Di ritorno a Mérida, e Chichen Itzá

È già martedì 15, e l'aereo per Mérida ci aspetta. Ovviamente, come per tutti gli altri voli, subiamo degli sbalzi di temperatura mostruosi: caldo, poi freddo forte per l'aria condizionata, poi di nuovo caldo, poi un po' più fresco, e tutto si ripercuote a livello di stomaco e di rimescolamenti di gas, così per dirla in maniera simpatica...
Ci rechiamo direttamente all'Avis per salutare le nostre amiche; Olivia, per venire con noi alla Ruta Puuc, una strada che passa per molte delle rovine più importanti dello Yucatán, si era inventata la scusa di dover andare dal medico per poter chiedere un giorno di permesso dal lavoro e noi, bussando ignari alla sua postazione per farle una sorpresa, le facciamo saltare il piano. C'è da dire che Yaramy doveva stopparci prima del nostro arrivo e invece non era presente, comunque la frittata è fatta e Olivia decide in ogni caso di non andare al lavoro il giorno dopo contando sull'aiuto di un amico del fratello della Yaramy, che fa il medico e che la può aiutare con una giustificazione.
Andiamo a noleggiare un'auto quindi, e succede una cosa incredibile: dato che bisogna dare una carta di credito che io non ho, io metto la tessera della mia azienda per avere uno sconto del 30%; un collega della Yaramy che passava di là per caso mette la sua carta di credito; la Yaramy mette l'indirizzo; Giuva la patente internazionale (che viene trascritta con un codice errato e quindi il contratto, in teoria, manco vale). Insomma, un noleggio a quattro mani che ci fa perdere un sacco di tempo ma che ci fa partire.
Andiamo a Chichen Itzá, troviamo un porcaio di italiani, una guida non molto preparata, un gruppo di romani o giù di là ("A Claudiaaaa!") che rompe le scatole perché vuole che la guida parli piano piano e così le due ore passano e le informazioni no. Fa un caldo incredibile, quasi non si resiste, ma saliamo sulla piramide, ci godiamo il panorama e poi andiamo a casa dopo aver mangiato in un ristorante sulla strada.
In casa fa molto caldo ed aumenta il numero degli insetti da scacciare. A un certo punto, però, sento la voce di Giovanni un attimo allarmata: mi indica una cosa nera al suolo, e vedo che è una tarantola in carne e pelo. Siamo tutti preoccupati, Yaramy prende l'iniziativa e con la scopa si avvicina, ma ha paura; allora vado io, non so come, e con tutta la cautela possibile la allontano fin fuori dalla porta, che Giuva provvede celermente ad aprire. Altri interventi riguarderanno dei millepiedi velenosi, e due mantidi religiose.
Passato il pericolo, la sera facciamo un giro e vediamo un ristorante italiano. Alla vista delle parole "tortellini", "pasta", "lasagne" ci si apre il cuore e decidiamo di invitare le ragazze in questo ristorante, subito dopo essere andati al cinema a guardare "Inteligencia Artificial" (una vera porcata). Il film però dura 2h30m e così diventa tardissimo, tutto ormai è già chiuso e siamo costretti ad andare a casa senza manco mangiare; per la serata successiva è prevista una pasta a casa del fratello della Yaramy, per cui ci mettiamo il cuore in pace.
Il giorno dopo, Olivia è ancora al lavoro, ma Yaramy, in ferie, ci accompagna ed andiamo a Sayil, Labná, Kabah, Loltún. Bello, Giuva si spara in tutto 570 kms di strade, di topes (altissimi dissuasori in asfalto messi in tutti i centri cittadini e poco visibili), di camion da superare.
Al ritorno, Yaramy viene scoperta dai suoi, dato che aveva detto di trascorrere questi giorni dal fratello e così ovviamente non è, quindi la casa del fratello non è più utilizzabile neppure per la pasta. Ci fiondiamo allora nel ristorante italiano; mangiamo bene e veniamo serviti in maniera davvero dignitosa, senza neppure spendere una esagerazione.
E' l'ultimo giorno, e siamo stanchi. Mi apposto per aspettare la Yaramy e salutarla in privato, e si riparte con lo show di baci e posizioni hard, che culmina in vero e proprio sesso nella cucina, sotto la madonnina messa come soprammobile, tesi a sentire i movimenti degli altri coinquilini e ad evitare ragni o altri animaletti vari (anche perché una puntura proprio "là" non è gradita).
La mattina dopo, scriviamo le ultime cartoline, andiamo a fare le ultime compere, salutiamo la Yaramy e l'Olivia sperando di rivederle in Italia l'anno prossimo, e saliamo sulla corriera per Cancún, da dove parte l'aereo per Londra e dove vedo il film di animazione Shrek, davvero divertente nonostante non abbia compreso tutte le battute, dato che il film era solo in inglese.
A causa della lunga coincidenza, rimaniamo a Gatwick per 8 ore e ne approfittiamo per dormire un po' e per usare gli ultimi spiccioli rimasti per mangiare qualcosa. Siamo a Milano verso le 22.15, a casa verso mezzanotte.