5,6 AGOSTO: SI PARTE!
È l’ultimo giorno di vacanza, e dunque lo passiamo interamente
al mare. Purtroppo otteniamo conferma scritta di quanto già ci avevano anticipato
poco prima della partenza: gli orari di rientro in Italia sono cambiati, e
molto in peggio: l’aereo della Nouvelair partirà da Monastir alle 6:10 del
mattino, mentre la partenza dall’hotel è addirittura alle 2:00 di notte!
Salutiamo Hammamet cenando in un ristorante davvero bello, dal nome Les
Cascades. La musica suona in sottofondo, una coppia italiana gay brinda
al proprio amore ed io, ammirando mia moglie in attesa di un bimbo, mi mangio
350 grammi di pesce freschissimo, cotto al sale. Non si potrebbe chiedere
di meglio!
Verso mezzanotte siamo a letto, ed il risveglio è veramente pesante! Assonnati,
ci dirigiamo all’usicta, dove metteremo le valigie in corrier…. Ehi, ma dov’è
la corriera? Qui c’è solo un louage… e le valigie? Ma quanti siamo? Pochi,
evidentemente, troppo pochi per una corriera! Saliamo a bordo, i bagagli nel
retro (ci stanno a pelo), ma non siamo i primi: ci sono già due donne tunisine
non ben identificate, evidentemente amiche del conducente che si fanno un
giro gratis. La prima tappa è Yasmine Hammamet, dove ci sono altri tre sfortunati
italiani che si sono dovuti svegliare presto; purtroppo, l’autista non sa
assolutamente la strada, e gira più e più volte alla ricerca dell’albergo,
sino a fermarsi a chiedere indicazioni ai passanti. Perduti già più di trenta
minuti, raggiungiamo la destinazione e, com’era prevedibile, sorge il problema
delle valigie, che non ci stanno più. Niente paura, il nostro uomo prende
armi e bagagli, sale sul tetto del furgoncino e, con una sola corda(!), “lega”
le valigie che lascia orrendamente in verticale. Partiamo, ma la strada da
percorrere è bloccata: i bar, le discoteche, i ristoranti richiamano giovani
tunisini e turisti da tutte le parti, e ci sembra di essere in Piazzale Loreto
alle 17 di venerdì. Con manovre inutili, il nostro autista suona, lampeggia
con i fari, supera la coda infinita riuscendo solo a bloccare anche la corsia
opposta. Il tempo passa, e quando la strada finalmente si stanca di digerire
vetture, ci ritroviamo da soli, in un buio accecante di stelle assolutamente
straordinario.
La strada è dritta, ce la dovremmo fare nonostante i sinistri rumori che provengono
dal tetto, ma in Tunisia non si può mai abbassare la guardia! Infatti, ad
un certo punto entriamo in un paesino e per prima la Jenny si accorge che
stiamo andando a nord, e dunque nella direzione esattamente opposta alla nostra!
In effetti, mi accorgo anch’io che il mare è alla nostra destra, e non ci
sono più cartelli indicanti Monastir o Aéroport. Chiedo allora “Monsieur,
savez-vous où aller?”, e l’autista, con faccia tosta, mi risponde “Si!,
Si!”. Dopo qualche minuto, lo esorto a chiedere informazioni alla gente,
e finalmente, messo da parte l’orgoglio, si ferma e chiede aiuto, più di una
volta perché dobiamo tornare indietro di svariati chilometri prima di riprendere
il percorso corretto.
Arriviamo all’aeroporto giusto in tempo, e l’autista, nel tentativo di scusarsi,
ci dice che non dorme da 24 ore per portare la gente avanti e indietro: ecco,
abbiamo appena saputo che potevamo pure finire fuori strada per un colpo di
sonno, ed ora capiamo anche perché l’autoradio avesse il volume altissimo!
Nel vederci finalmente comparire al check-in, i ragazzi della Jumbo/Karambola/Franco
Rosso tirano un sospiro di sollievo, ma hanno anche un tuffo al cuore quando
gli raccontiamo che cosa è successo nelle ultime tre ore!
Il volo è in orario, ed atterriamo a Verona Villafranca attorno alle 8. Purtroppo
la Inga, la mamma della Jenny, ha deciso di scivolare sull’insidioso marciapiede
di un supermercato di Moniga del Garda, bagnato a causa della battente pioggia,
proprio qualche giorno prima, con il fastidioso risultato di rompersi il polso.
Non può quindi venirci a prendere, e noi, distrutti per non aver dormito tutta
la notte, prendiamo prima una corriera per la stazione di Verona, poi il treno
per Desenzano. Là sembra esserci una corriera, ma per esserne certi dobbiamo
andare sino al porto – mezz’ora a piedi trascinandomi tutte le valigie! Della
corriera nemmeno l’ombra, e così, in taxi, raggiungiamo Padenghe del Garda
alle 11, dove una simpatica ed allegra signora, con un braccio a L tenuto
in alto come chi sta viaggiando in bus, ci accoglie festante.
Ciao, Tunisia! |
!
وداعا تونس
|