Siamo già a mercoledì, e dedichiamo la giornata
ad una trasferta lontano dalla capitale: andiamo infatti a Segovia, in Castilla
y León, con un viaggio di circa un'ora e mezza in corriera.
La mattina non inizia benissimo: facciamo un desayuno continental vicino alla
fermata dei Bus, a Príncipe Pio...e mi becco una sonora inchiappettata:
al Giuva fanno pagare una spremuta 0,80 euro, mentre a me 2,60. Protesto in
maniera vibrante, ma non ottengo niente, anche perché, furbamente,
si erano ben guardati dallo stampare la ricevuta fiscale...
Poi, arriviamo all'autobus dieci minuti prima che parta e non troviamo più
posto! Siamo così costretti ad aspettare il successivo, che partirà
mezz'ora dopo, ma non c'è problema: 50 metri più avanti c'è
un bel parco e così il tempo trascorre più rapido.
Finalmente si parte, ma proprio in quel mentre arriva una macchina che ci
blocca la strada, come se si trattasse di un assalto alla diligenza da parte
dei Mohicani! Scende una sciura, tutta trafelata, che chiede se il bus va
a Segovia. L'autista, visibilmente seccato, dice "sì, ma lei ha
il biglietto?" La signora nega, e così lui le risponde: "E
allora...!" e le chiude la porta della corriera in faccia; poi strombazza
per dieci secondi, fino a quando l'automobile ci lascia libera la strada e,
porconando ancora un po', parte a manetta per le vie di Madrid.
Segovia è davvero meravigliosa! Ci dirigiamo subito all'Alcázar
(sec. XI), il posto più lontano, davvero molto bello sia esternamente
sia internamente. Là ci sono anche delle stragnocche americane che
si meritano sguardi ed inquadrature da brivido con la telecamera, e che rendono
Segovia ancora più bella.
Stupenda anche la cattedrale, un capolavoro del gotico tardo (è chiamata
infatti "La Dama de las catedrales" dagli spagnoli), la Plaza Mayor
con il bel municipio e, sullo sfondo, la chiesa di San Martín, imperdibile.
Ci è però venuta un po' fame, e non sappiamo bene dove andare
a mangiare il piatto tipico, il cochinillo asado (maialino al grill), che
sembra costare un occhio della testa. Finiamo per cedere alla tentazione di
un foglietto consegnatoci all'entrata dell'Alcázar, e che propone un
menu completo, con tanto di maialino, a 15 euro.
Beh, ragazzi, che posto stupendo! Che mangiata ottima e galattica! Che bevuta
di vino di Valdepeñas a 12 gradi! Che dessert a base prima di flan
e poi di queso manchego, altra tipica bontà spagnola!
Alla fine, carichi come pochi, ed un po' alcolizzati, non riusciremo neppure
a fare gli scalini della chiesa di San Martín senza appoggiarci al
muro... ma ne valeva davvero la pena.
Ci resta ancora un'altra meraviglia da scoprire: l'acquedotto romano a doppia
arcata, ancora perfettamente conservato, che si erge maestoso per un'altezza
di 98 metri ed una lunghezza di 276 all'interno della cinta muraria, nella
depressione che adesso si chiama Plaza Azoguejo: davvero un'opera colossale,
un'eredità storica (sec. I) di fronte alla quale si rimane senza parole.
Rientriamo a Madrid verso le 19, in anticipo su María, e passiamo la
serata in casa mangiando la tipica tortilla e divertendoci un sacco con una
bella sit-com spagnola trasmessa da Antena3. Infine, facciamo le foto di rito,
perché il giorno dopo María andrà alle Canarie: Iván
è là già da un paio di giorni, per lavoro, e lei lo raggiungerà
per un fine settimana al mare. Noi, così, ci trasferiremo in un albergo
3*, in Gran Vía, vicinissimo a Plaza de España, pagando 25 euro
a testa per una doppia (a Milano sarebbe costato il triplo!)