio o perché ha visto una fontana carina, e peccato per le intossicate di chi fuma sigari o sigarette mentre cammina verso il palazzo Nazaríes o il Generalife, ma ciò nonostante, questo è un posto che assolutamente vale la pena vedere. È fondamentale prenotare il biglietto con anticipo, altrimenti si fanno delle code chilometriche e poi si rischia di non poter neppure entrare, dato che l'ingresso è a numero chiuso ogni giorno! E vi assicuro che arrivare fino a qui e non poter vedere il Patio de los Leones o la sala de las Dos Hermanas, la Daraxa o il Mexuar è un peccato enorme.
Questo è l'unico giorno in cui veniamo colti da un improvviso acquazzone proprio mentre stiamo mangiando. Il ritorno a casa è alquanto bagnato, e ci aspetta una siesta di tre ore nell'attesa che ritorni il sereno.
Il giorno dopo ci facciamo un altro giro interessante, cioè il quartiere arabo o Albayzín. Farlo di notte vuol dire non tornare più a casa, farlo di giorno significa godere della vista dell'Alhambra (dall'arabo al-hamra, "fortezza rossa") in maniera ottimale, dato che l'Albayzín si trova su una collina parallela ed alta quanto quella su cui si trova la reggia araba.
Noi abbiamo affrontato la salita (con un dislivello di 150 metri) alle 13, sotto un caldo infernale, ma la vista che si ottiene è davvero stupenda, se si riesce a raggiungere il non ben indicato Mirador de San Nicolás, proprio in alto!
La sera, un po' sfatti ma contenti, ci vediamo con Vanessa che, nonostante i suoi virus, è troppo curiosa di vederci e decide di uscire lo stesso. Anche lei è gnocca, come tutte le ragazze del sud, nonostante il suo viso non sia nulla di eccezionale (diciamo che a Cordova abbiamo visto di meglio, anche se comunque non ci lamentiamo). Passeggiamo per la città, andiamo in un parco dove ci sono delle fontane luminose, chiacchieriamo, mangiamo con molta rapidità delle tapas e poi lei se ne ritorna a casa perché il giorno dopo deve andare dal dottore al mattino presto. In effetti è mezzanotte e mezza, ed anche noi ci dobbiamo preparare per un lungo viaggio; l'accompagniamo alla fermata dei taxi, la salutiamo dopo aver fatto le foto di rito, ed andiamo alla pensione.

Pout-pourri musicale imperdibile!

Y como goza (Norman Ocón)/El movimiento del amor (Gusanito)/Corazón Latino (El rompecinturas)/Te quiero más (Fórmula Abierta)/Qué el ritmo no pare (Patricia Monterola)/Por debajo de tu cintura (Chicas dos)/Qué la detengan (Aguita Salá)/Torero (Loc chicos)/Toma vitamina (La fiesta)/Ave María (El rompecinturas)

3'26" -- WMA