26 LUGLIO – KAIROUAN (القيروان , al qyrwān, al qayrawān)

Contenti dell’esperienza del giorno precedente, ci affidiamo ai louage anche per andare a Kairouan (dall’arabo: accampamento), a circa 57km di distanza, un’ora e mezzo, da Sousse. Quando arriviamo, però, succede l’imprevisto: il louage non si ferma dove dovrebbe, ma ci lascia in un incrocio dove tutte le vie sono prive di nomi.
Andando abbastanza a caso, e già (in)seguiti da vari bimbi che chiedono “Italiano? Español? Français?” per non aiutarci e chiederci solo dei soldi, ci dirigiamo lungo le mura della medina e raggiungiamo una porta, che mi sembra condurre direttamente in un souq. Usciamo, e là un signore anziano ci dice che ci sono dei lavori in corso e che da quella parte hanno chiuso le entrate; ci conviene dunque entrare da laggiù. Gli fanno eco altre tre o quattro persone, sia vicino alla porta, sia anche lungo il nostro cammino; costeggiando il muro, vediamo un’altra porta d’ingresso, raggiungibile tramite una strada secondaria sterrata; contemporaneamente, dal nulla (sbucano sempre dal nulla!) un ragazzino ci indica che quella è la strada giusta e, ovviamente, ci segue.
Beh, signori, siamo finiti nella casbah (dall’arabo: cittadella), un posto assolutamente pieno di vie deserte ed intricatissime, una specie di labirinto dal quale, dopo due o tre incroci, già non sappiamo come uscire. Questa volta ci affidiamo al ragazzino, che tanto non vorrà altro che un po’ di soldini esattamente come il vecchietto di Sousse, ed infatti, dopo aver girovagato un po’, arriviamo alla piazza principale, vicino al Bir Barbuta. Con 1TD mi libero del ragazzino, e finalmente possiamo iniziare la vera visita di questa città, fondata da Oqba ibn Rafaa come capitale del califfato omayyade. Oggi Kairouan è una città santa, e secondo la religione musulmana, sette viaggi qui equivalgono ad andare alla Mecca (ricordo che l’Hağğ, o Hajj, l’andare in pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita, è uno dei cinque pilastri dell’islam).
Il nostro giro inizia da nord, dove si trova la Grande Moschea, in stile aglabita (la costruzione originale omayyade è andata distrutta), caratterizzata da un enorme cortile interno sormontato a nord da un minareto quadrato a tre piani davvero spettacolare e delimitato a sud dalla sala delle preghiere (non accessibili al pubblico non musulmano). I 414 pilastri che reggono le volte ed il soffitto mi ricordano incredibilmente la mezquita di Córdoba, anche se bisognerebbe togliergli un bel po’ di colore per fare diventare un’opera dei mori simile a quella aglabita tunisina!
Poiché Kairouan è una città santa, vige un controllo ferreo sul tipo di abbigliamento che portano i turisti e difatti, all’entrata, alla Jenny viene consegnata una coperta abbastanza pesante: senza pensarci due volte, mia moglie si avvolge la coperta attorno alla testa, ma il bigliettaio la vede e le fa capire che la coperta non è per lei, ma per me! I miei pantaloncini fino al ginocchio non sono sufficienti a rendermi degno di entrare nella moschea, e serve la coperta per coprirmi sino alle caviglie.
Scendendo a sud, incontriamo la Moschea delle tre porte, dalla bella facciata ma non visitabile, e la bellissima Zaouia di Sidi Abid el-Ghariani che ancora una volta ricorda l’Andalusia. A differenza della moschea, che è il luogo di culto per i fedeli dell'Islam, una zaouia è oggi un complesso religioso che comprende una moschea, sale di studio per la meditazione ed un piccolo albergo per accogliere i fedeli, mentre anticamente era la casa di un eremita asceta (di uno cioè che viveva esaltando lo spirito ed annullando i piaceri e gli istinti) e, spesso, anche la sua tomba.
Abbiamo fame, e percorriamo la via principale, Av. 7 Novembre, alla ricerca del Restaurant de la Jeunesse, che stando alla nostra guida sembra essere un’ottima scelta. Lungo la strada, decidiamo di dare una rapida occhiata al Bir Barouta, un monumento del XVII secolo all’interno del quale c’è un povero cammello, bendato, che gira in tondo azionando un pozzo (bir, in arabo) la cui acqua, secondo la leggenda, sarebbe addirittura quella della Mecca, e dunque santa. Lo spettacolo è veramente pietoso e ce ne andiamo dopo pochi secondi, già pregustando un buon pranzetto… Invece del ristorante neppure l’ombra, nonostante controlliamo e ricontrolliamo più volte! Lasciamo allora la medina per andare nella zona “moderna” di Kairouan, dove aabbiamo visto che c’è un Monoprix. Con nostro stupore, anch’esso è chiuso (sembra anche da un bel po’), e finalmente, dopo aver camminato un po’, ci fermiamo al Restaurant Sabra, un posto esteticamente non eccezionale ma dalla cucina buona ed abbondante.
Ci resta ancora un po’ di tempo, e così riattraversiamo la medina da est ad ovest, ne usciamo e ci incamminiamo lungo vie assolatissime, deserte, piene di calcinacci, sabbia e mattoni e con la denominazione esclusivamente in arabo! Superata via Ibn Neji ed Av. Zama el Belaoui, arriviamo ad una rotonda e di fronte a noi si apre l’imponente Zaouia di Sidi Sahab. Il Signor (Sidi) Zama el Balaoui, sahab (compagno) di Maometto, era anche chiamato “il barbiere” perché portava con sé sempre tre peli della barba del profeta, ed è sepolto qui.
L’interno è riccamente decorato, e vediamo sia il cortile centrale, sia il piccolo patio da cui si accede alla stanza della circoncisione: davvero imperdibile, questa zaouia, anche se la coperta che mi cucco anche qui mi impedisce di camminare in maniera molto sciolta!
È ora di tornare a casa, ma i louage si trovano a poca distanza da noi e li raggiungiamo in cinque minuti; da lì a breve, siamo già in viaggio per Sousse, città che domani andremo a visitare prima di partire per Tunisi.
Ancora una volta ci rechiamo sul lungo mare e ceniamo al Forum Grill, buono ma dal servizio estremamente lento (il primo piatto arriva dopo 50 minuti di attesa!); ne approfittiamo allora per guardare, rilassati, il via-vai di rito dei turisti e dei locali sul lungomare.