24 LUGLIO – MONASTIR (المـنسـتير
, al mnstr, al munastir)1,SOUSSE (سوسة, sūsh,
sūsah) ED I TUNISINI
La prima attrattiva di Monastir (monastero, in latino
convertito all’arabo) che andiamo a visitare è il ribat (dall’arabo
ribāṭ, fortezza), costruzione presente praticamente
in ogni città tunisina. Quello di Monastir, però, è diverso da tutti gli altri,
in quanto rimaneggiato ampiamente più volte: alla fine, all’interno della
classica struttura aglabita si trovano stanze, stanzine, viuzze labirintiche,
parti coperte, parti scoperte, un interessante nador (dall’arabo dialettale
Nāḍōr, ossia “faro, torre d'avvistamento”) da cui
vedere la cittadina dall’alto e, cosa che sembra piacere un sacco ai tunisini,
sedie, fari ed un palco ospitanti il modernissimo festival del cinema.
La seconda grande attrattiva di Monastir è il mausoleo di Habib Bourguiba,
il primo presidente tunisino, nato e morto qui. Il passaggio pedonale di collegamento
è lunghissimo e maestoso già di per sé, e conduce al mausoleo, imponente ed
anche molto bello, con grandi cupole color verde ed oro, un bel cortile in
marmo ed archi color altrettanto verde. All’interno, la tomba dell’ex presidente
giace in posizione estremamente maestosa sotto un lampadario di cristallo
gigantesco; nelle nicchie accanto, si trovano numerose lapidi della famiglia
Bourguiba.
Il giro è finito, e visto che ci stiamo per mettere in viaggio proprio all’ora
di pranzo, ne approfittiamo per fare la spesa in uno dei due supermercati
presenti in tutto il paese (perché solo due ne hanno): il Monoprix,
francese, che preferiamo al Magasin Général, tunisino.
Recuperiamo le valigie ed andiamo in taxi alla stazione: alle 14:30 ci aspetta
il treno per Sousse, località importante perché la useremo come campo base
per i prossimi giorni.
SOUSSE
Arrivati a destinazione, saliamo su un taxi per andare all’Hôtel Safra, dove
ho prenotato una stanza dall’Italia mandando anche un fax. Il taxista parte,
e dopo circa 400 metri si ferma, dicendoci che siamo già arrivati e che l’hotel
si trova all’interno della medina, dove lui non può entrare con l’auto. Ci
spilla ben 4TD, ci indica molto approssimativamente che strada prendere e
quando arriviamo in zona, del Safra nessuna traccia. Ci guardiamo intorno
un po’ spaesati, tiriamo fuori la nostra guida Lonely Planet e non c’è niente
da fare: l’hotel dovrebbe trovarsi dietro il ribat, ed invece c’è solo una
strada, stretta, delimitata a nord dalla parete della medina.
Conoscendo l’elevata imprecisione delle mappe del libro, prima chiediamo a
dei vigli, ma questi non sanno neppure in quale via si trovano loro! Andiamo
avanti e indietro lungo la strada sino a che, circa 400 metri più ad ovest,
vediamo una grande scritta: “Hôtel Résidence Sarra”. Sarra, però, non Safra…
In ogni caso, entriamo, guida alla mano, e chiedo alla reception se sono loro
quelli di cui parla il libro. Il signore guarda, controlla nome, via e numero
di telefono (almeno penso), e mi dice “No, il Safra si trova circa 200 metri
più giù”. Rimaniamo sinceramente allibiti perché noi veniamo proprio da là
e non abbiamo visto nulla… Comunque, ritorniamo sui nostri passi (magari si
trova su una qualche viuzza interna?) ed un signore, sdentato ma gentilissimo,
si offre di aiutarci perché lui sa bene dove si trova l’hotel, e non è per
niente facile localizzarlo! Per una volta, voglio fidarmi della tanto sbandierata
cordialità e gentilezza tunisina, e così accetto. Parte così una carovana
formata dal vecchietto, da me, dalla Jenny e tutte le valigie, ed iniziamo
a peregrinare in lungo ed in largo, addentrandoci sempre più lungo le vie
tortuose della medina. Il vecchietto chiede in giro, si forma un capannello
di persone che discute in arabo per un po’ su dove si trovi questo benedetto
hotel (anche perché c’è sia l’Hôtel Safra, da tutt’altra parte della città,
sia l’Hôtel Résidence Safra!). Cammina che cammina, entriamo persino all’interno
dei souq (dall’arabo sūq, mercato), con valigia e tutto, ed oramai
ci siamo anche persi. La Jenny, vedendo un signore, gli chiede “Où est
la sortie?” e così viriamo a sinistra, abbandonando il vecchietto, che
prontamente ci insegue ed inizia a chiedere dei soldi. Me lo tolgo di torno
sganciandogli 0,2TD (“Un euro! Un euro!” – si appella lui inutilmente),
camminiamo dritti completamente alla cieca e, fortunatamente, sbuchiamo proprio
nella piazza dove ci aveva lasciato il primo tassista, e dove ritorniamo a
vedere le facce amiche dei turisti. Recuperato fiato e forze (sarà mezz’ora
che giro con tutte ‘ste borse!), siamo comunque senza l’hotel, e così telefoniamo
al numero del fantomatico Hotel Safra per chiedere loro come diavolo fare
a raggiungerli! Con moltissima sorpresa, mi sento rispondere: “Hôtel Sarra?”.
