Si parte, e questa volta per Xpujil, con la corriera della
ditta Sur. Sembra un camion usato dagli americani nella seconda guerra mondiale,
tutto ricoperto da uno strato di lamiere color grigio, forse per nascondere
graffi, strisci, ammaccature... i finestrini sono tutti crepati, i sedili
non sono più imbullonati per cui si alzano e si spostano con te, insomma,
un cesso. Ma chi se ne frega, siamo in vacanza, siamo in Messico, e tutto
va bene, anzi, è quasi più divertente, e sorridiamo al pensiero
di chi non può fare a meno dei viaggi organizzati e ha bisogno degli
hotel a cinque stelle e delle corriere italiane anche all'estero, e non si
sa godere le cabañas di Tulum o questi bus duri e scomodi!
Al grido di "Putres è bello", arriviamo alla frontiera tra
il Quintana Roo e lo stato del Campeche, e c'è un controllo militare;
ci viene in mente che i nostri passaporti sono nella valigia. Salgono i militari,
con mitra in mano, si avvicinano a noi e ci chiedono
"De donde son ustedes?"
"Italia."
"Pasaportes?"
"Mmm... abajo en la maleta", e puntiamo il dito verso il vano bagagli.
Una breve pausa e la risposta
"Bien".
Per la serie, un controllo serio ed accurato!
Si riparte, e dopo 15 minuti un'altra pattuglia militare ci ferma, per altri
controlli, ma tutto fila liscio. Ci sono molti problemi con i Guatemaltechi,
per scambio di droga e per i casi di emigrazione clandestina a causa dei vari
conflitti nel Paese confinante, e così spesso vengono istituiti questi
blocchi; almeno questo è quanto sapremo in seguito.
Verso le 18 arriviamo a Xpujil (da leggersi "Shpù-hil"),
un postazzo nella foresta che ci serve come unica possibile base di appoggio
per vedere la biosfera di Kalakmul, la più grande del Messico, all'interno
della foresta pluviale. Prendiamo un taxi per andare al nostro "Mirador
Maya", e contrattiamo con il taxista, Julio César, per andare
a vedere le zone che ci interessano, dato che nessun mezzo pubblico ci porta.
Ancora una volta troviamo delle "cabañas", in questo caso
però molto più pulite e tranquille (d'altronde, paghiamo anche
30.000 a testa).
Nell'albergo c'è anche un ristorante, proviamo qualche tacos, un po'
di "carne de Res", qualche tipica birra come la Corona, o la Modelo
Especial, o la Sol.
C'è anche una bellissima ragazza che ci serve, provo ad attaccare bottone
ma non solo vengo snobbato, vengo pure preso in giro perché mi sento
dire che ha 15 anni quando è ovvio che ne ha almeno 23.
A Xpujil piove, e quando piove manca la luce; beh, a dire il vero, manca la
luce anche quando non piove, e così il ventilatore non funziona, e
un paio di volte dobbiamo cenare a lume di candela, io e Giuva: davvero romantico!