OURENSE

Arriviamo alle 18.30 e Bea, la mia ex-fiamma, ci viene a prendere assieme a sua mamma. Arriviamo a casa sua, lasciamo le valigie e subito ritorniamo in centro per vedere una amica comune. Fa abbastanza freddo, ed è umido, ma siamo contenti lo stesso. Così, passiamo la serata tra locali e tapas, ballando, ridendo e mangiando. Giuva oramai capisce e parla lo spagnolo senza problemi, Cristian invece spesso si sgancia a causa di serie difficoltà linguistiche e spesso si trova a mal partito. Ad un certo punto, incontriamo Arturo, un amico di Bea, che ha un appuntamento con altri amici per la serata, ma dopo averci conosciuto decide di rimanere con noi, e là la festa si anima. Beviamo come maiali (il barista ci regala persino una bottiglia di vino per essersi dimenticato di noi e non averci avvertito quando un posto si liberava), vediamo un sacco di posti diversi e di cibi diversi, ci tiriamo cuscinate, ribaltiamo un paio di birre, cambiamo tavolo quattro volte nello stesso locale… e poi andiamo a ballare, e canto così tanto che mi va via la voce. Cristian non sta tanto bene ed ogni locale per lui è uno strazio, fino a che gira con le mani sulle orecchie per non sentire più alcun rumore: insomma, è un vero straccio d'uomo.
Torniamo ancora alle 5, e dormiamo abbastanza baraccati, io e Giuva nella solita modalità chiappa-contro-chiappa già sperimentata in Messico, e Cristian in un altro letto.
Il giorno dopo ci aspetta un pranzo in famiglia, con brodino ed empanadas di peperoni, ed una visita alla città, alle fonti termali, ai giardini e soprattutto alla meravigliosa chiesa di Ourense, grande e riccamente decorata. Grazie alla faccia tosta di Bea che si intorta la responsabile, riusciamo anche ad entrare, dal retro, in una cappella-museo chiusa a chiave e veramente fantastica, e ci aggiriamo all'interno cercando di evitare le occhiate dei turisti che, dall'entrata principale sbarrata, ci osservano incuriositi e invidiosi.
Anche questa giornata è finita, ci attende una nuova corriera, destinazione A Coruña.