ICA -- NAZCA

Dato che avevamo comprato il pacchetto da Martín, a Nazca ci aspetta un fantastico comitato accoglienza, con due o tre persone che gridano "Giovanni! Giovanni! Italianos!", ci prendono la valigia, ci chiamano il taxi; insomma, manca l'inno nazionale e poi siamo a posto. Nel taxi poi vedono chi è il nostro agente, che chiamano con ironia "El maricón de Martín" (quel frocio di Martin), nonostante sia sposato ed abbia una figlia (carina).
La sera, si indicazione del mio libro, andiamo a mangiare in un ristorante dal nome "Los Angeles", e là Giovanni rimane folgorato da una bellissima ragazza di nome Marelly, mentre io rimango molto piacevolmente colpito dall'altra, Carmen. Così, cominciamo a conoscerci, ed all'ora di chiusura andiamo a farci un giro per il paesino, davvero piccolo (sui 3000 abitanti).
La mattina successiva partiamo per l'aeroporto di Nazca, pronti per volare. Ci alziamo alle 6.30, visto che il sole inizia a far capolino verso le 6 e tramonta alle 18, e ci presentiamo con perfetto orario all'appuntamento delle 7, non capendo ancora il concetto di "hora peruana". Riamaniamo ad attendere come dei pirla il nostro taxi, e poi anche l'aereo, un bel Cessna da tre o cinque posti, e finalmente possiamo partire. Giovanni rimane a terra ad aspettare un altro volo, mentre io e due ragazze inglesi sfigate vengono con me. Io mi piazzo davanti, vicino al pilota, e mi metto a chiacchierare con lui riguardo alla strumentazione di bordo, che ho imparato a conoscere giocando sia sull'Amiga che sul PC. Volare con questi mezzi è davvero bello, e per la prima volta ho la visione frontale del pilota. Riesco a vedere tutte le linee Nazca, dal ragno alla mano, dal condor al triangolo, dal marziano alla scimmia e così via. Peccato che il Governo peruviano non abbia capito l'importanza di queste linee se non molto di recente, e così nel passato permise il furto dei sassi che compongono le linee, o addirittura la costruzione della "Panamericana del Sur", la strada più importante del Paese che passa letteralmente sopra qualcuno di questi disegni. Le due inglesi hanno il mal di mare, a furia di stare dietro e di subire le infinite virate che bisogna fare per vedere le linee, mentre io mi cimento anche in un minuto intero alla guida, virando, cabrando, come in un simulatore di volo divenuto improvvisamente realtà, sotto gli occhi esperti del pilota.