STORIA DEL VIỆT NAM

 

Ogni città del Việt Nam si distingue dalle altre soprattutto per il contesto storico in cui si posiziona: Hà Nội ed il nord hanno avuto molti influssi cinesi sin dai tempi delle prime dominazioni, Huế è stata una fiorente capitale nel XIX secolo, Nha Trang proviene dal mondo Cham, Sài Gòn è stata teatro della guerra contro gli Americani; e questo solo per citare qualcuna delle città che siamo andati a vedere.
Credo dunque che soprattutto per il Việt Nam, Paese abbastanza sconosciuto ai più, valga la pena scrivere un capitolo dedicato alla storia: mai come in questo viaggio abbiamo sentito la necessità di studiare cosa fosse successo nel passato per riuscire a capire un evento, un tempio, una pagoda, o anche, più semplicemente, un nome come Hồ Chí Minh, Tự Đức, Bảo Đại, o come quello della dinastia Nguyễn; tutti riferimenti che poi troverete all’interno del mio resoconto e che a noi, fino a poco tempo fa, dicevano poco o assolutamente nulla.
Allora, dimentichiamoci un attimo del viaggio di nozze di Luca e Jenny e tuffiamoci nel meraviglioso mondo della storia.

 

LE ORIGINI E LA DOMINAZIONE CINESE

 

La tradizione fa risalire la nascita del Việt Nam a circa 4000 anni fa, ma in realltà non ci sono prove concrete relativamente a questo Paese se non a partire dal 207aC. Fino a questo periodo, quindi, ci dobbiamo basare sulle leggende, secondo le quali il primo vietnamita in assoluto, Hùng Vương, fu il più vecchio dei 100 figli avuti dal drago Lạc Long Quân e da sua moglie, lo spirito fatato Âu Cơ. La storia prosegue sino a quando uno dei discendenti di questi imperatori, il re An Dương Vương, viene sconfitto dal generale Triệu Đà, a capo della dinastia cinese Qin, nel 208aC. Quest’ultimo diviene il nuovo imperatore e chiama la nuova terra 南越, in cinese “Nan Yue”, ossia Yue (la regione della Cina che ora confina con il Việt Nam) del Sud e, trasportando la pronuncia al vietnamita, “Nam Việt”. Nonostante fosse un cinese, Triệu Đà prima, e i seguaci della dinastia poi, si oppongono ad altri generali cinesi, vincendo guerre e battaglie e riuscendo a mantenere l’indipendenza dell Việt Nam fino al 111aC, quando gli Han (206aC-220dC) hanno la meglio.
La dominazione cinese dura quasi 1000 anni, sino cioè al 938dC, quando Ngô Qyuền riesce a sconfiggere definitivamente gli Han.

 

LE DINASTIE VIETNAMITE E LA GUERRA CIVILE

 

