Come non iniziare la giornata senza una buona, sana, varia, ricca colazione?
Siamo al Fourati, e che diamine!, bisogna approfittarne! Ricordandoci il tortuoso
percorso della sera precedente, raggiungiamo la sala colazione. Prendiamo
un tavolo, e ci mettiamo in coda (in coda, sì, come tanti scolaretti) per
prendere piattini, tazze, cucchiaini e così via. La scelta in termini di cibo
è davvero scarsa: c’è pane, tanto pane e tutto uguale; c’è un po’ di torta
preconfezionata; c’è della marmellata, non confezionata ma buttata là in una
grandissima ciotola, che bisogna recuperare con il cucchiaio; c’è un succo
di arancia che avrà solo colorante (di certo l’arancia proprio non c’è!),
acqua calda con un paio di scelte per il te, e poi arrivano gli insaccati:
würstel che sembrano di plastica, verdurine dai colori pallidi, altri oggetti
non meglio identificati. Ragazzi, una colazione del genere non l’avevo vista
neppure in Perù!
In ogni caso, ci nutriamo con quelle poche cose che riusciamo a farci piacere,
e poi andiamo in spiaggia. Qui le cose migliorano decisamente, perché tutto
è tenuto bene, la sabbia è bella, il mare anche, e ce la godiamo proprio!
All’ora di pranzo siamo curiosi di capire se la “mensa” del Fourati sarà migliore
di quanto ha saputo fare questa mattina. Ci scegliamo un tavolo, e ricontrolliamo
il buffet: la zona della colazione è deserta, a parte una mezza anguria ed
un mezzo melone; la zona della carne contiene esattamente le stesse cose della
colazione, nello stesso ordine, ed in più troviamo della simil-pasta, patate
fritte untuose, pesce fritto.
Ancora una volta racimoliamo il poco che raggiunge la soglia della commestibilità,
ci sediamo e pochi secondi dopo arriva il nostro cameriere, per portarci da
bere. L’uomo ci chiede se siamo italiani (domanda di prassi), ma poi di italiano
non parla una sola parola e quindi la conversazione prosegue in francese:
“Jambon? Carte?”. Un po’ colpito dalla richiesta di prosciutto e dal
menu in contemporanea, rispondiamo in maniera interlocutoria. Lui se ne va,
portandoci l’acqua che gli abbiamo chiesto.
Il pomeriggio prosegue abbastanza tranquillo, anche se gli uomini delle pulizie
passano quasi sempre quando uno è in stanza (non a pranzo o a cena, ma subito
prima o subito dopo!), ed il mare ed il sole sono sempre belli.
Arriva la sera, arriva la cena: con nostra grande sorpresa, il menu non è
cambiato di una virgola, e dunque non sappiamo più cosa fare. Ripetiamo all’incirca
le stesse scelte, ci sediamo, arriva il cameriere ed ancora una volta ci chiede:
“Jambon? Carte?”. Noi chiediamo di ripetere, e dopo due o tre volte
capiamo che si aspetta un cartoncino recante il nome della nostra agenzia
viaggi, la Jumbo Tours (altro nome per identificare la Karambola/Franco Rosso).
Poiché il “ristorante” sta per chiudere e a noi questo cartoncino non ce l’ha
dato nessuno, cerco di convincere il cameriere a telefonare alla reception,
che non si trova vicino, per farsi confermare che noi siamo ospiti dell’hotel
e che all’indomani ci presenteremo con tutti i documenti in regola. Incredibilmente,
l’uomo solleva il ricevitore del telefono ma poi arriva il suo capo che, in
arabo, lo ferma ed inizia a fare una ramanzina a lui e, in francese a noi.
Gli rispiego la cosa, mentre andiamo al tavolo, ed il problema sembra essere
risolto. Quando però, una decina di minuti dopo, il cameriere torna per chiederci
l’acqua, ci comunica che ce la addebiterà in quanto non sono sicuri che noi
siamo dell’hotel: “potreste essere anche gente che si è intrufolata qui e
che sta mangiando a sbafo”, ci dice. Alla faccia della professionalità e della
sicurezza dell’hotel!
Abbiamo mangiato, male, quel poco che ci bastava, e così posso fare la mia
sparata: seccato, mi alzo, lasciando là tutto il cibo, gridandogli in faccia:
“Ça c’est incroyable! Je farais une proteste formale!”
senza sapere se esista la parola farais (che infatti si scrive
ferai), proteste (protestation), formale (formelle), ma sicuro
di far passare comunque il messaggio. L’unica cosa che ottengo in risposta
è una faccia ebete, che mi guarda come a dire: “Chissà cosa è successo!”.
Ecco, la cosa che più mi ha colpito è la totale assenza di interesse o presa
di posizione nelle cose: sembra proprio che non ci arrivino!
