27 LUGLIO – SOUSSE, TUNISI (TUNIS, تونس,
tūns, tūnis)
Iniziamo la visita dal ribat, la cui porta di accesso è fiancheggiata
dalle colonne dell’antica Hadrumetum romana. All’interno, una struttura
molto più rigida e classica rispetto a quella di Monastir, e, anche qui,
non possono non mancare sedie, casse, fari e un festival! Dall’alto del
nador si gode di una vista spettacolare sulla città, sul mare e sulla vicina
Moschea Zitouna, nostra seconda tappa.
La moschea non offre granché, visto che si può solo entrare nel cortile
in stile aglabita. La cosa più interessante sono le scritte in cufico e
l’assenza di un minareto, evidentemente a causa dell’estrema vicinanza del
ribat che poteva essere dunque usato con duplice scopo.
Nella nostra prossima tappa, per una volta abbandoniamo gli aglabiti e gli
arabi in generale per fare un salto temporale di diversi secoli, fino ad
approdare alla Zaouia Zakkak, bellissimo minareto ottomano ottagonale
di colore verde e blu, mezzo nascosto nelle viuzze della medina.
Successivamente, superando l’ormai mitico hotel Sarra, raggiungiamo il Museo
Dar Essid. Si tratta di una casa privata, costruita nel 928dC, che si
può visitare in tutte le stanze (dall’ingresso, alle camere da letto; dalla
cucina alla stanza per gli ospiti) sontuosamente arredate da una famiglia
benestante del XIX secolo. Le piastrelle decorate sono davvero eccezionali,
così come il piccolo bar sul tetto dell’edificio, dove ci sorseggiamo un
te ai pinoli godendoci ancora una volta Sousse dall’alto prima di salutarla
e recarci alla stazione dei treni.
PARTENZA PER TUNISI!
Alle 14:59 partiamo per Tunisi (nome berbero che forse significa promontorio
o anche passare la notte), un viaggio molto tranquillo di circa due
ore che ci consegna alla stazione centrale, non lontana dall’Hôtel Maison
Dorée, la migliore pensione di tutta la nostra vacanza, che raggiungiamo
circumnavigando Rue el-Koufa, la strada più corta ma assolutamente buia e
poco affidabile. Per 46TD otteniamo una stanza doppia enorme, con i classici
“mobili della nonna” degli anni ’50 e condizionatore, quest’ultimo davvero
incredibile: azionando un interruttore differenziale seminascosto, lo si mette
in moto ed il rumore è molto simile a quello di un piccolo piper in fase di
rullaggio; sicuramente funziona bene, dato il freddo che produce, anche se
non esistono né telecomandi, né manopole e dunque non è regolabile in nessuna
maniera (e neppure fisicamente raggiungibile, dato che è montato sopra una
finestra alta almeno tre metri)!
Con il caldo soffocante che c’è fuori, il fresco è sicuramente d’obbligo,
e così cadiamo abbioccati sul letto fino all’ora di cena. La nostra prima
visita alla città è dunque al ristorante L’Orient Tunis, scelto dopo
averne controllati altri cinque per trovare l’ispirazione giusta: il pesce
è davvero buono, e bella è l’ambientazione.
Rifocillati e riposati, siamo pronti per affrontare, l’indomani, i fenici.