12.08: SELÇUK

Ci svegliamo presto, e la prima cosa che faccio, come sempre, è prendere i miei occhiali, pulirli, e… cosa succede? Mentre sto strofinando una delle due lenti, sento una parte della montatura cedere, come se si stesse sciogliendo. Dopo pochi secondi ho nella mano sinistra metà dei miei occhiali, e nella mano destra l’altra metà! Fortunatamente ho con me dei vecchissimi occhiali di riserva, che non hanno delle lenti perfette ma mi permettono di capire dove diavolo sto andando!
Alle 6.55, dopo aver salutato il simpatico ragazzo della nostra pensione, siamo pronti e vogliosi, all’uscita della porta dell’albergo. Aspetta le 7, aspetta le 7.10, nessun servis arriva.
Decidiamo di prendere il primo dolmuş che passa, e trasciniamo le nostre cose fino alla strada principale. Ne arriva uno, saliamo, e quando ripartiamo ci sembra di andare ancora a piedi, visto che il tachimetro non supera i 5 km/h! Con il cuore in gola, ci facciamo tutta la strada di questo passo, salvo naturalmente fermarci ogni tanto per permettere all’autista di suonare e di sincerarsi che davvero quei pochissimi passanti che si stanno facendo i fatti loro non siano proprio intenzionati a salire sul suo mezzo!
Arriviamo alla stazione alle 7.29, e facciamo una mega corsa per non perdere la corriera. Uffff.. ce l’abbiamo fatta! Possiamo partire in direzione della costa occidentale della Turchia, dove ci aspettano gli importanti scavi archeologici di Pergamo (l’attuale Bergama, da leggere Bergáma) ed Efeso (Efes).
Il viaggio è molto tranquillo; ad Aydın scendiamo perché dobbiamo cambiare mezzo, e finiamo su una specie di dolmuş tutto bianco. Durante i trecento metri che ci separano dai due mezzi, siamo continuamente bersagliati di domande da due o tre bimbi che ci seguono chiedendoci “Selçuk? Where? Follow me! Selçuk! Here!”. Uno stress.
Arriviamo a destinazione nel primo pomeriggio, e subito siamo assaltati da due o tre persone che mi mettono in mano alcuni dépliants. Io non li considero minimamente, e quando mi allontano, queste persone me li prendono di mano, evidentemente per risparmiare la fatica di ristamparli! Una signora è tenace e coriacea: ci seguirà per almeno trecento metri, illustrandoci una decina di pensioni diverse, tutte, ovviamente, perfette e molto economiche!
Noi ci dirigiamo verso la prima pensione che appare nella guida EDT e che sembra interessante e ben posizionata. Si tratta della “Homeros Pension”, gestita da una greca e da una francese, che da anni vivono in Turchia. C’è posto, ma non riusciamo nemmeno a sistemarci nella camera che subito ci invitano nel loro salone per un bel tè turco. Sono simpatiche, queste persone, e ci sembra di aver trovato proprio un bel posto.
Subito partono le nostre commissioni: andiamo a comperare un po’ d’acqua da un signore che sembra un pazzo scatenato, e subito dopo andiamo alla stazione per comprare il biglietto per İstanbul e capire come andare a Pergamo.
Anche qui proviamo le diverse compagnie, e tutte offrono lo stesso servizio, sempre spiegato nello stesso modo: “partiamo alle 21.30, il prezzo è di 40.000.000 ma per voi facciamo 30.000.000.” Mi chiedo se non farebbero prima ad ufficializzare il prezzo a 30.000.000, visto che comunque è uguale per tutti… Mah!
Non riusciamo a prenotare un tour organizzato per Pergamo, perché il dipendente della Pamukkale chiama tre agenzie diverse, e tutte gli dicono che il giro c’è, ma solo tra due giorni. Organizzarsi da soli è pressoché impossibile, perché servono tre bus ed un taxi, e questo porterebbe via troppo tempo.
Nel girare la graziosa cittadina, però, troviamo una agenzia e chiediamo personalmente se per caso organizzino delle escursioni. Anche loro vanno a Pergamo solo tra due giorni, ma, “se davvero siamo sicuri”, la ragazza può cambiare i giorni, ed anticipare a domani il viaggio che ci interessa. Siamo un po’ sorpresi di come sia facile, per una agenzia, spostare gite organizzate di trenta persone in soli trenta secondi, comunque accettiamo ben volentieri. Domani andremo a Pergamo, e dopodomani ad Efeso.
Ci resta trovare l’attak, dato che non posso andare in giro con gli occhialoni anni ‘80, con cui vedo anche poco. Naturalmente, non è facile dialogare in turco, e succede una cosa davvero buffa: la Jenny cerca di dire che ci serve una cosa che si usa quando un oggetto si rompe, così  ruota i polsi e dice “crack”; per tutta risposta, il ragazzo al baracchino capisce fischi per fiaschi e le propone delle patatine!
Finalmente troviamo un surrogato della UH-U, e poi, più in là, anche una colla simile all’attak che funzionerà benissimo sino al mio rientro a Belluno.
Dopo aver riposato un po’ al pomeriggio, la sera ci attende il “cocktail di benvenuto” organizzato dalla nostra pensione: sulla terrazza del tetto ci sorseggiamo un bel bicchiere di vino rosso, conosciamo dei francesi simpatici (incredibile!) e ci godiamo il tramonto, che fa luccicare il mare sullo sfondo, distante 16km da noi.