Detto fatto, il 29 dicembre lascio la mia Belluno, dove mi trovavo per il
Natale, e vado a Milano; il giorno successivo, infatti, parte da Orio al Serio
(BG) il mio aereo per Copenhagen prima, e Stoccolma poi. La Jenny è già
in Svezia dal giorno 22, e quindi ci incontreremo là assieme a sua sorella,
Francesca, ed altre due sue amiche di Parma che arriveranno nella capitale un
giorno prima di me.
Il viaggio in corriera (partenza il giorno 30 dicembre alle 9.30 del mattino)
è davvero molto divertente: mi siedo nelle prime file, e poco dopo prendono
posto un signore italiano che commercia con la Danimarca, una signora brianzola
sposata con un danese, ed un ragazzo siciliano con destinazione a me sconosciuta.
I due signori iniziano subito a parlare tra loro, ma si vede come il siciliano
brami per intervenire a tutti i costi! Ad un certo punto, il discorso cade sulla
differenza fra chi fa assistenza agli anziani in ufficio e chi opera fisicamente
per loro, come le Caritas, ed allora ecco spuntare il siciliano che fa: "certo,
la differenza è sottile, ma io modestamente ho studiato queste cose e
so che per l'assistenza agli anziani ci vuole un paradiplomato professionale ".
Tutti si azzittiscono, cercando di capire cosa diavolo sia un "paradiplomato",
per di più professionale e non professionista, e rispondono con un vago
e poco convinto "certo, certo ", mentre io, qualche sedile più
indietro, soffoco a stento le mie convulse risate. Il ragazzo cercherà
ancora di attirare la propria attenzione in due modi: il primo, quando afferma
con arguta convinzione che "se non sai l'inglese, in Danimarca non ti muovi";
l'altra è ancora più bella: il signore italiano aveva comprato
due biglietti per la corriera, ma gliene serviva solo uno: così, il ragazzo
si offre per pagarglielo, dopo avergli chiesto se il biglietto di andata costasse
come quello del ritorno. Alla ovvia risposta affermativa, tira fuori il portafoglio
e riempie le mani del malcapitato signore con monete da un euro, mezzo euro,
20, 10, 5 cents arrivato al 70% del costo effettivo del biglietto, il
signore, spazientito e con le mani piene di pesanti monetine, cede, gli consegna
il biglietto e fa: "basta così, per favore!".
Il cinema finisce, e verso le 10.30 siamo all'aeroporto: un enorme edificio
nel mezzo del niente, a fianco dell'autostrada Milano-Venezia. Cerco il mio
volo, e purtroppo scopro che è ritardato di circa un'ora: non si parte
più alle 12.50 ma alle 13.45.
Giro e rigiro per l'aeroporto, aspetto che apra il check-in, consegno la valigia,
e poi esco per ammazzare il tempo; di fronte a me, 6 corsie di autostrada più
un là, c'è un "Orio Center", che però non riesco
a raggiungere, e così, aspetta aspetta, finalmente si parte! L'unica
consolazione è che la Sterling lasciava una coincidenza molto larga a
Copenhagen, e con questo ritardo si sarebbe ridotta di circa un'ora.
Arrivato nella capitale danese, vedo la prima neve del 2002: trasportata dal
forte vento, si appoggia al suolo per poi essere trascinata via e riprendere
la propria incessante corsa, mentre dal mo finestrino osservo un uomo che a
fatica ed al freddo toglie i bagagli dall'aereo. Ecco, parlando di aereo: il
posto assegnatomi è del tutto sfigato, visto che finisco al 32F, l'ultimo
ed in coda, con sedile NON reclinabile le bevande sono a pagamento, il
cibo è composto da fagiolini semicongelati immersi in maionese e panino
con roast-beef uscito dal Polo Nord: caliamo un velo? Caliamolo pure.
Ho varie ore da aspettare prima del mio volo per Stoccolma, e così giro
praticamente tutto l'aeroporto. Una cosa davvero strana è che questi
danesi sembrano amare la pace, la calma, il silenzio: non un grido, non un rumore
si sente in giro, e per di più non vengono neppure annunciati i voli:
bisogna guardare sui numerosissimi monitor per sapere quando recarsi al gate.
Finalmente si parte, ed è già sera da un pezzo, visto che il sole
tramonta alle 16 (e la situazione peggiorerà mano a mano che si va verso
nord). Alle 18.50 mi imbarco e questa volta l'aereo è bello e comodo.
Intravedo il nuovo ponte che collega Danimarca con Svezia, ed arrivo a Stoccolma
verso le 21, dove mi accoglie una rinfrescante temperatura di -16 C. Per fortuna,
nel mio viaggio in Perù mi ero comprato varie cose in alpaca, mai indossate
perché tenevano troppo caldo, ed adesso mi bardo con sciarpa, maglione
e berretto, e guanti. Compro il biglietto del bus per andare a T-Centralen,
la fermata nel centro della città, e dopo circa un'ora arrivo. Ci dovrebbe
essere la Jenny ad aspettarmi, ma mi guardo attorno e non vedo nessuno. Attraverso
la strada ben attento a non scivolare sulla spessa coltre di neve, e vedo un
edificio e soprattutto un bel faccino che guarda fuori come se fosse in vetrina:
è proprio la mia Jennyna, che finalmente posso riabbracciare dopo tanti
giorni di lontananza.