CHAUCHILLA

Atterriamo, aspetto Giovanni per una buona mezz'ora, e lo vedo uscire barcollante dall'aereo perché anche lui aveva dovuto rimanere nei sedili posteriori. Torniamo all'albergo con un ritardo pazzesco, facciamo colazione e ci rituffiamo in taxi multiplo per vedere il cimitero inca delle mummie di Chauchilla, in pieno deserto. Facciamo attendere tutti, e quando una signora chiede all'autista il perché di tutto questo tempo perso, sentiamo per tutta risposta: "Scusi signora, ma due persone dovevano fare colazione…". Caliamo un velo pietoso e ci dirigiamo a Chauchilla, per una strada che non si merita il nome di "strada"; diciamo che erano pietre disconnesse, ottime candidate alla Parigi-Dakar.
Anche qui il panorama è stupendo, ed in lontananza si vede la duna di sabbia più alta del mondo, circa 2000 metri. Anche il cimitero è bello, ma ancora una volta il Governo, nel passato, non seppe capire l'importanza di queste tombe scavate nella sabbia, e così i depredatori rubarono tutto, buttarono le ossa all'aria, ed il cotone che le ricopriva è ancora sparso in giro per il deserto. Molte tombe poi, non curate, sono state inghiottite dalla sabbia e sono scomparse, e ne restano solo 11, ricostruite con quello che era stato risparmiato, e quindi con tutto ciò che non aveva valore. Ciò nonostante, si capisce come doveva essere, ed il fascino è comunque tanto forte come il calore dei 35 gradi.