Dopo gli Ngô troviamo la dinastia dei Đinh (968-980), dei Lê (980-1009) e quella dei Lý (1010-1225), il cui fondatore, Lý Thái Tổ, cambiò il nome Nam Việt in Đại Việt (“grande Yue”), spostò la capitale alla moderna Hà Nội e la chiamò Thăng Long (“drago ascendente”).
Con la dinastia dei Lý inizia un periodo d’oro per il Việt Nam: nascono le prime università (come quella del Tempio della Letteratura ad Hà Nội), basate sulla dottrina del confucianesimo (amore per la conoscenza e lo studio, così come impartita da Confucio, il primo grande filosofo cinese vissuto nel IV sec aC e portato alla conoscenza dei vietnamiti grazie proprio alla dinastia Han); viene riorganizzato il sistema amministrativo; viene promosso il buddismo. Il periodo buono prosegue con la dinastia Trấn (1225-1400), capace di bloccare l’avanzata della potentissima dinastia Ming e di sconfiggere il popolo Cham radicato nel centro del Việt Nam. Segue poi la scarsa dinastia Hồ (1400-1407), che ancora una volta cambia il nome del Paese, questa volta in Đại Ngu, e la capitale, che viene fissata all’attuale Thánh Hóa.
Arriviamo così al 1407, quando le truppe Ming riescono ad entrare nel Việt Nam ed a governare il Paese fino al 1428, quando uno dei più famosi eroi nazionali, il mitico Lê Lợi, riesce a riprendere in mano la situazione.
Durante la dinastia Lê, da lui fondata (1428-1527), vengono definitivamente sconfitti i cham, ed inizia la conquista dei territori del centro: il generale Lê Thánh Tổng (“Lê l’imperatore santo”) ha un grande successo e riesce a spingere le sue truppe sin quasi al sud.
Nel 1527 il generale Mạc Đăng Dung uccide l’imperatore Lê e si insedia al trono; dopo due anni, però, Nguyễn Kim, un ex ufficiale appartenente alla dinastia Lê si ribella con un manipolo d’uomini, e scatta una lunga e sanguinosa guerra civile. I Mạc vengono sconfitti, ma Kim viene assassinato ed il potere si divide tra i Trinh, parenti degli Nguyễn, che vanno al potere al Nord, ei figli di Kim, che stabiliscono la dinastia Nguyễn al Sud.

 

LA RIUNIFICAZIONE ED IL COLONIALISMO FRANCESE

 

Questa situazione di divisione, guerra civile ed incertezza dura sino al 1771, quando scoppia la rivolta dei Tây Sơn; un altro mito del Việt Nam, Nguyễn Huê (che non ha alcuna parentela con gli altri Nguyễn), prima si allea con i Trinh e sconfigge gli Nguyễn al Sud, e poi, rompendo l’alleanza, riesce anche a cacciare i Trinh dal nord. Nel 1778 il Việt Nam, finalmente, torna ad essere un’unica terra con un unico imperatore.
In questo Paese, però, le cose non filano mai lisce… e così succede che Nguyễn Phúc Ánh, l’unico sopravvissuto della dinastia che prima dominava il Sud, nel frattempo stipula un accordo di aiuto militare con i francesi (che nel frattempo si trovavano là in qualità di evangelizzatori), scappa in Cina, torna, attacca Nguyễn Huê, perde, riscappa in Tailandia.
