10 agosto: arrivo a Punat

Il giorno dopo ritorniamo alla stazione del bus per prendere la coincidenza per Rijeka e da là quella per Punat. Davanti alla biglietteria c'è una piazza con cinque o sei paletti con il simbolo della femata del bus, e noi cerchiamo il numero 32. Lo troviamo, ma è tutto rotto, e una signora, a gesti, ci spiega che no, che la fermata del bus giusta è venti metri più a destra, in alto! Là andiamo, e troviamo una normalissima fermata, come quelle dei nostri autobus urbani, e naturalmente il nostro vero numero 32 è appena partito… Nessun problema, trovo il tempo di rispondere ad un signore tedesco in cerca di informazioni stradali senza che neppure mi chieda se parlo la sua lingua, mentre la Jenny, con gentilezza, rifiuta dei sacchettini di lavanda offerti da una vecchierella del luogo; trenta minuti dopo, finalmente, si parte, e si arriva a Rijeka. Là dobbiamo attendere un'ora e poco più, e ne approfittiamo per andare a vedere la chiesa principale della città, in restauro per lavori, che offre un'ombra piacevole e si trova esattamente sopra la stazione degli autobus.
Finalmente si fanno le 12.30, ed imbarchiamo i bagagli (pagando sempre la tassa extra, che però in Croazia è di 6 Kune a collo, quasi la metà che in Italia, considerando €1 circa uguale a 7,43 Kuna) evitando a più riprese una signora che chiede a tutti i passanti, più volte, indifferentemente 1 Kuna o 1 euro. Le strade sono ancora una volta piene di autovetture, ma in questo caso accumuliamo "solo" un'ora di ritardo ed arriviamo a Punat verso le 14, dopo aver superato il ponte di Krk che separa l'isola dalla terraferma ed esserci fermati in vari paesi intermedi.
La fermata è, per fortuna, a poche centinaia di metri dall'ingresso del campeggio "Pila", un tre stelle bello e grande, e molto ombreggiato. Ovviamente, la reception è chiusa proprio tra le 14 e le 15, e così ne approfittiamo per mangiare al ristorante subito fuori dal campeggio: un'ottima pasta a testa (spaghetti alla bolognese!), spendendo la metà rispetto all'Italia.
Le prime parole croate su cui ci imbattiamo sono "otvoreno" (aperto) e "zatvoreno" (chiuso), e diventeranno il leit motiv della nostra vacanza: durante le due settimane, anziché chiederci "va bene?", diremo "zatvoreno?", con risposta "otvoreno!". Insomma, siamo completamente pronti per la Croazia!
Finalmente, dopo aver trovato un posto in mezzo a centinaia di tende e roulotte che hanno riempito il camping (autokamp) quasi del tutto, parte l'impresa: montare una tenda canadese omologata per due persone. All'inizio credo che si tratti di un gioco da ragazzi, avendo io aiutato i miei nel montaggio di tende e di verande tra il 1980 ed il 1995, ma cambio presto idea: i picchetti a corredo della tenda si piegano come burro sotto i miei colpi, e quelli che in qualche modo si infilano nella dura terra non tengono assolutamente nulla. Insomma, dopo tre ore che porcono come pochi, aiutato dalla Jenny, più o meno sistemiamo le cose e ci dedichiamo al pompaggio dei materassini, che saranno il nostro letto. Questa impresa si rivela a dir poco fantozziana: io da una parte, e Jenny dall'altra, ci mettiamo a soffiare, e soffiare, e soffiare aria dai nostri polmoni, fino a che, dopo dieci minuti, dei nostri vicini di tenda, croati, vengono mossi a pietà e, chiamandoci "Kamarade, kamarade!" ci offrono una pompa a piede che aiuta non poco le cose.
Finite tutte le incombenze, andiamo a vedere la spiaggia: proprio di fronte al campeggio si estende una lunghissima passeggiata sul lungomare, che inizialmente dà su una spiaggia completamente cementata, a mo' di piscina e che, varie centinaia di metri più in là, lascia spazio alle più naturali pietre (di sabbia, neanche parlarne). Il posto sembra carino, l'acqua molto pulita, ma la quantità di gente presente è assolutamente abnorme! Si vede che Krk è un'isola molto conosciuta e gettonatissima da italiani e da tedeschi!

Il ponte di Krk
La nostra tenda nel campeggio di Pila