Questa laguna, che significa “mar morto” in turco, si trova
a circa 12km da Fethiye, e dunque è necessario un dolmuş, che prendiamo
in centro. Già che si siamo, ne approfittiamo per dare un occhio ai quotidiani
nazionali, “Posta” e “Sabah”. Uno di questi, che mi compro, riporta la notizia
delle bombe in prima pagina, con una foto corredata di un breve trafiletto
che continua a pagina 21 (l’ultima!!) e che spiega molto poco.
Il dolmuş, con una lentezza a dir poco esasperante, ci porta a destinazione
passando da Ovacık e Hisarönü, località in cui vivono quasi esclusivamente
inglesi. È buffo vedere come, all’improvviso, non si legga più alcuna parola
di turco mentre moltissimi cartelli reclamizzano il “pure english breakfast”
!
La laguna di Ölüdeniz arriva poco dopo, ed è preceduta da un cartello e da
un pedaggio: si tratta infatti di una zona protetta dallo Stato, per cui ci
vogliono 2.000.000 di lire turche per entrare: ne vale assolutamente la pena!
La spiaggia è bellissima, e non troppo affollata. Per 8.000.000 ci prendiamo
due sdraio ed un ombrellone, e ci godiamo la giornata in pieno ed assoluto
relax, facendo molti bagni e molte foto, nonostante dal bar pompi in continuazione
la musica di “Al Ghayeb” e “Kırmızı”.
Prima di tornare il albergo, passiamo dalla “Pamukkale”, la compagnia dei
bus che abbiamo scelto per la nostra prossima tappa, Selçuk. Vogliamo sapere
se è possibile avere un servis dall’albergo alla stazione, e non appena la
Jenny abbozza la domanda al giovane incaricato, questi parte in quarta, telefona
a qualcuno, prende un foglio e comincia a scrivere. Jenny richiama l’attenzione
del ragazzo, e gli ribadisce che non vogliamo un biglietto (quello ce l’abbiamo
già), ma solo la richiesta di un servis. Lui la guarda, dice “ok, ok”, e continua
a scrivere. Alla fine, tutto soddisfatto, timbra qui, graffetta là, ci consegna
due foglietti che altro non sono che due biglietti per Selçuk. Per la terza
volta, la Jenny osserva che i biglietti li abbiamo già, e che vogliamo solo
un servis. Solo a quel punto il ragazzo ascolta davvero, e, visibilmente preoccupato,
guarda ora noi, ora l’inutile biglietto, e dice “ah, servis, servis”… I turchi
sono così: tu puoi parlare quanto vuoi, ma quelli ascoltano solo quando ne
hanno voglia… Una cosa del genere ci è capitata in moltissime altre occasioni,
e non c’è nulla da fare: devi ripetere la cosa mille volte, sino a quando
si decidono ad ascoltare, e non solo a sentire le tue parole.
Il ragazzo conferma che c’è un servis, e senza rilasciarci orari né altro,
ci dice che il mezzo sarà davanti a noi l’indomani mattina alle 7. Sarà vero?
Noi sappiamo solo che la corriera parte alle 7.30.