IL MACHU PICCHU

E' il 7 aprile, e lo passiamo nell'unica vera città inca completamente originale e rimasta salva dalle incursioni dei conquistadores spagnoli, che non videro questo luogo perché si trovava fuori dalle solite rotte conosciute. Solo tra il 1911 ed il 1912 venne riportato alla luce da degli studiosi, quando ormai la fitta vegetazione lo aveva completamente nascosto alla vista.
E' un luogo enorme, circondato dai monti Machu Picchu e Pichu Picchu, e davvero suggestivo, ma non è possibile descriverlo: bisogna essere là per capirlo. Arrivarci è già un'avventura, perché il treno impiega molto tempo, ed ovviamente è imbizzarrito, e poi ci vuole una corriera che fa dei tornanti al limite della concezione umana, tutti in ghiaia e sprovvisti di guardrail, per altri 25 minuti.
Il tempo cambia di brutto, e così dal caldo iniziale si passa al diluvio, e ci laviamo tutti anche perché praticamente non ci sono dei luoghi di riparo.
Dopo un pranzo a base di quattro mandarini e tre banane comprate alla fermata di Aguas Calientes, alla base della montagna, presso una bancarella, facciamo le ultime foto del caso e riscendiamo per gli ultimi acquisti, centellinando i pochi soldi che ci rimangono.
Ripartiamo, ed il treno, che per superare una montagna è costretto a fare un percorso a zig-zag (un pezzo in avanti ed uno in retromarcia, con scambio manuale di binario), ad un certo punto fa un rumore sinistro, e si apre una valvola di sfogo della pressione che fa un rumore assordante; poi, si spegne il motore della locomotiva, e le luci. Sono le 18, siamo nella foresta, al buio, e non esistono strade. Piove. Rimaniamo così per circa 20 minuti, poi i bravi meccanici peruviani risistemano le cose e si riparte. Per recuperare il tempo perso, però, il treno va a velocità sostenuta e più di qualche volta crediamo di cappottarci, quando il treno oscilla pericolosamente da una parte all'altra del binario. Fortunatamente, non succedono altri imprevisti ed arriviamo a sera inoltrata alla stazione, dove ci aspetta la tipa dell'agenzia che ci viene a prendere in taxi e ci riporta a casa.
Lì tentiamo di organizzare un pasta-day in compagnia di Omar, Lorena, Eliana e Shirley, ma qualcuno dei componenti non è ancora tornato a casa a causa del lavoro e dunque la cena salta. Fortuna che, previdenti, avevamo cenato prima, altrimenti saremmo andati a dormire a bocca asciutta. Regaliamo pasta e tonno italiano, saluto Shirley e le altre e ci mettiamo a rifare la valigia, cresciuta di almeno 7 kg.