Raccogliamo le nostre cose, rifacciamo gli zaini, la Jenny monta sui propri
occhiali che poi riparerà con un po' di attack, facciamo un pelo di spesa
al market e verso le 7.30 del mattino siamo già nella corriera per Rijeka.
Ritorniamo alla nostra chiesa ed alla nostra ombra, dove ci sono anche degli
altri ragazzi in attesa del bus, e, dopo circa un'ora e mezza, schivando abilmente
la vecchietta in cerca di kune/euro, risaliamo su un altro mezzo della Autotrans
con destinazione imuni, un paesino a circa 10 km da Pag, sull'omonima
isola, dove ci attende un altro bel campeggio a tre stelle molto ombreggiato.
Arriviamo verso le 14, dopo aver raggiunto l'isola a bordo del bel traghetto
della Jadrolinija, ed è l'ora ideale per far asciugare la tenda prima
di rimontarla. Ancora una volta, il camping è quasi del tutto pieno,
ma ciò nonostante riusciamo a trovare un posto più che decente
sotto le fronde dei pini. Passano altre tre ore prima che riusciamo a montare
la tenda in cristianamente, riutilizzando picchetti ormai a forma di U e un
sacco di pietre; poco dopo arriva, vicino a noi, una famiglia spagnola che,
probabilmente in meno di mezz'ora, mette su tenda igloo di quelle moderne, verandina,
tavolo, cucina ed ombrellone. Che invidia!
Stanchissimi per la notte passata e per la sfacchinata al caldo, andiamo subito
in spiaggia: non è quella zona semideserta che io conoscevo per esserci
stato negli anni '80, ma è molto più vivibile di Krk. Mi sdraio
al sole, mi abbiocco, e sento un solletichino al collo che mi desta. Mi gratto
con la mano, e improvvisamente mi sento colpito da una stilettata, come una
scossa elettrica. Mi giro di scatto, e vedo, sull'asciugamano, una vespa che
si contorce. La polverizzo a suon di ciabattate ed inauguro la mia primissima
puntura di questo tipo di insetto. Per fortuna, però, devo essere stato
colpito solo di striscio, perché il rossore ed il gonfiore spariscono
dopo meno di un'ora, ed il dolore dopo neppure un minuto.
Il posto è molto bello per il mare eccezionalmente limpido (sembra di
nuotare in un acquario!), ma non c'è assolutamente nulla al di fuori
del campeggio. Dentro, comunque, c'è un ristorante molto buono, anche
se l'atmosfera risulta un po' rovinata da un duo che canta dal vivo a volume
decisamente troppo alto. Le canzoni, ovviamente, sono quelle dei Ricchi e Poveri
(c'è anche la versione in croato!) e di Toto Cutugno e quelle tipiche
triestine come ad esempio "La mula de Parenzo". Le canzoni straniere
più "moderne" che abbiamo sentito sono state invece quelle
dei Pet Shop Boys, Level42, Europe, Lisa Stansfield.
Finalmente si avvicina la notte, e parte il solito rito quotidiano di "vestizione"
della tenda: prima si tolgono gli zaini; poi si inserisce il tappetino di gomma,
un prestito ormai a tempo indeterminato da parte dell'amica della Rosella (qualcuno
dei miei 25 lettori si ricorda ancora di lei?), che la Jenny chiama "liggunderlag"
(quello che metti sotto per dormire) e che io ribattezzo "ligghe de log";
poi, mentre io sto nella tenda, mi vengono recapitati i materassini, l'inseparabile
zainetto con le cose più preziose (macchine fotografiche e soldi), gli
zaini, e le lenzuola, che provvedo a ordinare e sistemare millimetricamente,
date le dimensioni lillipuziane del nostro spazio vitale; infine, sudato duro,
dopo circa un quarto d'ora esco dalla tenda per riprendere fiato e dare spazio
alla Jenny per i ritocchi finali.
È tardi, siamo distrutti, e ci addormentiamo in un baleno. Verso l'una,
però, la Jenny mi sveglia un po' sconfortata: indovinate perché?
Eh già piove un'altra volta! È una pioggerellina leggera
leggera, ma insidiosa per la nostra "tenda", e già ci prepariamo
al trasloco verso destinazione ignota (qui non ci sono ripari, a parte il ristorante!);
chiedo sia agli spagnoli, sia al vicino croato se hanno della plastica per coprire
la tenda, e mentre sono perso in chiacchiere, la pioggia cessa. Per fortuna!
Almeno possiamo dormire tranquilli, e così sarà fino oltre le
11 del mattino successivo.