21/9: HỘI AN - ĐÀ NẴNG – NHA TRANG

 

Alle 6.30 (ma non eravamo in vacanza? Di miele? Groan…!) ci alziamo, con la forza però di chi sa che la sera stessa inizierà una settimana di relax, per andare a visitare la cittadina forse più incantevole di tutto il Việt Nam. Dopo esserci comprati $5 di biglietto d’entrata, il percorso pedonale, finalmente senza traffico né clacson di automobili, moto, bici o qualunque altra cosa non animale si muova, iniziamo la visita alle pagode ed alle case più significative. Una di queste è la casa di Tấn Ký, costruita all’inizio del XIX sec. e di origine cinese e, dopo cinque generazioni, abitata ancor oggi, seppur da vietnamiti. Una ragazza ci spiega origini e storia della casa, mentre sorseggiamo un amarissimo te locale. È molto interessante vedere come tradizioni cinesi, giapponesi e vietnamite si siano intrecciate nel corso dei secoli!
Il giro per le viuzze dell’incantevole cittadina di 75.000 abitanti ci porta a vedere, tra le altre cose, la sala delle riunioni della congregazione cinese dei Fuji, molto interessante, e delle belle case lungo la via Tran Phủ; da non perdere, poi, il bellissimo ponte giapponese coperto (Chùa Cấu): costruito per collegare il loro quartiere a quello cinese, ospita nei due accessi due scimmie e due cani, che testimoniano forse l’anno di inizio e di termine dei lavori di costruzione.
Si fanno le 10, ed oramai dobbiamo andare all’aeroporto. Ma va bene così: siamo stanchi e comunque abbiamo visto moltissime cose. Inoltre, non vediamo l’ora di vedere com’è l’Ana Mandara!
Passiamo per un mercato all’aperto lungo il fiume Thu Bon, e noto, ad un certo punto, una signora che vende dei polli vivi, che però mi sembrano in gran forma, tenuti nella loro gabbietta, un po’ come succedeva ai tempi di Don Abbondio! Direi proprio che dell’aviaria non c’è neppure l’ombra.
Tornati all’hotel, dopo una mezz’ora troviamo ad aspettarci addirittura una corriera, solo per noi, con destinazione Đà Nẵng, l’aeroporto più vicino. Per una volta, tutto sembra andare liscio perché l’aereo (questa volta abbiamo fatto chiamare per non avere cattive sorprese!) c’è e parte anche in orario. Diciamo che però non si tratta dell’ultimo ritrovato della tecnica, visto che ci imbarchiamo in un vetusto ATR-72, che romba come un matto nelle nostre orecchie (anche perché ci sediamo proprio di fianco alle eliche). In ogni caso, la vista è magnifica perché il velivolo rimane sufficientemente basso in quota da permettere di distinguere chiaramente paesi, strade, fiumi.
Poco prima di arrivare a Nha Trang ci infiliamo in una serie infinita di nuvole che ci fa ballare non poco e che ci toglie il piacere della vista. Manca poco all’atterraggio, per fortuna… ma, a proposito, quando atterriamo? Un’occhiata all’orologio ci fa capire che avremmo già dovuto toccare terra dieci minuti fa! E invece niente, si va, e si va, e si va, sempre tra le nuvole, sempre ballando. Ogni tanto si intravede una parte di costa, che forse è sempre quella, o forse no. Passano venti, trenta, cinquanta minuti. Nessuno dice nulla, e noi sempre là, tra le nubi, come a bordo di un enorme moscone ronzante che non sa dove andare. La gente si guarda, le ragazze prendono per mano i ragazzi, più di qualcuno (me compreso) inizia seriamente a pensare alla possibilità di un ammaraggio, visto che a furia di girare come dei matti la benzina, a un certo punto, finirà pure! Dopo un’ora e mezza di ammutolita attesa, ci sembra di puntare verso il basso; è così, la pista si avvicina, finalmente tocchiamo terra! Dalle retrovie parte un lungo applauso liberatorio, e anccora niente, nessuna spiegazione da parte del pilota. Si vede che per loro è tutto normale!
A terra, nel minuscolo aeroporto di una pista soltanto, vediamo un cielo assolutamente nero. Per $7 ci prendiamo il nostro taxi e litighiamo perché la ragazza che distribuisce i voucher non accetta i miei $5 non intonsi, e ne chiede altri, “nuovi”, che non ho. Insistiamo con le buone, ma si impuntano di brutto: niente dollari freschi di banca, niente taxi. Alla fine perdo le staffe, le diamo un po’ di đồng e comunque una banconota da $5 (anche perché non abbiamo altro), ed alla fine le convinciamo. Ma che fatica, anche per pagare!
Stando alla Lonely Planet, l’aeroporto si trova in città, e da lì si può  raggiungere a piedi la maggior parte degli hotel. Mi sa che qualcosa è cambiato dal 2003, perché ora ci vogliono circa 50’ per arrivare a Nha Trang da Cam Ranh, ed il nostro autista, correndo come un pazzo e strombettando sotto una leggera pioggia, tra una canticchiata e l’altra ci porta sani e salvi a destinazione.
L’arrivo all’Ana Mandara è assolutamente fenomenale: ci sembra di essere finiti, all’improvviso, in un altro mondo! Una signora, che sarà la nostra assistente personale, di nome Phan Nguyễn Anh Thư, ci accoglie offrendoci una bella bibita rinfrescante, e poi ci mostra la nostra “Garden View Villa”, una villetta di 29mq dotata di ogni confort. Appena entrati, notiamo sul tavolino un “welcome buffet” che consiste di due manghi, papaya, e frutto del drago. Deliziosi!
Il frigo contiene di tutto, e c’è anche un bollitore per il te, con tante bustine dai gusti tutti diversi; sulla scrivania, un foglietto di carta ci spiega che possiamo scegliere, gratuitamente, tra dieci cuscini diversi (ad aria, ad acqua, tondi, quadrati, a cilindro, per la schiena, per le gambe, per il collo…) in modo da dormire meglio; per non parlare del fatto che si può cambiare persino il materasso con uno più consono alle proprie esigenze! Inoltre, ogni giorno si può scegliere l’essenza preferita (sandalo, gelsomino, …) per avere le lenzuola profumate e migliorare la respirazione, oppure rilassarsi, oppure ancora concentrarsi meglio.
Sopra il letto abbiamo una zanzariera che viene sistemata ogni sera alle 18, e tolta ogni mattina alle 10; poi, naturalmente, TV, cassaforte, aria condizionata, bagno enorme con un bellissimo sacchetto, dal nome “amenity bag”, che contiene limette, forbicine, cuffia, tappi per le orecchie… insomma, di tutto e di più.
A questo punto perlustriamo la zona, che è assolutamente vasta. Tutte le villette si trovano immerse nella natura, e circondate da piante ed alberi di vario tipo, che riparano dal sole e rinfrescano l’ambiente. Ci sono due ristoranti, due piscine bellissime, una spiaggia protetta dalle guardie, la zona dedicata ai massaggi, quella per l’internet, e persino quella per le bici, e che bici! Mountain bike nuove di zecca fully suspended e per di più gratuite… insomma, un vero e proprio villaggio, cui non siamo assolutamente abituati, che ci lascia di stucco per la bellezza.
Per $25, uno stupendo buffet a base di pesce diventa la nostra cena lussuosa: mangiamo come dei maiali delle delizie strepitose, proprio in riva al mare, coccolati da una splendida luna e dal tenue sciabordio del mare… Non potremmo chiedere di meglio per concludere una giornata decisamente intensa.