Intanto muore Nguyễn Huê, a 40 anni, ed i successori non sono all’altezza della situazione. I francesi, freschi di trattato, intervengono: sbarcano in Việt Nam, sconfiggono i Tâi Sơn e rimettono al potere Nguyễn Phúc Ánh, nel 1802.
Questi decide di chiamarsi Gia Long (da “Gia Định”, l’odierna Sài Gòn, e “Thăng Long”, l’odierna Hà Nội) per dare l’idea di unificazione della patria, e chiede ai cinesi se può ridare al Paese il nome di Nam Việt; i cinesi, che comunque hanno sempre da dire la loro anche in virtù di accordi siglati centinaia di anni prima, non vogliono confondere l’operato di Gia Long con quello di Triệu Đà e dunque invertono le sillabe: il nuovo stato si chiamerà, d’ora in poi, Việt Nam.
Anche se salito al potere in modo burrascoso, Gia Long viene ricordato come un buon imperatore, amico dei francesi e del cattolicesimo (e te credo!). I suoi successori, invece, seguono più facilmente il più fervido confucianesimo: Tự Đức, Minh Mạng, Khải Đinh arrestano lo sviluppo del Việt Nam, e fanno nascere enormi proteste religiose in Europa. Alla fine, nel 1858 Napoleone III si ricorda di quel famoso trattato, ed interviene con le sue truppe nel porto di Tourane (l’odierna Đà Nẵng) ed inizia così la colonizzazione francese, che porta alla formazione della Cocincina (Việt Nam, Laos, Cambogia) nel 1887.
La Francia resta al potere sino al 1940, quando il Giappone, a seguito dell’invasione dell’alleata Germania nei confronti della Francia, invade il Việt Nam. L’imperatore Bảo Đại, già burattino nelle mani dei francesi, si fa amabilmente pilotare anche dai giapponesi, che però, a seguito delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki ed alla successiva resa, abbandonano quasi subito questo territorio.
Nel frattempo, Nguyễn Tất Thành, meglio noto come Hồ Chí Minh (Ho il portatore di luce), nato nel 1890, nel 1911 era salpato come mozzo verso la Francia; avvicinatosi al comunismo, va a vivere in Inghilterra sino al 1923 e nel 1941 ritorna in Việt Nam, fondando i Việt Minh (Lega per l’indipendenza del Việt Nam, “Việt Nam Ðộc Lập Ðồng Minh Hội”), con lo scopo di cacciare prima i giapponesi, e poi i francesi, ed ottenere pace ed indipendenza.
In seguito ad azioni ben congeniate, Bác Hồ (“zio Ho”) inizia a farsi apprezzare sempre di più dalla gente. Riesce a convincere Bảo Đại ad abdicare (facendogli credere di essere supportato dagli americani e promettendo l’indipendenza a breve), e si insedia al trono il 25 agosto 1945. Il 2 settembre 1945, Hồ Chí Minh proclama l’indipendenza del Việt Nam del Nord (che assume il nome di “Repubblica Democratica del Việt Nam”) e fissa la capitale ad Hà Nội. Nessuno riconosce il nuovo Stato, a parte la Francia, che inizialmente accetta di considerarlo una sorta di “regione autonoma”. In ogni caso, i “francesi liberi” (cioè non quelli di Vichy), supportati dagli inglesi, poco dopo attaccano i Việt Minh e, nel frattempo, rimettono anche al potere Bảo Đại con il titolo di presidente del Việt Nam del Sud.

