Abbastanza assonnati, sistemiamo zaini e tenda, e verso le 5.45 siamo alla
nostra fermata, su una strada ancora abbastanza buia e con pochissimo traffico.
I pochi automobilisti sono quasi tutti italiani ubriachi di ritorno da qualche
discoteca, e sempre pronti a dare il meglio di sé: c'è chi suona
il clacson, c'è chi ci fa fari, c'è chi ci grida gratuitamente:
"Ma vaffan !"
Verso le 6.10, e già in stato di apprensione perché l'autobus
è in ritardo (ma ci sarà davvero?), scende da una macchina un
altro ragazzo, apparentemente del luogo; ciò ci rasserena, ma arrivano
le 6.20 e del bus nessuna traccia. Ad un certo punto, si ferma davanti a noi
un furgoncino bianco, con la scritta "Antonio", e si apre una porta.
Una signora sbuca fuori, e con fare misto tra dubbioso ed interrogativo, mi
guarda e indaga: "Zadar?!". Mi coglie abbastanza alla sprovvista,
noi in effetti dobbiamo andare a Zara, ma con la corriera! Il ragazzo però
chiede lumi e scopriamo che oggi l'autobus non passa (mah ) e che questo
è un servizio sostitutivo che neppure paghiamo.
A Pag, in effetti, c'è la corriera che noi dovremmo prendere, ma qui
c'è un altro colpo di scena: l'autista del nostro furgoncino ci richiama,
e, da un punto dove avrei giurato non ci fosse assolutamente nulla, spunta un'altra
corriera, uguale a quella Autotrans ma, guarda caso, marcata Antonio. Così,
abbandoniamo la ditta statale per andare in quella privata "perché
così è, paghi di più quando vogliono e basta", ci
spiega il ragazzo, per nulla turbato da un evento a lui evidentemente noto.
A Zara abbiamo un'ora di tempo prima di ripartire, e ne approfittiamo per sfruttare
appieno il nostro croato ordinando con estrema scioltezza del topli čaj s
limunom. Questa lingua ormai non ha più segreti!
La corriera che ci porterà a destinazione è, come spesso accade,
un residuato della Germania, che però sembra ancora funzionare nonostante
l'età. Qualche difficoltà nel porre il bagaglio (paghiamo, oltre
gli zaini, sia la tenda, sia l'ombrellone, per un totale di 20 kuna, e quasi
la roba non ci sta in corriera), e succede quello che la guida EDT preannunciava:
non sempre i posti prenotati garantiscono un posto a sedere. Così è,
in effetti, ed i posti, i nostri posti, 40 e 41, sono già presi da mamma
con figlioletta; la Jenny si riesce a sedere ed io rimango in piedi, mentre
la corriera parte. Quando arriva il bigliettaio, ho voglia a dirgli "nema
sjedalo?" (nessun posto a sedere?), mostrandogli la nostra prenotazione;
lui prima cazzia il primo che vede, e che non c'entra assolutamente nulla, e
poi chiede a chi è seduto ai nostri posti se hanno la prenotazione. "Da",
rispondono, senza fargli vedere nulla, e lui parte in una filippica in croato
che non colgo e se ne va. Io rimarrò in piedi per ancora un'ora ed un
quarto, prima di riuscire a trovare posto in primissima fila.
Dopo un po', una signora croata viene in testa alla corriera per chiedere all'autista
di spegnere la radio, che sta trasmettendo la stessa audiocassetta già
da tre volte: sono in viaggio da molte ore e vorrebbero dormire. La radio viene
abbassata bruscamente, ma appena la signora si gira, il copilota alza le spalle
e rimette lo stesso volume di prima. Insomma, questi croati sono molto difficili,
anche tra di loro!
Dobbiamo stare attenti alla fermata di Plitvička jezera, perché è
uno stop quasi a richiesta, e noi dobbiamo scendere alla fermata numero uno
(ce ne sono due, distanti 2km l'una dall'altra).
In prossimità della nostra meta, azzardo un "stanica ulaz jedon"
(fermata entrata uno) all'autista, che però va avanti per la sua dimostrando
di non aver capito assolutamente nulla. Invece, circa dieci secondi dopo, improvvisamente
si sveglia e mi fa: "Ah, ulaz jedon? Ulaz jedon? Dobro!", e così
riusciamo a scendere nel posto giusto senza ulteriori problemi. Per fortuna!
Proprio all'entrata troviamo la nostra APT, con la scritta "Private Accomodation".
Sulla loro scrivania campeggia un post-it con il mio cognome, che non sanno
scrivere. "È un cognome croato", dico io (infatti, Marceglia
è la traduzione italiana dall'attuale croato Marčelja, diffusissimo a
Rijeka ed in tutta l'Istria, dove appunto nacque mio padre), ma la ragazza sembra
incredula.
La prima telefonata alla casa vicina all'ingresso va stranamente a vuoto. Mi
domando se la prenotazione serva davvero comunque, hanno una seconda cartuccia
da giocare e, previo pagamento anticipato di tre notti, ci viene fornito il
recapito: Casa 2 A, appartamento della signora Nada Luketić, a circa "15-20
minuti di cammino lungo la statale per Zagabria".
Ci incamminiamo, e la strada che dobbiamo affrontare è abbastanza tragica:
ci sono moltissime automobili, che vanno pure alquanto veloci, e la strada,
piena di curve, molto spesso ci nasconde alla vista. Dopo venti sudati ed interminabili
minuti, arriviamo, alla fine, ad un punto in cui, superate già le case
numero 8, 5 e 4, si parano, alla destra, in cima ad una breve strada asfaltata,
le case 2, 2 A e 3. Siamo a destinazione! Presentiamo il voucher alla signora
Nada, che avrà sui 70 anni, e che ci accoglie sorridente assieme al marito,
Jure, di 68. La signora parla quasi solo il croato, mentre il marito conosce
discretamente bene il tedesco e così abbiamo la possibilità di
comunicare con questa famiglia che si preannuncia semplice e simpatica.
Posiamo le borse, e finalmente abbiamo un bel letto sul quale dormire
☺, ed andiamo subito al minimarket dell'entrata ai laghi (ripercorrendo
due volte la stessa malefica strada statale) per comperare qualcosa per la mattina
e per cenare; compriamo anche il biglietto d'entrata per il giorno dopo alla
"modica" cifra di 11 euro a testa (90 kune). Proprio mentre siamo
là, si scatena un diluvio che ci fa guardare in viso e sorridere: avremmo
potuto trovarci nell'Autokamp di Korana a cercare di piantare la tenda, proprio
in quel momento, ed invece, per una volta, possiamo infischiarcene di tutte
le condizioni meteo.
Il signor Jure è già voglioso di fare amicizia, e così
chiacchieriamo un po' del più e del meno per rompere il ghiaccio. Alla
fine, la conversazione produce un risultato molto interessante: il buon uomo
ci promette che ci insegnerà un percorso per arrivare fino all'ingresso
dei laghi senza dover più rischiare la vita, visto che si passerà
attraverso i boschi!
Il fresco e la buia notte di Plitvice conciliano un sonno ristoratore, che ci
vede pronti e scattanti per la prima visita dei 16 laghi, in una passeggiata
di circa sei ore di cammino.