11.08: ÖLÜDENIZ

Questa laguna, che significa “mar morto” in turco, si trova a circa 12km da Fethiye, e dunque è necessario un dolmuş, che prendiamo in centro. Già che si siamo, ne approfittiamo per dare un occhio ai quotidiani nazionali, “Posta” e “Sabah”. Uno di questi, che mi compro, riporta la notizia delle bombe in prima pagina, con una foto corredata di un breve trafiletto che continua a pagina 21 (l’ultima!!) e che spiega molto poco.
Il dolmuş, con una lentezza a dir poco esasperante, ci porta a destinazione passando da Ovacık e Hisarönü, località in cui vivono quasi esclusivamente inglesi. È buffo vedere come, all’improvviso, non si legga più alcuna parola di turco mentre moltissimi cartelli reclamizzano il “pure english breakfast” !
La laguna di Ölüdeniz arriva poco dopo, ed è preceduta da un cartello e da un pedaggio: si tratta infatti di una zona protetta dallo Stato, per cui ci vogliono 2.000.000 di lire turche per entrare: ne vale assolutamente la pena!
La spiaggia è bellissima, e non troppo affollata. Per 8.000.000 ci prendiamo due sdraio ed un ombrellone, e ci godiamo la giornata in pieno ed assoluto relax, facendo molti bagni e molte foto, nonostante dal bar pompi in continuazione la musica di “Al Ghayeb” e “Kırmızı”.
Prima di tornare il albergo, passiamo dalla “Pamukkale”, la compagnia dei bus che abbiamo scelto per la nostra prossima tappa, Selçuk. Vogliamo sapere se è possibile avere un servis dall’albergo alla stazione, e non appena la Jenny abbozza la domanda al giovane incaricato, questi parte in quarta, telefona a qualcuno, prende un foglio e comincia a scrivere. Jenny richiama l’attenzione del ragazzo, e gli ribadisce che non vogliamo un biglietto (quello ce l’abbiamo già), ma solo la richiesta di un servis. Lui la guarda, dice “ok, ok”, e continua a scrivere. Alla fine, tutto soddisfatto, timbra qui, graffetta là, ci consegna due foglietti che altro non sono che due biglietti per Selçuk. Per la terza volta, la Jenny osserva che i biglietti li abbiamo già, e che vogliamo solo un servis. Solo a quel punto il ragazzo ascolta davvero, e, visibilmente preoccupato, guarda ora noi, ora l’inutile biglietto, e dice “ah, servis, servis”… I turchi sono così: tu puoi parlare quanto vuoi, ma quelli ascoltano solo quando ne hanno voglia… Una cosa del genere ci è capitata in moltissime altre occasioni, e non c’è nulla da fare: devi ripetere la cosa mille volte, sino a quando si decidono ad ascoltare, e non solo a sentire le tue parole.
Il ragazzo conferma che c’è un servis, e senza rilasciarci orari né altro, ci dice che il mezzo sarà davanti a noi l’indomani mattina alle 7. Sarà vero? Noi sappiamo solo che la corriera parte alle 7.30.