28.07 - GITA A LORCA

Dopo esserci abbondantemente riposati, decidiamo che è giunta l’ora di una visita nei dintorni. Le mete inizialmente previste sono:

Decidiamo proprio e solo per Lorca, che raggiungiamo con la collaudata sequenza di corriera locale sino alla stazione, e poi corriera per Lorca via Totana. Il tragitto viene effettuato tramite l’autostrada, per cui è veloce e tranquillo, e Cristina rimane molto colpita dal fatto che non si vedono case per decine e decine di minuti, non fosse che per qualche industria a mattatoio, visto che la zona è estremamente brulla e disabitata.
Ci accoglie una cittadina abbastanza calda e devastata dai lavori in corso, foraggiati dal Fondo Estatal de Inversión Local del Plan E di Zapatero.
La cittadina, di 90.000 abitanti, non è eccelsa ma merita di essere visto perché conserva delle stradine molto carine, e soprattutto ha degli scorci davvero particolari, come quello della vecchia carcere (sembra di essere in Messico!), o di alcune facciate tipicamente coloniali.
Cartina alla mano, dalla stazione delle corriere ci dirigiamo nella carina Avenida de la Constitución, dove c’è anche un comodo supermercato, per proseguire dritto in Calle Emilio García Gavarro e guardare la Chiesa di San Matteo. Calle Lope Gisbert è completamente devastata dai lavori in corso, ma prendendo bene la mira con il passeggino riusciamo a districarci tra i ponteggi, le passerelle in legno ed i massi sparsi qua e là ed arriviamo all’ufficio del turismo, dove recuperiamo la cartina della città e informazioni su dove mangiare (“un bel posto vicino ad un ristorante italiano”, dicono) e dove si trovi un parco giochi.
Torniamo indietro e raggiungiamo C/ Alamo e da là la Corredera che ci porta in Plaza San Vicente, dove troviamo il ristorante consigliatoci. Purtroppo, però, il martedì è chiuso, mentre è aperto proprio il ristorante italiano che mai avremmo voluto scegliere! La cosa è buffa perché nessuno dei due riconosce il proprio interlocutore come un connazionale, e la conversazione prosegue per un po’ in spagnolo – questo posto già mi piace! – su un menu spagnolo di cibo anche spagnolo. Mangiamo davvero molto bene, e chiacchierando vengo a sapere che questa famiglia prima aveva un ristorante a Milano, poi si è stancata dell’Italia ed ha deciso di andare ad Águilas, sul mare, e, alla fine, a Lorca, per motivi personali. Ci dice che siamo fortunati a non essere capitati là qualche giorno prima, perché il termometro segnava 47 gradi – non che i 37 di oggi mi rinfreschino molto, ma almeno mi consolo!
Una volta ristorati, proseguiamo il nostro giro su C/ Juan II che ci porta alla chiesa di Santiago. Proseguiamo su C/ Santiago e raggiungiamo il centro di Lorca, Plaza de España, con il municipio, l’imponente chiesa di San Patrizio ed il tribunale, tutti edifici dei secc XVII-XVIII.e cerchiamo poi di raggiungere il castello passando da C/ Rampa, ma ad un certo punto la strada si interrompe per i lavori e siamo così costretti a ritornare sui nostri passi. Da Plaza de España proseguiamo allora su C/ Cava, passando accanto all’antica porta della città (il Porche de San Antonio, dei secc XIII - XIV), per raggiungere C/ Puerta San Ginés, il Centro de Visitantes e la piazza da cui parte il trenino per il castello.
Fa però troppo caldo per potersi godere il trasbordo, e così torniamo in C/ Gisbert tramite una disastrata C/ Santo Domingo e ci fermiamo a prenderci un gelato. Quando poi ritorniamo a prendere il treno, scopriamo che è troppo tardi (sono solo le 18 e solo ora inizia a non esserci più troppo caldo) e che il servizio è sospeso per il resto della giornata.
