Arrivati a destinazione, consultiamo la nostra guida EDT sul Messico e ci
rechiamo all'Hotel María Dolores, direi forse il posto migliore che
abbiamo mai visto in questa vacanza. Il ventilatore però è spompo,
c'è un regolatore fatto secondo la moda italiana degli anni 50, in
plastica bianco-giallastra, e ci sono 6 tacche possibili, da 0 a 5. E' già
posizionato sulla 3, provo la 2, la 4, la 5 e non cambia nulla, e così
ci adattiamo a soffrire un po' di caldo.
Ancora non abbiamo conosciuto nessuna bella messicana (per quanto di belle
ce ne siano davvero poche), e così chiediamo di qualche discoteca/pub.
Ce ne consigliano due, una delle quali è il Caribbean Cat's (pronunciato
"cazz" dal tipo, cosa che fa sbracare dalle risate Giuva) ma sono
entrambe vuote, ed alla fine mandiamo un paio di mail da un Internet Café
della zona, l'unico che davvero funzionerà a dovere in tutta la nostra
permanenza messicana (per la cronaca, 2500 lire l'ora). Questa volta usiamo
la tecnologia perché la TelMex è carissima, chiamare in Italia
costa 20$ al minuto (circa 5000 lire), e sfruttiamo le cabine per metterci
d'accordo con le altre città messicane (Mérida e Monterrey)
per le case, alla modica cifra di quasi 1000 lire al minuto.
Senza aver concluso un tubo, ritorniamo nella nostra stanza-forno dopo aver
mangiato il solito pollo con patatine, piatto ormai mitico nelle nostre vacanze
sudamericane, ed aver bevuto della classica agua purificada.
E' il 2 agosto, andiamo al Museo de la Cultura Maya e troviamo una ragazza
che ci fa da guida e ci insegna un sacco di cose sugli usi e costumi di questo
popolo; sulle caste in cui erano divisi; sul fatto che ogni malformazione
fisica era ben vista (passava di casta chi era mutilato, ad esempio, ed era
l'unico modo per farlo); sul loro calendario; sull'albero sacro, la "ceiba",
che collegava l'inframondo, il mondo ed il cielo rispettivamente con le radici,
il tronco ed i rami; sugli animali sacri, come il Queztal; sui vari tipi di
costruzione delle piramidi in Yucatán, Chiapas e Guatemala; e molto
altro ancora.
Finita la piacevole visita, e dopo aver scattato una foto ricordo, prendiamo
un taxi, saliamo e chiediamo "il centro, per favore", per sentirci
dire "beh, siamo già in centro!". La piantina della nostra
guida era completamente cannata e così, per evitare di fare figure
del tubo, chiediamo di una banca, ma ce n'è una ogni 20 metri ed alla
fine scendiamo dal taxi dopo al massimo 150 metri di corsa. Ritiro i soldi
dopo il solito congelamento iniziale (in Messico, ogni maledetto luogo chiuso
ha l'aria condizionata ad almeno 10 gradi in meno della temperatura esterna,
cosa peraltro che i Messicani adorano, dato che ogni volta che entrano dicono
"mmm, que rico!", ma assolutamente bestiale per chi, come noi, non
è abituato a simili sbalzi continui), ritorniamo in albergo al caldo,
prendiamo le valigie e Giuva, nello spegnere la ventola, passa per la tacca
1, facendola andare ad una velocità a dire poco spaventosa! L'unica
tacca che non avevo provato era quella buona, e abbiamo sofferto il caldo
per niente...ma ormai è troppo tardi!