Alle 6.30 (ma non eravamo in vacanza? Di miele? Groan…!) ci alziamo, con
la forza però di chi sa che la sera stessa inizierà una settimana di relax,
per andare a visitare la cittadina forse più incantevole di tutto il Việt
Nam. Dopo esserci comprati $5 di biglietto d’entrata, il percorso pedonale,
finalmente senza traffico né clacson di automobili, moto, bici o qualunque
altra cosa non animale si muova, iniziamo la visita alle pagode ed alle
case più significative. Una di queste è la casa di Tấn Ký, costruita
all’inizio del XIX sec. e di origine cinese e, dopo cinque generazioni,
abitata ancor oggi, seppur da vietnamiti. Una ragazza ci spiega origini
e storia della casa, mentre sorseggiamo un amarissimo te locale. È molto
interessante vedere come tradizioni cinesi, giapponesi e vietnamite si siano
intrecciate nel corso dei secoli!
Il giro per le viuzze dell’incantevole cittadina di 75.000 abitanti ci porta
a vedere, tra le altre cose, la sala delle riunioni della congregazione
cinese dei Fuji, molto interessante, e delle belle case lungo la via Tran
Phủ; da non perdere, poi, il bellissimo ponte giapponese coperto (Chùa
Cấu): costruito per collegare il loro quartiere a quello cinese, ospita
nei due accessi due scimmie e due cani, che testimoniano forse l’anno di
inizio e di termine dei lavori di costruzione.
Si fanno le 10, ed oramai dobbiamo andare all’aeroporto. Ma va bene così:
siamo stanchi e comunque abbiamo visto moltissime cose. Inoltre, non vediamo
l’ora di vedere com’è l’Ana Mandara!
Passiamo per un mercato all’aperto lungo il fiume Thu Bon, e noto, ad un
certo punto, una signora che vende dei polli vivi, che però mi sembrano
in gran forma, tenuti nella loro gabbietta, un po’ come succedeva ai tempi
di Don Abbondio! Direi proprio che dell’aviaria non c’è neppure l’ombra.
Tornati all’hotel, dopo una mezz’ora troviamo ad aspettarci addirittura
una corriera, solo per noi, con destinazione Đà Nẵng, l’aeroporto
più vicino. Per una volta, tutto sembra andare liscio perché l’aereo (questa
volta abbiamo fatto chiamare per non avere cattive sorprese!) c’è e parte
anche in orario. Diciamo che però non si tratta dell’ultimo ritrovato della
tecnica, visto che ci imbarchiamo in un vetusto ATR-72, che romba come un
matto nelle nostre orecchie (anche perché ci sediamo proprio di fianco alle
eliche). In ogni caso, la vista è magnifica perché il velivolo rimane sufficientemente
basso in quota da permettere di distinguere chiaramente paesi, strade, fiumi.
Poco prima di arrivare a Nha Trang ci infiliamo in una serie infinita di
nuvole che ci fa ballare non poco e che ci toglie il piacere della vista.
Manca poco all’atterraggio, per fortuna… ma, a proposito, quando atterriamo?
Un’occhiata all’orologio ci fa capire che avremmo già dovuto toccare terra
dieci minuti fa! E invece niente, si va, e si va, e si va, sempre tra le
nuvole, sempre ballando. Ogni tanto si intravede una parte di costa, che
forse è sempre quella, o forse no. Passano venti, trenta, cinquanta minuti.
Nessuno dice nulla, e noi sempre là, tra le nubi, come a bordo di un enorme
moscone ronzante che non sa dove andare. La gente si guarda, le ragazze
prendono per mano i ragazzi, più di qualcuno (me compreso) inizia seriamente
a pensare alla possibilità di un ammaraggio, visto che a furia di girare
come dei matti la benzina, a un certo punto, finirà pure! Dopo un’ora e
mezza di ammutolita attesa, ci sembra di puntare verso il basso; è così,
la pista si avvicina, finalmente tocchiamo terra! Dalle retrovie parte un
lungo applauso liberatorio, e anccora niente, nessuna spiegazione da parte
del pilota. Si vede che per loro è tutto normale!
