01.06: IL MUSEO DEL PRADO

Dopo una notte non del tutto riposante (il divano toccava a me), parte la visita artistica della settimana: la visita al Prado.
Alle 10 siamo fuori casa, e dopo un ottimo chocolate con churros decidiamo di scendere alla fermata di Plaza de las Cibeles, dove ci attende una bella fontana e lo stupendo palazzo delle Poste. La via che porta al Prado è gigantesca, ma fra le tre corsie in un senso e le tre nell'altro c'è uno spazio dedicato ai pedoni: ancora una volta, alberi e fontane tramutano in un posto rilassante un possibile inferno di clacson; questi spagnoli sono anni luce più avanti di noi!
Alle 11 siamo all'entrata. Il museo del Prado (l'entrata costa solo 3 euro, mica come da noi!) è davvero gigantesco. Raccoglie quadri di scuola italiana, spagnola, tedesca e fiamminga, compresi tra il XIV ed il XIX secolo. Sono presenti opere mitiche, come quelle di Raffaello, Veronese, Tiziano, El Greco, Velázquez, Zurbarán, Murillo, Goya, Rubens, Van Dyck, Rembrandt e molti altri ancora.
Da non perdere Hyeronimus Bosch, che non si trova facilmente nelle varie mostre e che secondo me è un vero mito.
Mentre ci troviamo in una delle 150 sale, una signora si avvicina a noi e sibila, rivolgendosi al Giuva. "Bosk, Bosk, Bosk". Credendo che ci voglia chiedere dove si trovano i quadri del Bosch, le dico "Please, go over there", ma la tizia interpreta il mio "Go" come l'iniziale di un altro pittore famoso, e grida così alla sua amica: "Goya, Goya", concludendo in una lingua simile al russo e partendo in quarta, senza che io riesca a chiarire il malinteso.
Usciamo alle 18, senza esserci mai fermati un istante, e devo dire che abbiamo molta fame, oltre ad essere stanchi. L'appuntamento della serata è previsto in un postazzo lontanissimo dal centro, a fianco del TransHotel, il call center di prenotazione alberghiera internazionale per il quale lavorano María ed Annalisa.
Appena arriviamo, vediamo che si tratta di uno dei pochissimi posti della capitale ad offrire quello che per i milanesi è qualcosa di tipico: l'aperitivo. Noi ne approfittiamo e spazzoliamo tutti e quattro i piatti, lasciando di stucco il proprietario, che infatti non li riempirà più. Stranissima l'idea dei tovaglioli: sono dei rotoli di carta igienica che penzolano dal soffitto, vincolati da una catenella che passa all'interno del rotolo... un'idea un po' putres ma sicuramente efficace!
María deve tornare a casa a fare la lavatrice, mentre noi ci aggreghiamo alla ragazza di Cantù ed andiamo dalla parte opposta di Madrid: ad Aluche, dove, manco a dirlo, c'è un altro enorme parco e pure una fiera gastronomica. Là incontriamo il ragazzo di Annalisa, un tizio di Madrid davvero conciato male: lui e la sua cricca passano il tempo a prendere un bicchiere di birra e a passarselo, e poi un altro, e poi una sangria, e così via per delle ore.
Verso le 23 ce ne torniamo a casa (non ci sono comunque problemi di orari, perché la metro chiude all'una e mezza), visto che la mattina seguente riparte la nostra sete di cultura; due chiacchiere con María e via, a nanna!

Piazza Cibeles
Alcuni quadri del Museo del Prado:
Beato Angelico: Annunciazione
Bosch: il giardino delle tentazioni
Bosch: il granaio El Greco: autoritratto
Goya: la fucilazione del 3 maggio 1808 Murillo: Sacra Famiglia con uccellino
Rubens: San Giorgio e il drago Van Dyck: Mosè ed il serpente
Velásquez: Las meninas
 
Il parco di Aluche