Alla fine ascolto la Jenny: andiamo alla reception (dove non c’è mai nessuno),
e quando finalmente il personale si fa vivo otteniamo questo benedetto cartoncino;
ritorniamo al ristorante, sventolandolo come se avessimo vinto la lotteria,
ma i camerieri non capiscono il nostro sarcasmo: al contrario, tutti allegri,
ci ringraziano e ci invitano a sederci al nostro tavolo, dove però resteremo
solo per qualche minuto.
È inutile: il cibo fa veramente schifo, e dovremo sicuramente trovare un’alternativa.
1° AGOSTO – HAMMAMET: LA JENNY SI BAGATTA
Dopo una colazione che ovviamente si rivela essere la fotocopia del giorno
precedente, alla Jenny viene un gran mal di testa, e così è costretta a mettersi
a letto, vegliata dal suo bravo marito, che la cura, la coccola, e cerca una
valida alternativa al pranzo.
Esco quindi dall’albergo alla ricerca di un fruttivendolo e di un negozietto,
e riesco a trovare due posticini alquanto interessanti, con gente molto simpatica
e gentile.
Per la cena, invece, mi arrangio: la Jenny non se la sente di alzarsi, ed
allora indago nei dintorni, sino a trovare il Jean’s Restaurant & Pizzaria
(con a), un ristorantino piccolino ma bello, con panche in legno, gestore
simpatico e TV satellitare (la televisione tunisina è messa così male che
quasi tutti hanno il satellite per vedere principalmente clip musicali, la
RAI e MBC, emittente degli Emirati Arabi che trasmette film e documentari).
Speriamo che domani mia moglie stia meglio!
2 AGOSTO – HAMMAMET
A differenza di quanto accaduto a Sài Gòn, la Jenny si sente bene oggi:
un giorno lontano dal ristorante del Fourati sembra fare miracoli! Fatta colazione,
ci ributtiamo sotto il sole e nell’acqua limpidissima del mare tunisino, in
totale e completo relax.
Il pranzo sarà a base di frutta per il resto della nostra vacanza: andiamo
in un negozietto dove spesso troviamo gente alquanto scortese o furbastra
(c’è chi ti dice per dieci volte di fila “Voi italiani siete tutti mafiosi”
e c’è chi ti aggiunge due pesche in più anche se per tre volte di fila gli
dici “Non, merci, ça va bien comme ça” pur di fare qualche dinaro in
più), nascondiamo la merce negli zaini perché è vietato entrare in hotel con
cibo di provenienza esterna (così recita un cartello all’ingresso) e, in stanza,
ci deliziamo a sazietà.
Dopo un pomeriggio di relax completo (ragazzi, ho persino letto “The Da Vinci
Code”!), per la cena porto la Jenny dove ero stato il giorno prima, ossia
il Jean’s restaurant.
Concludiamo la sera andando in una buonissima gelateria, sedendoci in giardino
e gustandoci delle coppe gigantesche per 3TD (stiamo parlando di €1,5 quando
a Milano con questa cifra non riesci neppure a comprarti un cono!). Ah, certo
che così la vacanza è molto migliore!
Come praticamente in tutti i posti che abbiamo visitato, il ritorno all’albergo
è sempre difficoltoso, indipendentemente dal tipo di strada che scegliamo:
comunque vada, la sporcizia regna sovrana, ed infatti i tre tipici e continui
odori che si sentono sono, in ordine numerico, quelli di fogna, pipì, ed immondizia
calda. Naturalmente, bisogna anche guardare un po’ dove si mettono i piedi!
3 AGOSTO – HAMMAMET CITTÀ
Dopo un’altra rilassante giornata al mare, verso le 18 prendiamo un taxi
in direzione della medina di Hammamet. Il tragitto, di circa 3km per
3TD, termina proprio di fronte alla porta d’entrata del centro storico. La
medina è davvero minuscola ed è quasi insignificante rispetto a quanto visto
nelle altre città ma, sempre per soddisfare la nostra sete di cultura, andiamo
a visitare la casbah ed il nador. Obiettivamente, l’unica cosa
interessante è la vista del mare; per il resto, 3TD buttati.
Le poche vie, strette ed affollate, sono costellate di souq e di merce. Finalmente
dei souq aperti!, penso, e quasi sono tentato di fermarmi per comperare qualcosa,
ma la Jenny, stressatissima dalla situazione, quasi fugge via. Ho capito,
andrò da solo, domani, per potermi muovere in tranquillità.
Ci godiamo il bellissimo tramonto sul mare e ceniamo al ristorante La Brise:
il posto è notevole perché, finalmente, vediamo le foto delle varie pietanze
capendo bene di cosa si tratta, e perché il pesce è fenomenale ed abbondante!
Hammamet è tutta là, quattro vie ed un centro commerciale moderno che offre
poche cose; ci divertiamo tornando con il trenino degli hotel, tutto rosa,
che passa da Yasmine Hammamet (la parte più nuova e più lontana, con discoteche
in quantità industriale, musica, festa, baldoria) e ci lascia proprio di fronte
al Fourati.