DI NUOVO IN PORTOGALLO

La mattina successiva arriviamo in Portogallo, scattiamo delle foto al ponte ed ai vari monumenti, compriamo qualche souvenir, cambiamo gli scudi rimanenti in euro (al cambio di 200,482 scudi per euro), salvo Giuva da un investimento da un tram vicino alla chiesa di San Francesco, mi cappotto da un marciapiede, e poi, con calma, ci dirigiamo all'aeroporto, prendiamo dei posti migliori sull'aereo rispetto a quelli dell'andata ed arriviamo a Malpensa verso le 19.30, dove una ragazza portoghese, che parla solo nella sua lingua, non sa che pesci pigliare di fronte al bus navetta, perché non trova la sua valigia e non sa che il bagaglio si prende sì all'aeroporto, ma dentro… Intervengo e così la ragazza si tranquillizza, ci segue e, con la dovuta lentezza dell'aeroporto milanese, dopo 30 minuti recupera i suoi oggetti personali.
Anche noi recuperiamo le valigie, e quella di Cristian presenta un vistoso segno giallo, come se avesse subito un "tamponamento" da parte di terzi; solo dopo notiamo che una delle cerniere è mezza rotta, che la valigia è notevolmente strisciata e che, soprattutto, la maniglia è distrutta: manca un intero pezzo, e si vede la struttura di metallo sottostante, mentre quello che resta è visibilmente instabile. Cerchiamo un ufficio per sporgere reclamo, ma Cristian non sembra molto interessato alla faccenda, per cui abbandoniamo l'idea e ci rechiamo al treno per ritornare alla stazione di Cadorna e, da là, alla metropolitana.
Arrivati a casa, Giovanni vuole andare a vedere un film in bianco e nero dei fratelli Coen. Mangiamo al ristorante cinese e ci fiondiamo in Largo Augusto addirittura in taxi per fare prima, ma, con somma disdetta, i posti sono tutti esauriti e non c'è niente da fare. Proviamo allora ad andare allo Zythum ma non siamo più in Spagna, e difatti è chiuso… ci resta solo la decisione migliore da prendere: tornare a casa ed andare a nanna.

Qui finisce la vacanza. Non ho molti commenti aggiuntivi da fare, se non che è stato molto bello vedere come, a distanza di tre anni e con così poco tempo di preavviso, tutti, e dico tutti i miei amici abbiano aggiustato i loro piani per potermi vedere, e ci siano riusciti. E' stato davvero come tornare a casa e vedere lo stesso affetto reciproco di una volta. Inoltre mi ha fatto piacere vedere come il mio servizio di traduzione non serva più al Giuva e che la nostra indipendenza linguistica sia utile soprattutto in questo caso in cui, per un paio di giorni, non connettevo e lasciavo tutto in mano al mio compagno di viaggi in una famiglia a lui pressoché sconosciuta. Insomma, un capodanno davvero passato in compagnia ed allegria!