Mérida ed altri siti arecheologici

Arriviamo alle 12.50, entriamo nella sala d'attesa, ed aspettiamo che compaiano le nostre amiche messicane, che ci hanno detto che ci verranno a prendere.
Passano venti minuti circa, e, nonostante qualche titubanza iniziale, quando arrivano le riconosciamo subito, anche perché puntano dritte verso di noi, unici turisti del momento bardati di zaino invicta e megavaligioni. Andiamo alla "nostra" casa, spersa nell'estrema periferia della città, a circa 45 minuti di bus dal centro, ma non importa: siamo a Mérida, non siamo soli, e abbiamo un posto per dormire! La casa è caldissima, è appena finita e quindi non c'è niente dentro a parte il bagno. La cucina non funziona, c'è solo l'acqua fredda, un tavolino da campeggio, quattro sedie e, per dormire, quattro amache, dato che avevamo convinto le nostre amiche a dormire in casa con noi e non dalle loro famiglie. Per fortuna c'è anche un ventilatore, e la spina all'americana è buffa perché è polarizzata, quindi esiste un "verso" per inserire la spina, altrimenti non funziona nulla.
Le "coppie" si formano subito, sin dal taxi: io con Yaramy (un bombolone di ragazza che fa spavento, peserà 100 chili, ma dal viso carino), Giuva con Olivia (messa bene come corpo ma non eccezionale di viso: un trapianto avrebbe reso l'una bellissima, e l'altra un cesso umano, quindi meglio così). In realtà comunque c'è un po' di empasse iniziale perché io sostengo che al mio lato ci sia effettivamente la Yaramy, mentre Giuva afferma il contrario, sottolineandolo con "Quaionaz, manco sai distinguerle!".
In casa, si tratta di distribuire i regali (magliette, dizionari, CD, pupotti in peluche) e li mettiamo tutti al centro così che ognuna prenda quello destinato al proprio nome e riveli la sua vera identità. Beh, il Quaionaz era in realtà Giuva, per una volta i miei occhi avevano visto giusto!
Andiamo a mangiare fuori, da Eladio, dove preparano dei tacos davvero buoni, e cantano salsa e merengue. Un posto da favola! Queste due ragazze sono molto generose, hanno gusto e cercano sempre di offrire, e a volte dobbiamo andare in vero e proprio marcamento a uomo, se non a dei veri placcaggi, per riuscire a pagare noi. Questo comunque rende le cose davvero divertenti, ed il bello è che ci comportiamo come se già ci conoscessimo, nonostante ci siamo solo scritti tramite un computer. Al pomeriggio vediamo il centro della città, la cattedrale (incredibile la religiosità - a volte di facciata - dei messicani: il bus si avvicina alla chiesa e tutti partono col segno della croce in simultanea!), e abbiamo la fortuna di sentire per circa un minuto i mariachi che stanno terminando di cantare le tipiche canzoni messicane, in piazza. Ci sono anche delle manifestazioni locali, con i tipici costumi di Mérida, ma purtroppo inizia a piovere e tutti vanno via, lasciando la piazza deserta.
Alla sera andiamo a ballare salsa e merengue e ci divertiamo molto nonostante Yaramy sia molto esigente in materia e critichi - con ragione - il sottoscritto ogni trenta secondi, che ormai non si ricorda granché di tutto l'ambaradan ed ha bisogno di un po' di tempo per carburare.
Tornati a casa, in cucina salta fuori una bottiglia di tequila, del limone e del sale (questi due ultimi inchiappettati dal locale di ballo), ci sediamo e via, due giri secchi di tequila per festeggiare il compleanno con un giorno di anticipo. Alzandoci, comunque, capiamo di avere buona resistenza ed infatti non ci succede assolutamente nulla.
E' ora di andare a dormire, rimango solo con Yaramy, lei spegne la luce e nel darci la buonanotte parte una serie impressionante di baci che poi sconfinano in posizioni hard dal pavimento della cucina fino, con movimento traslatorio, alla porta di casa, dove speriamo di non farci sentire e dove rimaniamo fino alle 5 del mattino.