 

LA GUERRA INDOCINESE

 

Finisce la seconda guerra mondiale, ed inizia la Guerra Fredda. Gli USA, vedendo nei Việt Minh un pericolo comunista, sostengono i francesi per cercare di sconfiggere Hồ Chí Minh. Scoppia così la Prima Guerra Indocinese (1946-1954) che inizialmente sembra portare ad una facile vittoria francese, ma che poi, soprattutto in seguito alla morte del bravo ed astuto generale De Lattre, non riesce ad evitare le trappole dell’altrettanto furbo generale Vietnamita Võ Nguyên Giáp. Nel 1954, i Việt Minh vincono, e con gli accordi di pace di Ginevra viene riconosciuta la Repubblica Democratica del Việt Nam, che si estende da nord sino al 17° parallelo, poco più a nord di Huế. Bảo Đại, che nel frattempo è scappato dai suoi amici in Francia, lascia il potere a Ngô Đình Diệm che, con un referendum, diventa presidente del Việt Nam del Sud.

 

LA GUERRA AMERICANA

 

Nel 1956, sempre nel sud, iniziano le prime schermaglie: nasce il Fronte per la Liberazione, composto sia da vietnamiti del nord che si erano infiltrati tra la popolazione, sia da vietnamiti del sud che non volevano “invasori” stranieri, come mai li avevano voluti nel corso della loro lunga storia. Nasce il cosiddetto “sentiero di Hồ Chí Minh”, un percorso segreto, attraverso la Cambogia, che collega nord a sud e permette ai guerriglieri di avere armi e supporto logistico.
Nel frattempo, gli USA, con Kennedy, sono terrorizzati dall’idea di un successo comunista che, secondo loro, sarebbe deleterio per la democrazia. Mentre stanno decidendo sul da farsi, Diệm  assurge alle cronache mondiali per il suo comportamento antibuddista (Thích Quảng Ðức si brucerà vivo, a Sài Gòn, per protestare contro Diệm ) e, a seguito di un commento di Kennedy forse mal interpretato, viene assassinato da una rivolta popolare e sostituito da Dương Văn Minh (che a sua volta verrà destituito tre mesi dopo a seguito di un colpo di stato); tre settimane dopo, muore anche Kennedy ed il suo successore, Lyndon B. Johnson, inzia ufficiosamente la guerra contro il Việt Nam.
Non ci fu mai infatti una dichiarazione ufficiale, ed in genere si fa risalire l’inizio delle ostilità al cosiddetto “incidente del golfo di Tonchino”, quando, il 27 luglio 1964, una nave da guerra americana, in missione di ricognizione, viene attaccata da siluranti vietnamiti. Questo è sufficiente perché il Senato americano approvi una risoluzione secondo la quale Johnson può iniziare un piano di escalation con ampia libertà di potere.
A partire dal 1965, dunque, iniziano i primi raid aerei nel nord, che culminano con l’offensiva del Tết: i “việt cộng” (ossia i Việt Minh, rinominati dispregiativamente “comunisti vietnamiti” dagli americani: Việt Nam Cộng Sản) attaccano il sud durante la celebrazione della festa più importante del Paese, il 30 gennaio 1968, e gli americani intervengono distruggendo tutto quello che incontrano: Mỹ Sơn, Mỹ Lai, Huế… uccidendo moltissime donne e bambini.
