Città del Messico (D.F.)

Lì, ci viene a prendere Brenda, l'amica di Giovanni, e suo fratello, José Juan, e ci accompagnano a casa loro, a Kantunil, nella periferia della città e sulle colline. Percorriamo almeno 20 kms di città, e ci impieghiamo 1 ora e mezza prima di arrivare a destinazione. La scena iniziale è stupenda: ci accoglie la madre, che però è seminascosta dalla porta e che nessuno dei due né vede, né saluta, e ci troviamo di fronte alla zia, una vecchietta con degli occhialini spessi che sembra identica a un'attrice consumata delle telenovele messicane.
Anche là, distribuzione dei regali (più che altro una Giuva production), cena, e conoscimento degli altri membri della famiglia, tra cui Monica, una ragazza italiana moglie del fratello di Brenda che, non appena parla, mi sta automaticamente sulle scatole per il suo modo di fare burbero e strafottente, come se fosse perennemente arrabbiata con il mondo intero.
La casa è costellata di cristi, santi, madonne varie e ci sentiamo protetti dalla forza del Signore che regna su di noi. Saliamo le scale che ci portano alla nostra camera ed, alzando la testa, veniamo quasi spaventati da un signore con la barba, messo là nell'angolo: è una statua di Cristo, che veglia su di noi in proporzioni quasi naturali, con tanto di preghiera al fianco.
Anche a casa della Yaramy era così, ma in maniera meno pesante; qui siamo a livelli di religione davvero molto alti.
La stanza che ci tocca è un letto matrimoniale con coperte di dimensione minima e con crocifisso rigorosamente appeso alla parete, per cui la prima notte è una lotta tra me ed il Giuva, piede contro piede e chiappe contro chiappe a causa del letto convergente verso il centro, a vedere chi ruba prima le lenzuola all'altro.
Della città vediamo un sacco di cose, altrimenti impossibili senza l'aiuto di gente che conosce perfettamente la città ed usa i mezzi propri. Città del Messico, o Mexico City, o México, o D.F. (sono tutti sinonimi), è immensa, girarla senza conoscerla è una vera e propria impresa se consideriamo il fatto che lo stradario è un tomo di 300 pagine che la stessa Brenda consultava prima di andare in giro; la città sembra però tranquilla, nonostante tutto quello che viene detto su questo posto. Abbiamo visitato il monumento a "los niños héroes", quelli che difesero la nazione dall'attacco degli USA nel 1800; il centro della città con il cosiddetto "zócalo", la piazza su cui si erge la bandiera; la cattedrale; il "museo mayor", ciò che rimane dell'antico impero maya prima della costruzione della città moderna; il "Museo de la Cultura Maya", il più importante di tutta la nazione, dove i reperti delle piramidi, come ad esempio delle splendide maschere in giada, vengono raccolti e conservati. Peccato, perché una parte era chiusa ai visitatori, anche se abbiamo visto un bellissimo anello in oro che, come diceva il cartello, non era "battuto a mano, ma modellato a forma di uccello" - e questa sarà la terza frase tipica della nostra vacanza; il museo nazionale con la storia della Nazione, la nascita della bandiera, le lotte con il Texas e la Francia, le invasioni spagnole; i mercatini; Teotihuacán, forse il posto più bello in assoluto, con la sua piramide altissima e in posizione dominante su tutta la pianura dello stato del D.F., il Distrito Federal. Peccato solo che l'armonia venga interrotta da una voce che grida "A Claudiaaaa! Aó, vié qquà, che ce sta er sole en faccia!". I soliti italiani...
Tornando dalle piramidi, riprendiamo la corriera e là dentro si avvicina una signora che sembra volersi sedere tra me ed una ragazza al mio fianco; invece, vuole controllare il mio zaino per motivi di sicurezza, e capisco la cosa solo grazie all'intervento della mia bellissima vicina di posto. Scambio così qualche parola con lei, che però risponde esclusivamente a monosillabi e che non mi dà la possibilità di dirle quasi nulla.
Telefono inoltre alla Liliana, la ragazza di Monterrey appena trasferitasi nella capitale, per vederci la sera ed andare in un locale e ballare assieme agli altri. Sembra fatta, ma rimaniamo al posto dell'appuntamento almeno 40 minuti senza vederla. Chiamerà più tardi per dire che si è persa, ma il modo in cui lo dice fa capire che si tratta di un vero pacco... Peccato, ci rimaniamo male ma iniziamo a capire quello che Monica, pur se con fare burbero, ci parla dei messicani: gente inaffidabile, tirapacchi, diffidente con chi non conosce.
Il giorno dopo, andiamo pure a Xochimilco, un lago percorribile con le classiche imbarcazioni messicane, dei battelli molto lunghi che ospitano una tavolata con una ventina di sedie. Brenda & Co. hanno chiesto a dei Mariachi di cantare delle canzoni, come "Cielo rojo" e "México lindo"; mi ha dedicato "Yo sé que tú", e poi hanno fatto cantare altre classiche canzoni messicane. Davvero da brividi; questi cantanti hanno una voce poderosa ed i vestiti sono veramente messicani, come nei film; e come da brividi è stato il pranzo consistente in "tacos allo squaraus" dato che venivano cucinati su una piastra immagino pulitissima, in barca e quindi preda di schizzi di fiume putres. Ciò nonostante, non ci è successo nulla, chissà, forse tutti quei santi ci hanno aiutato!
Vedere Città del Messico in questo modo è stata un'esperienza squisita, ed è stato un peccato che sia durata solo tre giorni. Ma l'aereo per Monterrey ci aspettava, avevamo l'indirizzo di un albergo e della casa della Martha. Ci facciamo accompagnare dalla Brenda e suo fratello, dopo aver fatto le foto di rito, ma il traffico è pazzesco e la strada è lunga. Ci perdiamo, e vediamo un incidente con tanto di rissa: due uomini scendono, e si prendono a pugni in mezzo alla strada, come due pugili improvvisati in un ring delimitato da automobili e carreggiate. Non è la prima volta che vediamo questo, appena arrivati avevamo notato un uomo prendere a calci la porta dell'automobile precedente, rea di averlo appena toccato ad un incrocio. Gente calda, questi messicani!
Dobbiamo essere all'aeroporto circa un'ora prima della partenza dell'aereo, massimo trenta minuti prima; invece, arriviamo dieci minuti... dopo, ma fortunatamente troviamo posto nell'aereo delle 19 senza neppure pagare nulla in più; così, almeno abbiamo il tempo di prendere da bere e di salutarci con calma.

La cattedrale

Museo de la Cultura Maya:
Il calendario Maya
Museo de la Cultura Maya: l'animale sacro Quetzalcoatl
Museo de la Cultura Maya:
Maschera in giada
Museo de la Cultura Maya:
Mura colorate