Al mio rientro in camera, vedo Giuva porconare come pochi perché morso vivo dalle zanzare, e mi viene da ridere all'idea di dormire in una amaca, il nostro letto a Mérida, cosa che non facevo credo da 15 anni! Comunque, la corta notte prosegue tranquilla, anche se ogni tanto mi si incastra l'alluce nelle maglie dell'insolito giaciglio, facendomi svegliare.
Il giorno successivo, le nostre amiche devono lavorare (entrambe sono dipendenti dell'Avis) e noi ne approfittiamo per andare a Uxmal, altro sito archeologico davvero poderosissimo. La Casa del Adivino, el Palomar, il Cuadrángulo de las Monjas sono cose davvero impedibili.
Alla sera, mangiamo da Pancho, e Yaramy chiede che le venga dedicata "No sé tú" di Luís Miguel per il suo compleanno, ma non viene considerata nemmeno dall'orchestra live. A parte questo contrattempo, il posto è meraviglioso, e ci viene servito un liquore al caffè mooolto alcolico, versato in maniera spettacolare attraverso 5 calici, posti a mo' di scalinata uno sotto l'altro. Il liquido, acceso da un accendino, si trasforma in una cascata di fuoco che termina la propria corsa nei nostri bicchieri, suscitando l'applauso generale di noi tutti. Torniamo a casa un pelo alticci e ci fiondiamo a nanna, non senza esserci prima autanizzati per non farci mangiare vivi dalle zanzare.
E' già martedì, ci aspetta l'aereo per Città del Messico. La mattina è libera, le nostre amiche non riescono a prendere ferie perché la loro capa non le lascia neppure quando le andiamo a trovare al lavoro per una sorta di "captatio benevolentiae", così andiamo a trovare le altre due ragazze di ICQ, Sari e Miriam. A queste ultime diciamo che siamo appena arrivati, che le valigie sono nella stazione del bus, che siamo in partenza per Città del Messico, e così le vediamo dalle 11 alle 15 circa. Prima di andare a trovare Sari, passiamo da Miriam che, molto gentile, ci fa il check-in direttamente presso l'agenzia viaggi dove lavora (in Messico, puoi avere l'assegnazione del posto direttamente tramite agenzia viaggi), così da poter arrivare più tardi all'aeroporto rispetto ai tempi standard previsti. Tutto sembra apparentemente perfetto, e dopo aver mangiato, fatto qualche foto, ed esserci presi un breve acquazzone, pensiamo che loro adesso se ne torneranno al lavoro e noi andremo all'Avis per salutare le nostre amiche e prendere l'aereo; Sari invece, ingassatissima, decide di accompagnarci alla stazione dei bus affinché prendiamo le valigie (che ovviamente non ci sono) e chiama un taxi per organizzare il tutto. Momento di forte panico tra me e Giuva, ma poi insistiamo caldamente affinché la Sari non perda un pomeriggio intero di lavoro. Lei non vuole sentire ragione, fino a quando la convinciamo di andare alla sua sede, con la scusa di vedere dove lavora, e dove arrivano le mie mail. Una volta arrivata là, ovviamente Sari non torna più indietro, la salutiamo, accompagniamo Miriam al suo lavoro, e torniamo col taxista all'Avis; salutiamo le altre due e andiamo all'aeroporto, giusto in tempo per il nostro volo della Mexicana. Chissà cosa avrà pensato il tassista, che pensa di fare un tragitto, se lo vede cambiare in tronco dieci minuti dopo, e ci vede cambiare ragazze così come niente fosse!
In aereo, finiamo in un posto sfigatissimo, attaccati alla turbina ed alla porta di emergenza che non sembra chiudere perfettamente, dato che il rumore assordante del motore penetra nelle nostre orecchie per tutta la durata del viaggio (due ore circa). Città del Messico è enorme, una distesa impressionante di case, case e case, che non finisce più.