A terra, nel minuscolo aeroporto di una pista soltanto, vediamo un cielo
assolutamente nero. Per $7 ci prendiamo il nostro taxi e litighiamo perché
la ragazza che distribuisce i voucher non accetta i miei $5 non intonsi,
e ne chiede altri, “nuovi”, che non ho. Insistiamo con le buone, ma si impuntano
di brutto: niente dollari freschi di banca, niente taxi. Alla fine perdo
le staffe, le diamo un po’ di đồng e comunque una banconota da
$5 (anche perché non abbiamo altro), ed alla fine le convinciamo. Ma che
fatica, anche per pagare!
Stando alla Lonely Planet, l’aeroporto si trova in città, e da lì si può
raggiungere a piedi la maggior parte degli hotel. Mi sa che qualcosa è cambiato
dal 2003, perché ora ci vogliono circa 50’ per arrivare a Nha Trang da Cam
Ranh, ed il nostro autista, correndo come un pazzo e strombettando sotto
una leggera pioggia, tra una canticchiata e l’altra ci porta sani e salvi
a destinazione.
L’arrivo all’Ana Mandara è assolutamente fenomenale: ci sembra di essere
finiti, all’improvviso, in un altro mondo! Una signora, che sarà la nostra
assistente personale, di nome Phan Nguyễn Anh Thư, ci accoglie
offrendoci una bella bibita rinfrescante, e poi ci mostra la nostra “Garden
View Villa”, una villetta di 29mq dotata di ogni confort. Appena entrati,
notiamo sul tavolino un “welcome buffet” che consiste di due manghi, papaya,
e frutto del drago. Deliziosi!
Il frigo contiene di tutto, e c’è anche un bollitore per il te, con tante
bustine dai gusti tutti diversi; sulla scrivania, un foglietto di carta
ci spiega che possiamo scegliere, gratuitamente, tra dieci cuscini diversi
(ad aria, ad acqua, tondi, quadrati, a cilindro, per la schiena, per le
gambe, per il collo…) in modo da dormire meglio; per non parlare del fatto
che si può cambiare persino il materasso con uno più consono alle proprie
esigenze! Inoltre, ogni giorno si può scegliere l’essenza preferita (sandalo,
gelsomino, …) per avere le lenzuola profumate e migliorare la respirazione,
oppure rilassarsi, oppure ancora concentrarsi meglio.
Sopra il letto abbiamo una zanzariera che viene sistemata ogni sera alle
18, e tolta ogni mattina alle 10; poi, naturalmente, TV, cassaforte, aria
condizionata, bagno enorme con un bellissimo sacchetto, dal nome “amenity
bag”, che contiene limette, forbicine, cuffia, tappi per le orecchie… insomma,
di tutto e di più.
A questo punto perlustriamo la zona, che è assolutamente vasta. Tutte le
villette si trovano immerse nella natura, e circondate da piante ed alberi
di vario tipo, che riparano dal sole e rinfrescano l’ambiente. Ci sono due
ristoranti, due piscine bellissime, una spiaggia protetta dalle guardie,
la zona dedicata ai massaggi, quella per l’internet, e persino quella per
le bici, e che bici! Mountain bike nuove di zecca fully suspended e per
di più gratuite… insomma, un vero e proprio villaggio, cui non siamo assolutamente
abituati, che ci lascia di stucco per la bellezza.
Per $25, uno stupendo buffet a base di pesce diventa la nostra cena lussuosa:
mangiamo come dei maiali delle delizie strepitose, proprio in riva al mare,
coccolati da una splendida luna e dal tenue sciabordio del mare… Non potremmo
chiedere di meglio per concludere una giornata decisamente intensa.
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