08.08: LE ROVINE DI TERMESSOS

Termessos si trova a 34km da Antalya, in cima ad un monte. Fu abitato da un popolo della Psidia, che respinse numerosi assalti grazie alla propria invidiabile posizione. Persino il grande Alessandro Magno, nel 333aC, non riuscì ad espugnare la città, che diventò alleata indipendente dei Romani solo nel 70aC.
Partiamo dall’hotel in perfetto orario, anzi, forse con qualche minuto di anticipo; dopo poche centinaia di metri, però, il nostro autista si ferma, perché al gruppo si unirà un ulteriore turista. Il tempo però passa, ed il turista non viene… Dopo almeno mezz’ora di snervante attesa, combattendo contro l’aria condizionata che l’autista mette a palla ogni volta che rientra in auto e che io puntualmente abbasso della metà, spunta, bel bello, un ragazzo con poca voglia di fare che scopriremo poi essere un israeliano. Tra parentesi, non è neppure molto interessato al sito, dato che dichiara “I don’t know what’s going on up there” (non so cosa c’è di bello lassù). Vabbeh, finalmente arriviamo a destinazione e subito veniamo colpiti dalla prima struttura che incontriamo, il propileo di Adriano.
Il sentiero sale verso l’alto della montagna, e lo percorriamo in un percorso non molto agevole, data la pendenza ed i numerosi massi che affiorano. Man mano che ci inerpichiamo, i sentieri diventano massi, i massi templi, i templi profumo sempre più intenso di storia.
Nonostante la terribile mappa fornitaci dalla guida EDT, riusciamo comunque a vedere opere meravigliose, tra cui il Bouleterion, il Tempio di Zeus, e l’indimenticabile Teatro, meraviglioso per le sue intatte rovine e per la posizione sulla valle e sulle montagne circostanti.
Proseguendo lungo un percorso non ben segnalato, arriviamo alla Necropoli. Vediamo un sacco di tombe scoperchiate, prede dei cacciatori di tesori del passato, e molto spesso capovolte a causa dei numerosi terremoti che colpirono la zona durante i secoli. Uno spettacolo assolutamente indimenticabile, che rievoca in me, quasi d’istinto, il canto X dell’Inferno di Dante, quando il sommo poeta chiede a Virgilio:

«O virtù somma, che per li empi giri
mi volvi», cominciai, «com'a te piace,
parlami, e sodisfammi a' miei disiri.
La gente che per li sepolcri giace
potrebbesi veder? già son levati
tutt'i coperchi, e nessun guardia face».
E quelli a me: «Tutti saran serrati
quando di Iosafàt qui torneranno
coi corpi che là sù hanno lasciati.

La strada prosegue in salita, verso una cima che sembra essere il tetto del mondo. Salgo, salgo, salgo, e quando, abbastanza sfatto, arrivo in cima, mi trovo davanti ad una specie di fortino; dall’alto della terrazza, un uomo, in canottiera, mi vede e subito mi chiede: “Coca? Water?”, e anche lui parte col disco “Where are you from?”. Subito lo zittisco con “Iki dakika, lütfen!” (Due minuti, per favore!), ed infatti mi risponde “ok” ridendo. Arriva la Jenny, ed esattamente dopo 120 secondi l’uomo scende e continua a chiederci se vogliamo salire, o bere qualcosa.
Arrivare in cima a Termessos per comperare dei tappeti o dei foulards ci pare irriverente nei confronti degli Psidi, dei Selgiuchidi, dei Greci e dei Romani, e dunque rimaniamo imperterriti dove siamo, a goderci il meraviglioso panorama che parla del passato.
Dopo una lunghissima ed abbastanza complicata discesa, torniamo a valle, dove l’israeliano cerca qualche intorto con delle ragazze (chissà cosa avrà capito di questo sito!); ci mangiamo un bel paninazzo e siamo alfine pronti per ritornarcene alla pensione Sabah.
La sera, per riposarci un po’, ci rechiamo alla seconda spiaggia di Antalya, la “Lara Plaji”. Naturalmente, dobbiamo percorrere 10km in dolmuş, e passiamo per dei posti davvero terribili, dove case mezze distrutte e mezze in rifacimento dominano un panorama di assoluta desolazione.
La spiaggia è molto grande, e ci sono dei bagni, proprio come a Rimini, anche se prive di quasi qualunque tipo di lusso. In ogni caso, il mare è mille volte meglio di quello di Konyaaltı, ed è piacevole fare il bagno fino al tramonto inoltrato.
Al ritorno, il dolmuş è stracarico, ed a fatica riusciamo a rimanere in piedi. Due ragazzi giovanissimi, da lontano, si alzano e, rivolgendosi a noi in tedesco, ci fanno accomodare al loro posto: in questo consiste la vera gentilezza spontanea dei Turchi, che troppe volte è stata sfruttata dai commercianti per scopi ben diversi.
La mattina successiva partiremo per Fethiye, ed incrociamo le dita: speriamo che la “Bati Antalya Coop” ci porti a destinazione sani e salvi!