Beh, di certo non vogliamo andare a dormire in un hotel che non sa neppure
riconoscere se stesso in un libro! Così chiamiamo il secondo della lista,
che costa il doppio ma che speriamo almeno esista ed abbia posto! L’Hôtel
Résidence Monia è pronto ad accoglierci, ma si trova fuori dalla medina,
e dunque serve un altro taxi. Mentre ci dirigiamo verso la strada, un taxista
ci fa. “taxi?”, ma noi rinunciamo e lui ci segue lo stesso. Fermiamo un taxi
più lontano, chiediamo la tariffa ed alla risposta “4TD” rinunciamo nuovamente;
giro lo sguardo, ed incontro quello di prima, così ne approfitto per chiedere
a lui la stessa cosa, ottenendo per tutta risposta: “Non, ça n’est pas
un taxi, monseiur!”. Così, per fare l’offeso, non si becca i nostri quattrini
e noi fermiamo un altro taxi ancora, che addirittura ci svela una realtà sconcertante:
la strada che dobbiamo prendere è chiusa al traffico per il carnevale, quindi
nessun taxi ci potrà mai portare a destinazione; dobbiamo per forza andare
a piedi.
Ci incamminiamo, oramai stanchi, e percorriamo Av. Habib Bourghiba lungo il
marciapiede di destra, in mezzo ad un caos di pedoni indescrivibile; in effetti,
dopo qualche centinaio di metri iniziano le transenne e noi ci rendiamo conto
che l’hotel si trova a sinistra della strada, non a destra! Tornare indietro
però è impossibile perché il marciapiede è così stretto che si cammina in
fila indiana, e allora chiedo ad un poliziotto se possiamo attraversare la
strada. Ci pensa un po’, ci fa attendere perché il suo capo è proprio nei
paraggi, e dopo una falsa partenza ci sussurra “Vite, vite!”. Alziamo
il cordone rosso di sicurezza e, di corsa, raggiungiamo il marciapiede opposto,
e da là, in pochissimi metri, anche la nostra pensione.
Il Monia è un posto proprio carino, ed abbiamo sia l’aria condizionata che
un balcone, e la stanza è pure grande! 50TD a stanza contro i 25 del Safra/Sarra,
ma ne valeva la pena!
La giornata se n’è già andata, purtroppo; dopo esserci riposati un po’, ci
prepariamo quindi per la cena. Il Restaurant El-Ons è buono e ci offre
le specialità tipiche della tunisia: una bella harissa (peperoncino
piccantissimo), che come condimento non può non esserci, preludio a piatti
come briq, tajine o couscous. I piatti tunisini non sono molto vari, anche
perché gli ingredienti sono sempre gli stessi (uova, grano, frittura, pesce),
ma sono decisamente buoni! Neppure la fantasia sembra essere molto di casa,
perché un “couscous al pollo” è un piatto di couscous sopra il quale viene
posato mezzo pollo con pelle ed ossa, mentre il “couscous alla sogliola” è
un piatto di couscous sopra il quale… viene appoggiata una sogliola, ancora
con pelle e tutto!
Chiediamo da bere una coca-cola grande (“Big oder klein?”, ci chiede
il cameriere in anglotedesco), e rimaniamo stupiti nel vederci recapitare
un litro di coca-cola al prezzo di 1TD!
Finita la cena, come dessert ci buttiamo nella folla che passeggia sul lungomare,
in Av. Bourguiba. C’è una quantità di gente così spaventosa in giro che non
si riesce neppure a vedere la sabbia della spiaggia! Lungo la strada proviamo
la nostra prima gelateria tunisina: i prezzi sono davvero vari perché si parte
da un mini bicchierino di plastica per bambini venduto a cifre ridicole fino
ad arrivare anche a quasi un kg di (buon) gelato!
1 I nomi dei luoghi che abbiamo visitato vengono
sempre proposti in italiano (qualora esista una traduzione), in francese, in
arabo, nella traslitterazione ed infine nella corretta pronuncia araba secondo
il diffuso standard DIN31365