01.08: İSTANBUL– MOSCHEA BLU E SANTA SOFIA

Ci svegliamo di buon’ora, curiosi come siamo di ammirare le bellezze di questa città che conta 12 milioni di abitanti e che venne abitata da greci, romani, ottomani e turchi. La nostra prima tappa si trova a 500 metri da noi, ed è Santa Sofia.
Fu l’imperatore Giustiniano (527-565 dC) a volerla costruire per riportare in auge l’impero romano; Santa Sofia rimase la chiesa cristiana più grande del mondo fino a quando non arrivò Mehmet il Conquistatore, che pose fine all’Impero romano d’Oriente (1453) e trasformò la chiesa in una moschea, con il nome di “Aya Sofya”. Nel 1935, poi, Mustafa Kemal Atatürk la trasformò in un museo e tale è ancor oggi.
Proprio l’assenza di religiosità rende questa grandiosa costruzione abbastanza fredda, nonostante ci siano moltissimi mosaici davvero portentosi, come quello della Madonna col Bambino o quello dell’imperatrice Zoe.
Usciamo, e mentre sono impegnato a trovare uno scatto fotografico decente che eviti comitive di giapponesi e corriere in partenza, la Jenny si allontana leggermente per cambiare il rullino; mentre è  inginocchiata a terra, con l’obiettivo in una mano e la pellicola nell’altra, si avvicina un tipo e le chiede: “Bodrum? Bodrum?”. Bodrum è una località balneare nel sud-ovest della Turchia, e vedere come i turchi sfruttino qualunque momento di distrazione pur di cercare di piazzare i propri “prodotti” è davvero divertente, anche se alquanto stressante!
Un giardino ci separa dalla Moschea Blu, e mentre sto scattando alcune foto, si avvicinano due persone vestite con i tipici abiti turchi; schivali una volta, schivali due, schivali tre, alla fine cedo alle loro richieste pur di togliermeli di mezzo: per una foto ed un bicchiere di succo di ciliegia che mi “offrono”, sborso in tutto 2.000.000 di lire.
La Moschea Blu venne fatta costruire dal sultano Ahmet I tra il 1606 ed il 1616, per superare in grandezza e bellezza Santa Sofia; i due templi si trovano l’uno di fronte all’altro. Il vero nome di questa costruzione è per l’appunto “Sultanahmet Camii” (moschea del sultano Ahmet), ma per noi europei è conosciuta come “Moschea Blu” a causa dell’intenso colore azzurro degli interni, riccamente decorati con stupende maioliche provenienti da İznik, città non molto lontano da İstanbul.
L’ingresso per i turisti si trova lontano da quello riservato ai fedeli, in modo da non disturbarli nella preghiera; naturalmente, le donne devono avere il capo coperto, e tutti si devono togliere le scarpe, per camminare sui tappetini che rivestono completamente il pavimento. L’interno è meraviglioso e lascia senza fiato.
Tappa successiva è la “Basilica Cisterna”, del 532 dC; si tratta di un enorme serbatoio per la raccolta dell’acqua (poteva contenere fino a 80 mc), di dimensioni 70x140 metri e dotata di 336 colonne.
Usciamo, e dedichiamo un po’ di tempo a passeggiare per le vie della città. Ad un certo punto, ci soffermiamo davanti ad una scritta, che non capiamo, ed immediatamente ci avvicina un signore; gentilmente, ci spiega che si tratta di una banca, e mentre noi ripartiamo un po’ velocemente, già capendo l’antifona, lui ci insegue con le parole, chiedendomi se sono interessato a delle giacche di pelle!
Dopo essere stati a pranzo presso una Köftecisi (ottimo per provare le köfte, le tipiche polpette turche), ci imbattiamo in varie pasticcerie turche, dove si vende di tutto e di più. Quella che più ci attrae è la Özsüt (“latteria propria”), che offre uno stupendo dolce: una tazza tutta di cioccolato fondente con all’interno noccioline e mousse di cioccolato. Una bomba calorica irresistibile, che io e la Jenny ci pappiamo soddisfatti, non senza la tipica bevanda turca, il tè, che in turco si chiama çay.
Faccio il mio primo acquisto, per 12.000.000 di lire: un CD, di Hande Yener, che al momento è la cantante più in voga. La sua “Kırmızı” (“rosso”) viene proposta dalle radio a ritmo martellante (la si può sentire anche dieci volte al giorno!), in una sfida epica con la versione turca di una canzone araba, “Ya Ghayeb” (riprodotta, ovviamente, con altrettanta frequenza).
Davanti alla Moschea Blu vediamo un enorme parco: una volta sorgeva l’ippodromo, centro importantissimo per la vita bizantina ed ottomana. Spiccano, all’interno, l’Obelisco di Teodosio, la Colonna Serpentina e l’Obelisco in terra grezza.
L’Obelisco di Teodosio fu scolpito in Egitto nel 1500 aC ed infatti è ricoperto di geroglifici. Teodosio, poi, lo portò in Turchia.
La Colonna Serpentina si trovava a Delfi per rappresentare la vittoria dei Greci sui Persiani in una battaglia; Teodosio, sempre lui, la portò ad İstanbul nel 330 dC.
L’Obelisco in terra grezza venne fatto costruire nel secolo X da Costantino Porfiriogenito. Le placche di bronzo che lo ricoprivano vennero tutte rubate durante la quarta crociata.
Alla fine dell’ippodromo, la guida ci consiglia di andare a vedere lo sfendone. Cosa sarà mai questo sfendone? Noi vediamo solo dei sassi, ma in realtà è una zona importante. L’ippodromo, di forma semplicissima, presentava una pista rettangolare in terra battuta con il lato di partenza rettilineo e quello d'arrivo curvo (sfendone). Proprio sullo sfendone si trovava il posto riservato all’Imperatore, una specie di baldacchino sulla cui cima erano quattro statue equestri bronzee. Questi cavalli, forgiati in Grecia nel secolo V aC, vennero trafugati durante la quarta crociata nel 1204 e sono quelli che si trovano adesso a Venezia.
Di fronte all’ippodromo c’è un interessantissimo museo che vale la pena visitare: si tratta del Museo delle Arti Turche ed Islamiche, con stupendi tappeti che adornano le grandi pareti.