13 agosto: un cameriere pazzo tra croati
pazzi
Anche mercoledì passa in tranquillità, in spiaggia, al sole,
senza fare nulla a parte una breve escursione in battello: proprio di fronte
a Punat c'è un'isola con una chiesa, che la Jenny vuole vedere, e così
ci organizziamo. E' bello vedere Punat dal mare, per la prima volta ci rendiamo
veramente conto di come sia fatto il paesino! Purtroppo, invece, la chiesa è
chiusa per restauri (ma non ce lo dicono prima della partenza!), e così
non ci resta altro che fare delle brevi passeggiate nel bosco attorno alla costruzione,
in attesa del battello di rientro.
Alla sera, come sempre, abbondante mangiata di ottimo pesce o carne, con rasniči
(spiedini di carne) e čevapčići (polpette di carne piccante),
senza mai spendere più di 15 euro a testa, incluso bevande e dolci (le
omelette alla cioccolata, che in croato prendono il nome di palačinke).
Proprio in una di queste nostre uscite per ristoranti, ci scontriamo con un
cameriere davvero bizzarro ed abbastanza confusionario. Già sedendoci,
ci rendiamo conto che c'è qualcosa che non funziona, visto che dei clienti
italiani si lamentano della estrema lentezza del servizio e di una portata non
eccezionale; vicino a noi, invece, degli avventori tedeschi attendono da tempo
immemore il conto. Finalmente il cameriere, che parla italiano, ci nota, e ci
chiede le ordinazioni: parto con un risotto al polpo, per poi buttarmi io su
dei calamari fritti, e la Jenny su altrettanti calamari, ma alla griglia. Alla
sezione bibite, vedo una serie di "pivo" (birra), con le varie marche
(Karlovačko e Lako, la prima croata e la seconda slovena, e Ojuko,
slovena ed introvabile), mentre l'ultima scelta recita "pivo točeno"
e qualcos'altro. Chiedo lumi al mio interlocutore, non conoscendo il significato
della parola, e per tutta risposta mi sento dire, con fare sbrigativo: "Insomma,
pivo è pivo!". Scoprirò solo in seguito che quella riga voleva
semplicemente dire "birra alla spina"; ci voleva tanto? Non è
finita qui, comunque, perché come prima portata ci arriva il secondo,
e non il risotto, e nel frattempo i nostri amici tedeschi sono ancora là
ad aspettare! Esasperata, la ragazza batte i pugni sul tavolo per richiamare
l'attenzione, ed io faccio notare al nostro "caro" cameriere che mi
aspettavo un ordine diverso delle portate. Sorpreso per il mio commento, inizialmente
farfuglia che io non avevo ordinato nessun primo, e poi cazzia il suo collaboratore,
che ha l'unica colpa di portare fisicamente il piatto al cliente, dicendogli
che non sa fare il suo lavoro!
Mentre stiamo mangiando, si siedono al tavolo altri ragazzi italiani. Tutti
iniziano le ordinazioni, chi il risotto, chi gli spiedini, ed allora il nostro
amico, memore forse dell'esperienza appena passata, tuona come un professore
ai suoi scolaretti: "No! Prima mi dite i primi, e poi i secondi!".
Il ristorante, comunque, è ottimo, ed alla fine tutti vengono accontentati:
i tedeschi pagano, noi riceviamo le scuse, e tutti torniamo a casa con un sorriso
di compatimento per questo bizzarro personaggio krkiano.
Quella sera ne approfittiamo anche per farci un giro del paesino: un po' si
assomigliano tutti, ma Punat non è male: la sua chiesetta, le sue viuzze,
i suoi scorci, i suoi buonissimi sladoled (gelati) la rendono una località
interessante.
Ormai è giunta l'ora di andare a dormire. Prepariamo le nostre cose,
e verso mezzanotte siamo accoccolati nella nostra tenda. Si chiudono gli occhi,
arriva il sonno, e
alcuni vicini croati di tenda iniziano a schiamazzare
di gusto, a volce altissima, con la luce accesa, senza preoccuparsi minimamente
degli altri campeggiatori. Portiamo pazienza, ma dopo più di un'ora non
cambia niente, e dalla tenda sbotto, in italiano: "Ma allora, vogliamo
fare silenzio, porca vacca!?"; per tutta risposta sento delle risate, e
delle voci che mi fanno eco: "Porca vacca, porca vacca!", dicono.
Non ottengo alcun risultato, e dopo un'altra ora, esasperato, esco dalla tenda
e, questa volta in inglese, chiedo se la vogliono smettere o no. Per tutta risposta,
un giovane risponde "no!", e tutta la comitiva si mette a ridere.
Hai voglia a parlare, quelli là non ascoltano, anzi, sembra che ci trovino
gusto ad essere redarguiti per reagire alzando ancor di più la voce.
Finalmente, verso le tre e mezza del mattino riusciamo a prendere sonno. Sporgerò
ufficiale reclamo alla reception, all'indomani, ma, ovviamente, anche questo
non servirà a nulla.
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