Ormai è sera, andiamo a mangiare al McDonald's ed aspettiamo
il bus delle 20.00 che ci porterà in Spagna. Saliamo in 5, il bigliettaio
deve addirittura scrivere nome e cognome sul biglietto (cosa che porta via
non poco tempo, prima che capisca i cognomi di tutti detti lettera per lettera),
e si parte, verso nord, verso Viana do Castelo, verso Bragança, Tui,
La Guardia, fino ad arrivare a Baiona e poi Vigo. I miei amici dormono, ma
il mio cuore palpita sempre più, man mano che la strada assume forme
conosciute, ed i monti, il verde, le case tornano ad essere quella realtà
che prima era solo memoria. È bello, è come tornare a casa,
è come tornare un po' indietro nel tempo, a quel 4 settembre 1997,
quando per la prima volta feci quel viaggio, da solo, all'avventura.
Arrivati alla stazione del bus, ci rechiamo nella casa dove studia Antonio,
che al momento è vuota e che quindi possiamo usare senza problemi.
I vicini di casa hanno la chiave, suono e mi risponde una voce cavernicola
che grida: "Aaaahhhh, ¿quién es?", al che rispondo
"Luca, de Italia" e la stessa voce cavernicola risponde "Aaaaahhhh,
Lucaaaaa, sube!". Questi vicini avranno almeno 80 anni, e lei sembra
una arzilla nonnetta con tipico accento andaluso, mentre lui, sordo come una
campana, sembra anche un pelo rintronato. Ci danno le chiavi, li salutiamo
ed entriamo in casa. Accendiamo le varie luci e l'ultima fa saltare l'impianto
salvavita, abbandonandoci nel buio spettrale di un appartamento sconosciuto.
In qualche modo guadagniamo l'uscita e richiediamo aiuto ai vicini. Così,
il nostro amico entra, trova il salvavita a colpi di accendino e poi ci attiva
il boiler e si fionda al bagno aprendo l'acqua calda. Dopo 5 minuti è
ancora là, e sua moglie si chiede dove sia finito; rispondo "boh,
forse si sta facendo una doccia?" e lei mi fa "Eh beh, ne avrebbe
proprio bisogno!"; invece, era là a domandarsi come mai l'acqua
non venisse già calda. Gli spieghiamo che con il boiler passano un
paio d'ore prima che si scaldi il tutto, ci guarda stupito e fa "Aaaaah,
estoy acostumbrado al GAS!", perché lui è abituato al riscaldamento
dell'acqua tramite bombola del gas, e lo dice in modo così divertente,
con la sua vociona, che questa frase sarà il motto delle nostre vacanze.
Tra parentesi, Giuva lo sa imitare così bene che ogni volta che lo
dice, mi scompiscio dalle risate!