Nonostante politicamente si cerchi di sminuire l’evento (“La guerra è quasi finita!”, tuona Johnson in un discorso pubblico spalleggiato da McNamara, segretario al Dipartimento della Difesa), vengono inviate sempre più truppe americane in Việt Nam, e questo dà origine a movimenti pacifisti di protesta sempre più grandi, e sempre più diffusi a livello mondiale. La guerra sembra ingiusta, ed infinita, praticamente a tutti, soprattutto quando il Pentagono rilascia le prime cifre ufficiali sul numero dei morti americani in guerra: sono già 15.000.
Il 1968 segna anche la corsa alle presidenziali e Johnson, accorgendosi che sta perdendo le primarie in favore di opponenti pacifisti, si ritira a sorpresa. Vince Nixon, e questo segna una svolta nella politica estera americana: con gli accordi di pace di Parigi del 1972, gli USA decidono dapprima di investire nell’economia vietnamita, costruendo scuole, edifici, strade ed altre infrastrutture pubbliche, e poi dando moltissimi soldi ai politici locali (che però, corrotti, li useranno solo per interessi privati, senza rafforzare la struttura sociale, tecnologica e militare del paese). Nel frattempo, però, continuano anche i bombardamenti, più di prima, per permettere alle truppe di terra di abbandonare il campo. Il 15 dicembre 1972, alla vigilia di presunti accordi di pace, salta tutto, ed il giorno dopo Nixon ordina quello che viene considerata l’azione bellica più devastante della storia: il bombardamento massiccio a Hà Nội ed Hải Phòng. Nonostante questa brillante iniziativa, il 27 gennaio 1973, ulteriori accordi di pace, sempre firmati a Parigi, segnano il ritiro ufficiale degli USA dalla guerra in Việt Nam ed il prosieguo di aiuti economici al paese. Nixon infatti aveva promesso al Việt Nam del Sud sia denaro sia un intervento armato in caso di attacco da parte dei việt cộng, ma il successivo scandalo Watergate impegna il presidente più che altro nella politica interna, e ciò si ripercuote anche in quella estera, dato che, ad esempio, il Congresso, già nel 1974, blocca ogni ulteriore invio di truppe e denaro in Việt Nam. Nello stesso anno, Nixon si dimette e diventa presidente Gerald Ford.
Capita la situazione, a partire dal 1975 il Việt Nam del Nord inizia ad attaccare il sud, e sfonda, con relativa facilità, le difese avversarie a Huế, a  Đà Nẵng, e giù giù sino ad arrivare alla periferia di Sài Gòn.
Sperando e credendo in un aiuto americano, l’esercito del sud impiega le ultime armi, le ultime munizioni e le ultime risorse in una disperata attesa di rinforzi: i việt cộng sbandano, si fermano, arretrano, ma gli americani non arrivano e così, poco dopo, la situazione si capovolge: il 21 aprile 1975, il presidente Thiệu dichiarando di sentirsi tradito dagli americani, si dimette, e lascia il posto al suo vice, Tran Văn Hương, che dopo una settimana lascia per Văn Minh, già presidente qualche anno prima e rimesso in piedi dagli americani. Il 23 aprile, Ford dichiara ufficialmente terminata la guerra americana in Việt Nam, ed il 30 aprile carri armati dell’esercito del nord sfondano il cancello del palazzo presidenziale; mentre i soldati irrompono ed issano la bandiera dei việt cộng all’ultimo piano, elicotteri americani evacuano la zona di tutta fretta.

