02.08: İSTANBUL – TOPKAPI SARAYI

Neppure oggi splende il sole. Tutta la giornata è dedicata alla visita di uno dei palazzi in assoluto più belli di tutta la Turchia: il “Topkapı”, il Palazzo del Sultano.
Venne costruito poco dopo il 1453 da Mehmet il Conquistatore, che lo usò come residenza ufficiale; dopo di lui, 24 ulteriori sultani lo abitarono, fino al 1839, anno della morte di Mahmut II. Venne definitivamente chiuso nel 1922, quando Atatürk introdusse la Repubblica e si concluse il califfato (con Abdulmecid II).
All’interno di questo palazzo si trovano quattro grandi corti, vari giardini, e numerose costruzioni satellite come cucine, biblioteche, padiglioni, chioschi.
La prima corte, detta dei Giannizzeri, era aperta a tutti, ed è praticamente un grande giardino.
La seconda corte era dedicata solo a chi si occupava della gestione dell’impero; tra i vari edifici, spiccano le numerose cucine, che adesso ospitano una collezione infinita (e per nulla interessante) di piatti.
La terza corte era destinata alla famiglia reale ed al personale del palazzo, ed ospita una noiosa galleria di ritratti di sultani, una gigantesca collezione di armature e le incredibili “Stanze del Santissimo Deposito”, al cui interno si trovano delle reliquie di Maometto: il drappo che lo avvolse alla morte (racchiuso in uno scrigno d’oro), alcuni peli della barba, l’orma di uno dei suoi piedi.
Tra la seconda e la terza corte c’è l’Harem, un stupendo complesso di 300 stanze dove abitavano ragazze di 10 anni, rigorosamente straniere (la religione islamica vietava la schiavitù ai musulmani, ebrei e cristiani), cedute in cambio d’oro; dopo aver imparato i precetti dell’islam, la lingua e la cultura turca, il ballo, la scrittura, il ricamo, la danza e molto altro ancora, potevano aspirare a diventare le mogli del sultano.
Peccato che l’Harem sia visitabile solo con una guida, che ti viene assegnata a caso; quasi sempre è in turco(!), ma a volte può essere in russo, in spagnolo, in inglese… Quando entriamo noi, finiamo con un tour privato in francese: non capiamo quasi niente, ma almeno abbiamo il doppio del tempo rispetto al solito per ammirare stanze completamente rivestite di maioliche di İzmir, o bagni alla turca con rubinetterie in oro.
La quarta corte era riservata agli appartamenti privati, e qui ci sono le stanze più belle, come la Sala della Circoncisione, forse la più riccamente decorata, ed il chiosco di Erevan. Qui si apre un bellissimo cortile da cui ammirare il panorama della città, con le due moschee sullo sfondo; la Jenny, rapita da cotanta visïone,  non capisce più nulla e passerà un’ora cercando l’inquadratura migliore per scattare le foto! Ebbri di cotanta vista, e stanchi per la lunga camminata, torniamo all’albergo,  ovviamente sorbendoci lungo il cammino le solite domande dei commercianti turchi, a volte anche molto originali (“Read my menu just for an opinion!”). La sera è dedicata alla passeggiata nel quartiere moderno della città: Beyoğlu e la sua affollata via pedonale, İstiklal Caddesi, da piazza Taksim fino alla torre di Galata: nulla di particolarmente entusiasmante, a parte un ladruncolo che cerca di aprirmi il marsupio e che si prende un sonoro ceffone sulle mani, ed un terribile gelato turco collosissimo (perché fatto con miele e latte di capra) alla modica cifra di 4.000.000 di lire! È giusto però osservare anche il lato moderno di una città nota quasi esclusivamente per il proprio passato.

Dettaglio del Tughra (firma) di Solimano il magnifico
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Quarta corte: Sala delle circoncisioni