I posti che andiamo a vedere, ossia Hormiguero, Becán,
Chicanná, Calakmul, Balamkú e le rovine di Xpujil, sono davvero
bellissimi, immersi in una quantità incredibile ed irripetibile di
verde, anche se abbastanza lontani dalla nostra base (alcuni si trovano a
3 ore di viaggio e ci dobbiamo infatti svegliare alle 6 del mattino per arrivare
là per tempo).
Il servizio di guide è scarso: a volte non c'è nessuno, ed a
volte ci sono solo dei bambini. In uno di questi siti, però, veniamo
accompagnati da un signore con tanto di torcia che ci illumina la strada e
ci porta in tre grotte appena scoperte. All'interno non si vede assolutamente
nulla, la strada è molto ripida ed in salita, e ci sono un sacco di
pipistrelli su cui ci scontriamo; assaporiamo davvero la stessa sensazione
di chi, per la prima volta, ha percorso i nostri passi, e persino la distesa
di sterco che incontriamo nel nostro cammino assume un fascino particolare.
Molto fastidiose invece sono le zanzare che pungono di brutto a causa dell'umidità
del terreno, ma almeno siamo riparati dal sole dalle immense fronde degli
alberi che ci sovrastano.
Vediamo delle iguane, e per fare una foto ci prendiamo almeno 20 becconi ciascuno,
e Giuva persino una cacca di uccello sullo zaino...
Le nostre guide sono tutte davvero simpatiche, anche se, come dicevo, sono
dei ragazzini di età compresa tra gli 8 ed i 12 anni, ma che comunque
sanno qualcosa. Enrique soprattutto è davvero informato, risponde a
tutte le mie domande e si diverte a regalarci delle collane fatte con dei
fiori che localmente chiamano "lingua di gatto". Una bambina, invece,
alla domanda "Ma quando arrivarono gli spagnoli esattamente?" ci
pensa un po' su e poi dice "Mmmm... dopo Cristo"!
A Calakmul vediamo delle piramidi stupende, delle enormi piazze, e il tipico
"Juego de la Pelota", un antecedente della pallacanestro usato però
come rito propiziatorio per gli dei, dato che il vincente veniva sacrificato;
nel camminare, sentiamo in lontananza uno strano grido, direi quasi un suono
gutturale selvaggio che dà ancora più l'idea di avventura alla
nostra passeggiata tra i boschi.
Il giro è finito, bisogna tornare indietro, ma più retrocediamo
e più questo suono gutturale si avvicina. Non c'è nessuno vicino
a noi, e non ci sono altre strade da percorrere per uscire. Il suono è
sempre più forte, sempre più spaventoso, io e Giovanni non ci
diciamo niente ma ci guardiamo fissi negli occhi, camminando con circospezione,
fino a che ci sembra che questo essere si trovi al nostro fianco, che sbuchi
all'improvviso, che ci troveremo faccia a faccia con... un orso? Una tigre?
Finalmente arriviamo ad uno spiazzo, c'è una piramide, saliamo e trovo
una ragazzina messicana cui chiedo l'origine di questo suono. "Scimmie",
mi dice, e mi indica un posto in lontananza sugli alberi, che Giuva trova
in trenta secondi e che io ci metto quasi 5 minuti a trovare... delle scimmie
molto grandi, appollaiate sugli alberi, che gridano; è come essere
in una puntata di Piero Angela ed i suoi documentari, mentre dominiamo la
foresta e le altre piramidi sotto il sole cocente che rassicura i nostri animi.
Torniamo alla cabaña, e rimaniamo colpiti nel vedere che la porta è
completamente spalancata! Entriamo sospettosi, cercando di capire se le valigie
ci sono ancora, ed in effetti tutto è in ordine; mangiamo, e, come
al solito, piove alla grande (d'altronde, la foresta non si chiama "pluviale"
a caso). Non c'è niente da fare, è buio, la città non
offre niente altro che una strada e dei tir che sgasano esattamente alla nostra
altezza in modo da scollinare, e così scriviamo delle cartoline ed
andiamo a dormire. Verso le 5 del mattino, però, mi alzo a causa del
freddo; mi fa male la pancia, vado in bagno... ed è subito squaraus.
Pochi secondi dopo, Giovanni si sveglia, anche lui per il freddo, anche lui
con mal di pancia. Io mi dopo con il mitico Dissenten®, ormai già
ottimamente testato in Perù, anche se so già che avrò
altre "scariche improvvise", così come recita la posologia.