16 agosto: la Jenny si bagatta

Oggi si va in gita! La nostra meta è la città di Pag, e, stando agli orari degli autobus scritti su un fogliettino proprio all'entrata del campeggio e che la Jenny si trascrive, abbiamo ben due possibilità: partire alle 13.10 oppure alle 13.30.
Colazione (con tè freddo, visto che, a sorpresa, ci informano che sono sprovvisti di quello caldo!), e poi perlustrazione in cerca di una qualche plastica che possa servire da impermeabile per la tenda.
Inizio a girare il campeggio, fino a che vedo un market, in posizione abbastanza secondaria, che, udite udite, ha un sacco di cerate proprio come servono a me: peccato che si trovino dietro una rete. Con non poca fatica, riesco a convincere la cassiera a seguirmi fin sul retro (chissà cosa avrà pensato!), dove non faccio alcuna avance osée, ma semplicemente le mostro la cerata che mi serve. Lei non ha le chiavi della serratura, dice, e se ne va. Vedendo che non c'è nessuno che guarda, ne approfitto per impossessarmi in maniera illecita di un pezzo di plastica che al momento ricopre solamente vecchie sedie tutte sfasciate. Tiro un lembo inserendo le mani attraverso la rete, e la plastica viene, viene, viene… quando una voce, alquanto alterata, mi apostrofa in croato (e sicuramente non per farmi i complimenti). Saluto cordialmente, con un bel "Dober dan!" (buongiorno), e così escono ben due persone, che mi squadrano dall'alto verso il basso; dicono "kaufen, kaufen!" ("comprare, comprare" in tedesco) e chiamano la cassiera. Siamo tre a uno, cerco di dire loro che sono disposto a pagare senza problemi, ma per tutta risposta ottengo "In Pag kaufen!". Sono irremovibili, e desisto: scopro così che la mia breve carriera di ladro è già terminata, stroncata ancora prima di nascere.
Verso le 12.55, siamo alla fermata dell'autobus. Il sole picchia da matti, e non c'è un filo d'ombra, ma attendiamo fiduciosi. Si fanno le 13, si fanno le 13.30, si fanno le 14, e di autobus nessuna traccia. La Jenny si sente sfinita per il caldo, io provo anche a fermare le poche auto che escono dal campeggio in direzione Pag, ma con risultati nulli. Finalmente, quando stiamo per abbandonare la speranza e la Jenny è già in preda a conati di vomito, arriva un autobus che ci raccoglie e ci consegna alla cittadina attorno alle 15. La nostra prima tappa è un bagno (osceno) di un bar (altrettanto osceno), dove la Jenny butta su tutto il tè.
Lo scopo della giornata sarebbe quello di trovare una stanza in un appartamento a Pag, visto che le previsioni del tempo danno pioggia, o alternativamente trovare questa benedetta cerata; successivamente, vogliamo anche visitare la graziosa cittadina ed andare al mare.
La Jenny proprio non ce la fa, e, trovato un parco all'ombra, decide di mettersi là: si addormenta nel giro di pochissimi secondi, mentre io parto in perlustrazione: ci sono moltissime case che offrono camere (sobe), e credo che non sarà difficile ottenerne una a poco prezzo e con poco sforzo.
La pia illusione mi abbandona molto presto, quando vedo che di posti non ce n'è manco l'ombra! Battagliando con i proprietari in un misto di italiano, tedesco e addirittura francese, mi faccio almeno una trentina di case sotto il sole, arrivando a conoscere molto bene l'isola ed anche le varie gelaterie che fanno da tappa alla mia peregrinazione, ma il risultato è sempre quello: tutto occupato, oppure "due giorni di sosta sono troppo pochi, minimo una settimana!".
Riferisco il tutto ad una Jenny sempre conciata male, e riparto per il piano B: la ricerca della tela cerata. Una agenzia di viaggi mi consiglia una via dove potrei trovare quello che cerco, ed in effetti ci sono ben due negozi, uno di fronte all'altro, che sembrano fare al caso mio. Purtroppo, sfiga delle sfighe, è sabato pomeriggio, ed i due negozi sono chiusi. Un cartello, completamente incomprensibile ma con un numero di telefono, accende le mie speranze: forse è il telefono del proprietario? Me lo segno, e vado al mercatino alla ricerca di qualcuno che possa farmi da traduttore. Cerca qui, cerca là, alla fine vedo un ragazzo che mi sembra sveglio e che parla bene l'italiano. Gli spiego la situazione, lui si dimostra molto disponibile e telefona a questo numero dove, in effetti, risponde proprio la persona giusta! Io non posso intervenire nella discussione perché non capisco un'acca, ed il mio interlocutore mette giù (forse un po' sbrigativamente) con aria negativa: la mia plastica non c'è, e così svanisce anche il piano B.
Non ci resta che sperare nel bel tempo! Io sono stanco morto e voglio farmi un bagno nell'acqua più bella dei miei ricordi di bambino, e la Jenny, pian piano, sembra migliorare (vuole addirittura bere la coca cola!). Il mare in realtà è veramente un disastro, con sacchetti di plastica e sporcizia varia dappertutto, e quando esco vedo un signore croato con un filone di pane in mano. Si avvicina al mare e, a mo' di giavellotto, lo lancia in acqua e poi se ne va! Cose da non credere.
Mi giro a sinistra, e vedo il decimo bambino, da quando siamo in questo Paese, con il braccio sinistro ingessato: ma che sport praticheranno mai?!
La sera, per fortuna, è molto migliore: il sole se ne va, la Jenny si sente molto meglio ed ha anche un po' di appetito, ed il ristorante, sul mare, è davvero eccezionale: per circa 6 euro mi mangio una scofanata di "cozze alla buzzara" (erano almeno 50) che mi lascia satollo, subito dopo un antipasto a base del tipico formaggio di Pag, molto simile al pecorino (ma meno forte), e che prende il nome di paški sir; lei invece si limita ad un piattazzo di patate lesse.
Purtroppo sono le 22.30, e non possiamo permetterci di rimanere oltre: l'ultimo autobus per il campeggio è tra un quarto d'ora, e di certo non lo possiamo perdere! Il cielo stellato brilla, per completa mancanza di inquinamento luminoso, e ci fa sorridere rilassati: questa notte non pioverà.

Pag: la chiesa in centro
Pag: le tipiche viuzze
Il paški sir