 

IL DOPOGUERRA

 

Il 2 luglio 1976, con l’unità, nasce la Repubblica Socalista del Việt Nam; la capitale rimane Hà Nội, mentre Sài Gòn viene rinominata Hồ Chí Minh in onore dell’ex presidente del nord, morto nel 1969 per diabete.
Il dopoguerra segna un periodo ulteriormente drammatico per il sud, costretto a sottostare alle nuove o preesistenti leggi del nord: iniziano disastrose riforme agricole, appropriazioni indebite di terreni e persecuzioni, che lasciano la popolazione delle terre appena conquistate in uno stato di miseria inaudito; come se non bastasse, viene introdotta la riforma monetaria, con la creazione di una moneta unica (il “đồng della liberazione”): 500 ex đồng usati al sud vengono scambiati per un solo nuovo đồng, che però ha lo stesso valore di un đồng di prima! Successivamente, si crea un’altra nuova moneta unica, il đồng attuale, scambiato 1:1 a nord e 8:10 al sud. Tutto ciò porta ad una depressione economica mai registrata precedentemente, che quasi sfocia nella carestia. Bisogna anche tener conto del fatto che i pochi campi rimasti in mano alle popolazioni del sud sono tutti contaminati dall’agente orange, potente defoliante usato dagli americani lungo la guerra, e quindi inservibili.
Giornali, riviste, documentazioni risalenti a prima del 1975 vengono distrutti, e ciò che eventualmente si salva dal rogo non può circolare, per legge, neppure oggi.
Chi aveva avuto legami con il precedente regime (soprattutto uomini d’affari, intellettuali, scrittori, giornalisti, artisti) viene rinchiuso nei cosiddetti “campi di rieducazione”, in pratica una prigione con condizioni disumane, senza alcun processo. C’è chi è rimasto là per degli anni, e chi invece riesce a riacquistare la libertà dopo poco, ma a tutti vengono confiscati terreni e denaro, e quasi tutti quelli che riescono, dunque, si vedono costretti ad abbandonare Sài Gòn andando in Cambogia attraverso il Mekong, dando origine ai famosi “boat people”.
Chi rimane, e chi torna in seguito, si vede negato il diritto di ottenere i propri documenti, senza i quali non è possibile alcun tipo di lavoro, e di diritto. Moltissimi vietnamiti di Sài Gòn si vedono dunque costretti a vivere da esiliati e da clandestini nella loro terra natale, adattandosi a lavori umili; ancora oggi si incontrano ex generali, ex scrittori, ex giornalisti impegnati nel ruolo di conduttori di cyclo o di motocicletta, lavoro ai margini che garantisce una minima fonte di reddito, e dunque almeno un pasto caldo al giorno per la famiglia.
La pace ancora non è arrivata: nel 1979 i Khmer Rossi vanno al potere in Cambogia, dopo aver massacrato quasi 2 milioni di persone in una cruenta guerra civile; l’esercito Vietnamita invade la Cambogia, destituisce i Khmer Rossi ed istituisce un governo in favore del Việt Nam.
Nel 1980 la Cina, che supporta i Khmer Rossi, invade il Việt Nam come rappresaglia; la guerra, cruenta ma breve, termina dopo 17 giorni con la vittoria del Việt Nam. Finalmente questo Paese entra in un lungo periodo di pace.
Nel 1984 Gorbachov apre al mondo occidentale, e finalmente, nel 1986 il Việt Nam lo segue, alla guida di Nguyễn Văn Linh; la situazione inizia a cambiare: nuove riforme, che prendono il nome di đổi mới (rinnovamento), permettono di alleviare un po’ la situazione al sud. Viene abbandonata l’idea di una economia totalmente pianficata, inizia la liberalizzazione delle imprese e dell’educazione; il Việt Nam inoltre entra nell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico), e tutto questo inizia a dare i suoi frutti.
Nel 1990, finalmente, arrivano anche i primi investimenti esteri, con la conseguente creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro. Gli investimenti sono sì americani (vedi la Coca Cola), ma anche e soprattutto asiatici: nasce l’industria della distribuzione cinematografica, con la presenza massiccia di film di azione cinesi e cartoni animati giapponesi, mentre a livello tecnologico prevalgono ditte come Daewoo, LG, Panasonic; non si trovano quasi mai DVD, ma VCD e SVCD di chiara matrice cinese.
Caduta l’URSS nel 1991, il Việt Nam inizia a cercare aiuto proprio in direzione dei suoi ex nemici, ed il primo a riprendere i contatti è Bill Clinton; nel 1995, un anno dopo la fine dell’embargo americano iniziato nel 1964, viene anche istituita la prima ambasciata americana in Việt Nam dopo 20 anni di assenza.
Nel 2000 è stata aperta la prima Borsa; a partire dal 2001 è iniziata la ristrutturazione e l’ammodernamento delle strutture turistiche vietnamite, in base al “National Tourism Action Program”.
Oggi il Việt Nam è un Paese di 83 milioni di abitanti. Il 28% (circa 24 milioni) ha meno di 14 anni, e l’età media è di 25 anni (in Italia è di 43!). La vita media è di 70 anni, e l’analfabetismo sfiora il 10% (uno dei più bassi di tutta l’Asia). La religione dichiarata dall’80% della popolazione è “nessuna”, seguita dal Buddismo (10%) e dal Cattolicesimo (6%). La forza lavoro è di 42 milioni di persone (il 50% della popolazione), il 63% dei quali è dedito all’agricoltura.
Il Việt Nam occupa la posizione numero 160 nell’indice dei Paesi ricchi, subito dopo la Guinea Equatoriale e subito prima della Bolivia. L’indice di sviluppo, però, inteso come percentuale di PIL per persona, lo vede tra i primi dieci paesi al mondo, sia come investimenti (ottavo, come le Seychelles), sia come produzione industriale (decimo, al pari della Turchia): segno di una enorme crescita in atto, che potrebbe portare questo Paese molto lontano.
Bene, dopo questo breve sguardo sulla storia del Vietnam, torniamo al viaggio di nozze di Luca e Jenny!

 

Nguyễn Phúc Ánh (Gia Long)
L'imperatore Tự Đức
L'imperatore Minh Mạng
Hồ Chí Minh
Il presidente Bảo Đại
Il generale De Lattre
Il generale Võ Nguyên Giáp
I presidenti Kennedy e Johnson
Il presidente Diệm
Il presidente Nixon (a destra)

Robert McNamara,
Dipartimento della Difesa Americana

Il presidente Thiệu
Il presidente Dương Văn Minh
Il Tank 390 sfonda il cancello
del Palazzo Presidenziale di Sài Gòn
L'evacuazione americana da Sài Gòn