Poche ore dopo il nostro rientro ad Arequipa, ci dobbiamo recare
alla stazione dei treni per andare a Puno, sul lago Titicaca. Io ancora non
sto bene e mi dopo di medicine, Giovanni va già meglio. Mi saluto con
Karla, e saliamo sul treno, una cosa dell'anteguerra che si muove di moto
traslatorio e sussultorio secondo la funzione "sella". A volte sembra
di derapare sui binari, a volte di deragliare proprio, a volte di essere a
cavallo: il treno sobbalza tanto che volano per terra gli zaini, e a volte
bisogna aggrapparsi alle maniglie per non essere sbalzati dal sedile. Facciamo
così 10 ore, ed arriviamo a Puno (3700 mt slm) che ci sembra di essere
stati in barca, ancora col mal di mare, dopo aver contrattato un albergo tramite
gli agenti che, tra una stazione e l'altra, scendono dal vagone e fanno pubblicità
dal finestrino assieme ai soliti venditori di frutta, verdura, souvenirs ed
altre amenità.
Andiamo all'Hostal "Rubi - Los portales" e compriamo la visita organizzata
per il pomeriggio a Sillustani, un cimitero inca e pre-inca davvero interessante,
situato a circa 40km da Puno. Spendiamo la mattina ad inerpicarci, con molta
fatica, sui colli della brutta cittadina per vedere il lago dall'alto e per
salutare la statua del primo Inca, fondatore di Puno.
La sera non c'è nulla da fare, perché alle 21 la Plaza de Armas
è completamente vuota, e ce ne torniamo mestamente in albergo. Dato
poi che il proprietario smarrona alla grande perché vuole che andiamo
con lui a vedere le isole galleggianti di Uros sul lago Titicaca, noi diciamo
di no e ci andiamo lo stesso, ma da soli, la mattina seguente. Il taxi che
usiamo è una bicicletta a tre posti(!), davvero divertente, e ci mettiamo
in una barca decrepita con motore esterno. I nostri compagni di viaggio sono
dei peruviani veri, che portano roba da mangiare e da vendere nelle isole
in cui lavorano e vivono.
Queste isole, tre, sono fatte di canna di bambù e canna da zucchero,
ed anche le case sono dello stesso materiale. Giovanni riesce ad intortarsi
una venditrice, che lo chiama "amigo Giovanni", e che gli fa un
po' di sconti su quello che vende; ovviamente io mi attacco al duo e ne approfitto.
E' gente molto simpatica ed alla mano, come tutti i peruviani del resto, ed
è un piacere rimanere a parlare con loro. Giovanni, un vero mito nell'imparare
le lingue ascoltando gli altri, se la cava bene e fa intere frasi senza neppure
fare errori, stupendo tutti.
Ripartiamo a fatica, dato che il motore si ingolfa, e torniamo a Puno City
per vedere il mercato al pomeriggio e riposarci un po' perché siamo
davvero stanchi. Le contrattazioni si sprecano, e per la prima volta trovo
divertente andare a fare shopping !
Da Puno chiamiamo Mathieu, che ci dovrebbe aspettare a Cuzco, ed invece scopro,
parlando con la sua ragazza Eliana, che il mio amico si trova a Lima in trasferta
e che tornerà il sabato, il giorno dopo della nostra partenza. Rimango
esterrefatto, dato che non me l'aspettavo, e deluso, perché lo volevo
davvero vedere, e comunque prendo accordi per vedere Eliana e discutere sul
da farsi.