MÁLAGA

Ripartiamo, togliendo la macchina dal parcheggio millimetrico ottenuto spostando di brutto un contenitore delle immondizie, e andiamo diretti a Motril e poi a Nerja, giusto per vedere come sarà il posto delle nostre vacanze. Ci pare buono, così entriamo in Malaga e, dopo i soliti due giri attorno all'albergo per capire come parcheggiare, ci sistemiamo nella putridissima pensione Rosa.
Malaga ci sembra un vero e porprio postazzo, con gente pronta in ogni dove a rapinarti di tutto e di più, ma quando arriviamo alla pensione ci cadono proprio le braccia. L'ingresso è senza porta, ma munito di raggio infrarossi collegato ad un campanello posto al piano di sopra; entrando, veniamo accolti, letteralmente dall'alto verso il basso, da un bimbo di circa 10 anni che ci chiede cosa vogliamo e poi, dopo aver saputo che abbiamo già prenotato, ci invita a salire dicendo "però prima mi paghi". Ci facciamo vedere la stanza, che è senza condizionatore, senza TV, senza ventilatore, ed il bimbetto chiede 45 euro al posto di 40. Lo svergo a parole, per cui torna sui suoi passi e ci lascia la chiave. Nel frattempo, ogni dieci secondi sentiamo suonare il campanello della gente che entra o che esce, ed è uno strazio continuo. Il bagno, esterno, ha una finestra che si affaccia su un'altra finestra di una camera e, come se non bastasse, la luce va e viene di continuo. Unica nota positiva, una supergnoccolona di francese ci chiede se anche da noi manca la luce, ma preso così agli occhi da tanta bellezza riesco ad abbozzare un "oui" in tutto prima che se ne vada. La sera, usciamo ma è tutto deserto e sporco, con cartoni e immondizie varie per la strada e poca gente; è mezzanotte e tutto già chiude. Ci mettiamo a parlare su un muricciolo, e due o tre ragazze dall'automobile ci salutano, poi dei ragazzi passano e ridono... Boh?!
Per il caldo dobbiamo dormire con la finestra aperta, ma alle 3 del mattino arriva un'autoclave che pulisce le strade con un getto d'acqua impressionante, preceduto dal camion dell'ACI che rimuove le auto mal parcheggiate (noi avevamo messo l'auto in un garage sotterraneo per la bellezza di 19 euro, sapendo che a Malaga i ragazzini tendono a passare con un coltello e rigare le auto come minimo). Insomma, ci addormentiamo alle 4.30 del mattino, ed il giorno dopo vediamo la cattedrale in rapidità, stanchi di questo posto bruttissimo. L'unica cosa carina è che manca un pezzo del secondo campanile di questa chiesa, che viene chiamata "La Monquita" (la monca) dai propri abitanti; il motivo risale al fatto che i soldi stanziati per la costruzione della chiesa vennero poi impiegati per la guerra contro l'Inghilterra.

Il mitico albergo a Málaga