A malincuore cerchiamo un’alternativa, ma non riusciamo a combinare niente: ci rechiamo allora al museo archeologico, dove però le visite sono guidate e la prima disponibile inizia più di mezz’ora dopo (“e dura mezz’ora, dalle 18:45 alle 19:30 [sic]”), troppo a ridosso dell’autobus che ci riporterà a Puerto.
Ci consoliamo con una fantastica granita all’orzata ed usiamo il tempo che ci resta per andare ad un grandissimo parco giochi, in Alameda Paco Rabal, dietro la stazione, dove Cristina può divertirsi come una matta.
Il viaggio di ritorno è tranquillo, con Cri che compra il biglietto (è tutta orgogliosa di consegnare dei soldi ad un signore ed ottenere tre biglietti e due caramelle in cambio!) anche se poi non si siede bene e, quando ad un certo punto la corriera frena, parte a rotolare fino a sbattere la testa sullo schienale del sedile anteriore, e poi finire a terra tra i due sedili!
L’idea per la serata è cenare al mare, visto che comunque la corriera ci porta alla stazione, ed invece scopriamo che il tragitto del ritorno delle 19:30 passa da Las Moreras per poi percorrere la costiera e passare di fronte a casa nostra. Poiché siamo stanchi, ne approfittiamo per rientrare al residence e chiedo all’autista se ci può far scendere alla fermata subito dopo l’hotel Playa Grande, cioè la nostra. La risposta è affermativa, ma quando la corriera si ferma, ci troviamo ben prima dell’albergo, e farmela tutta a piedi mi sembra un’impresa. Lo esorto allora a continuare, per poi chiedergli di fermarsi alla fermata più consona alle nostre esigenze, ma a quel punto mi sento fare un predicozzo, del tipo “io non posso fermarmi dove dice lei, ho delle fermate, delle regole, non sono un taxi!”. Vabbeh, non provo neppure a ribattere e con uno sguardo d’intesa io e la Jenny già riprendiamo in considerazione il piano della cena, quando, improvvisamente, l’autista mi fa “beh, stavolta mi fermo, ma...!”. Che fortuna, ragazzi, lo abbiamo impietosito! Possiamo correre a casa a riposarci, anzi, no: io ho un’incombenza importante da svolgere, ed è quella del check-in online che Ryanair mi obbliga a fare prima di ogni volo.
Vado al nostro hotel, visto che sono già là, e chiedo alla reception se posso usare il loro computer e la loro stampante per cinque minuti, ma l’addetta dev’essere stata assunta da poco, perché non prende alcuna iniziativa se non c’è il capo, che al momento, purtroppo, non è in zona. Decido di aspettare, e così passano cinque, dieci, venti minuti, ma ancora niente; poi mezz’ora, poi un’ora, e finalmente arriva la responsabile che, dopo aver titubato qualche secondo dicendo tra sé e sé “non sarebbe la procedura standard”, mi fa accomodare in una stanza.
Credevo che l’albergo avesse un punto internet dedicato ai propri clienti, ed invece mi siedo in direzione, da solo, sul PC della titolare, in mezzo a carte, fax, documenti riservati. Inizio a capire perché titubassero... Comunque, in cinque minuti ottengo gli agognati fogli di carta che mi consentono di imbarcarci, ed esco salutando tutti calorosamente: sono stati davvero gentili!
Che voglia, mettersi a cucinare...! Per fortuna, una delle poche cose utili trovate all’ufficio del turismo è una brochure con probabilmente l’unico take away della zona; ne approfittiamo per farci portare due kebab con patate fritte, ed il gioco è fatto.

Le antiche carceri di Lorca Il castello di Lorca in lontananza
Porche de San Antonio con muraglia medioevale Facciata di un edificio di Lorca
Altra tipica facciata lorchiana Calle Gisbert
Il nostro percorso a Lorca Lorca, un cantiere aperto con mille opere in corso