Ci svegliamo di buon’ora, curiosi come siamo di ammirare le
bellezze di questa città che conta 12 milioni di abitanti e che venne abitata
da greci, romani, ottomani e turchi. La nostra prima tappa si trova a 500
metri da noi, ed è Santa Sofia.
Fu l’imperatore Giustiniano (527-565 dC) a volerla costruire per riportare
in auge l’impero romano; Santa Sofia rimase la chiesa cristiana più grande
del mondo fino a quando non arrivò Mehmet il Conquistatore, che pose fine
all’Impero romano d’Oriente (1453) e trasformò la chiesa in una moschea, con
il nome di “Aya Sofya”. Nel 1935, poi, Mustafa Kemal Atatürk la trasformò
in un museo e tale è ancor oggi.
Proprio l’assenza di religiosità rende questa grandiosa costruzione abbastanza
fredda, nonostante ci siano moltissimi mosaici davvero portentosi, come quello
della Madonna col Bambino o quello dell’imperatrice Zoe.
Usciamo, e mentre sono impegnato a trovare uno scatto fotografico decente
che eviti comitive di giapponesi e corriere in partenza, la Jenny si allontana
leggermente per cambiare il rullino; mentre è inginocchiata a terra, con
l’obiettivo in una mano e la pellicola nell’altra, si avvicina un tipo e le
chiede: “Bodrum? Bodrum?”. Bodrum è una località balneare nel sud-ovest della
Turchia, e vedere come i turchi sfruttino qualunque momento di distrazione
pur di cercare di piazzare i propri “prodotti” è davvero divertente, anche
se alquanto stressante!
Un giardino ci separa dalla Moschea Blu, e mentre sto scattando alcune foto,
si avvicinano due persone vestite con i tipici abiti turchi; schivali una
volta, schivali due, schivali tre, alla fine cedo alle loro richieste pur
di togliermeli di mezzo: per una foto ed un bicchiere di succo di ciliegia
che mi “offrono”, sborso in tutto 2.000.000 di lire.
La Moschea Blu venne fatta costruire dal sultano Ahmet I tra il 1606 ed il
1616, per superare in grandezza e bellezza Santa Sofia; i due templi si trovano
l’uno di fronte all’altro. Il vero nome di questa costruzione è per l’appunto
“Sultanahmet Camii” (moschea del sultano Ahmet), ma per noi europei è conosciuta
come “Moschea Blu” a causa dell’intenso colore azzurro degli interni, riccamente
decorati con stupende maioliche provenienti da İznik, città non molto
lontano da İstanbul.
L’ingresso per i turisti si trova lontano da quello riservato ai fedeli, in
modo da non disturbarli nella preghiera; naturalmente, le donne devono avere
il capo coperto, e tutti si devono togliere le scarpe, per camminare sui tappetini
che rivestono completamente il pavimento. L’interno è meraviglioso e lascia
senza fiato.
Tappa successiva è la “Basilica Cisterna”, del 532 dC; si tratta di un enorme
serbatoio per la raccolta dell’acqua (poteva contenere fino a 80 mc), di dimensioni
70x140 metri e dotata di 336 colonne.
Usciamo, e dedichiamo un po’ di tempo a passeggiare per le vie della città.
Ad un certo punto, ci soffermiamo davanti ad una scritta, che non capiamo,
ed immediatamente ci avvicina un signore; gentilmente, ci spiega che si tratta
di una banca, e mentre noi ripartiamo un po’ velocemente, già capendo l’antifona,
lui ci insegue con le parole, chiedendomi se sono interessato a delle giacche
di pelle!
Dopo essere stati a pranzo presso una Köftecisi (ottimo per provare le köfte,
le tipiche polpette turche), ci imbattiamo in varie pasticcerie turche, dove
si vende di tutto e di più. Quella che più ci attrae è la Özsüt (“latteria
propria”), che offre uno stupendo dolce: una tazza tutta di cioccolato fondente
con all’interno noccioline e mousse di cioccolato. Una bomba calorica irresistibile,
che io e la Jenny ci pappiamo soddisfatti, non senza la tipica bevanda turca,
il tè, che in turco si chiama çay.
Faccio il mio primo acquisto, per 12.000.000 di lire: un CD, di Hande Yener,
che al momento è la cantante più in voga. La sua “Kırmızı”
(“rosso”) viene proposta dalle radio a ritmo martellante (la si può sentire
anche dieci volte al giorno!), in una sfida epica con la versione turca di
una canzone araba, “Ya Ghayeb” (riprodotta, ovviamente, con altrettanta frequenza).
Davanti alla Moschea Blu vediamo un enorme parco: una volta sorgeva l’ippodromo,
centro importantissimo per la vita bizantina ed ottomana. Spiccano, all’interno,
l’Obelisco di Teodosio, la Colonna Serpentina e l’Obelisco in terra grezza.
L’Obelisco di Teodosio fu scolpito in Egitto nel 1500 aC ed infatti è ricoperto
di geroglifici. Teodosio, poi, lo portò in Turchia.
La Colonna Serpentina si trovava a Delfi per rappresentare la vittoria dei
Greci sui Persiani in una battaglia; Teodosio, sempre lui, la portò ad İstanbul
nel 330 dC.
L’Obelisco in terra grezza venne fatto costruire nel secolo X da Costantino
Porfiriogenito. Le placche di bronzo che lo ricoprivano vennero tutte rubate
durante la quarta crociata.
Alla fine dell’ippodromo, la guida ci consiglia di andare a vedere lo sfendone.
Cosa sarà mai questo sfendone? Noi vediamo solo dei sassi, ma in realtà è
una zona importante. L’ippodromo, di forma semplicissima, presentava una pista
rettangolare in terra battuta con il lato di partenza rettilineo e quello
d'arrivo curvo (sfendone). Proprio sullo sfendone si trovava il posto
riservato all’Imperatore, una specie di baldacchino sulla cui cima erano quattro
statue equestri bronzee. Questi cavalli, forgiati in Grecia nel secolo V aC,
vennero trafugati durante la quarta crociata nel 1204 e sono quelli che si
trovano adesso a Venezia.
Di fronte all’ippodromo c’è un interessantissimo museo che vale la pena visitare:
si tratta del Museo delle Arti Turche ed Islamiche, con stupendi tappeti che
adornano le grandi pareti.