22-27/9: NHA TRANG

 

In questi cinque giorni di assoluto relax ci godiamo l’hotel, ma ne approfittiamo anche per girare un po’ per la (brutta) cittadina. L’Ana Mandara è bellissimo, ma allontana molto, forse troppo da quello che è la vita Vietnamita, e dunque ci sembra giusto non chiuderci nel guscio del resort e continuare la nostra esplorazione (anche per non subire uno shock da contraccolpo una volta che atterreremo a Sài Gòn!).
La sera, dunque, andiamo a mangiare in quello che si potrebbe chiamare “centro”, anche se il centro vero e proprio non esiste. Una volta siamo al Lạc Cảnh, molto (ma molto) popolare e davvero tipico vietnamita: ti siedi al tavolo (un tavolo piccino piccino picciò), un puntino in mezzo alla folla, e sopra la tua testa vedi un ventilatore collegato ad un tubo dell’acqua, che viene in questo modo vaporizzata e spruzzata sulla gente. Il cibo è spettacolare e mi faccio portare una grigliata mista con tanto di brace ardente, visto che sarò io a cuncinare! Mi faccio aiutare dalla Jenny perché girare il pesce solo usando i bastoncini è un’impresa che non mi riesce facilissima… si corre il rischio di carbonizzare i bastoncini ed anche il proprio polso!
In un’altra occasione, andiamo al Dừa Xanh, in Nguyễn Bỉnh Khiêm: anche qui l’apparenza inganna parecchio, ma poi il cibo si rivela sempre eccezionale, soprattutto il dolce finale!
Anche i pomeriggi non sono tutti uguali: il 24 ne approfittiamo per prendere due biciclette, tuffarci nel traffico cittadino ed attraversare anche noi gli incroci senza rispettare semafori e precedenze, schivando e facendoci schivare (divertente!), per arrivare alla nostra destinazione: le torri Cham di Ponagar.
Questo complesso una volta occupava una superficie di 500mq, ma in seguito ad un attacco giavanese, gran parte delle costruzioni vennero distrutte. Ora si possono ammirare la Torre Nord, molto ben conservata, ed altre tre torri, di cui è rimasto poco. Esistono ancora seguaci cham, per cui questo è considerato un luogo religioso; difatti, troviamo chi prega seguendo strani riti, quali inchini e simil-benedizioni con candele accese.
Al ritorno passiamo per l’insignificante promontorio di Hòn Chong, citato abbastanza inutilmente dalla Lonely Planet, e là ci coglie un acquazzone incredibile! Ci rifugiamo sotto un ponte, assieme ad una decina di motociclisti vietnamiti che si fanno i fatti loro e non ci chiedono una sola parola, e come loro ci infiliamo qualcosa per proteggerci: la Jenny ha il suo K-way rosa che però fa passare l’acqua (un po’ come la tenda in Croazia), mentre io ho la mitica “the plastic”, presa a Plitvice (come i più bravi ricorderanno), che è sempre troppo corta sulle braccia e sulle gambe ma che funziona alla grande sul resto del corpo.
Il pomeriggio successivo, invece, è dedicato ai massaggi: inziamo alle 15, con uno stupendo bagno di vapore, per poi proseguire con una sauna, ritornare al bagno di vapore, poi alla sauna, e così via per circa trenta minuti (più o meno, perché le istruzioni che ci danno sono assolutamente poco chiare e bisogna tirare ad indovinare); successivamente, ci adagiamo su un lettino vista mare, sotto una tettoia di paglia e legno, e là un super professionista del settore ci dà di unguento, massaggi, schiaffetti. L’unica cosa che mi disturba fortemente è una mosca che non smette di ronzare nel mio orecchio; mi agito a tal punto che il mio massaggiatore è costretto a coprirmi il capo con un asciugamano!
Dopo 50 minuti memorabili, la seduta termina e veniamo gentilmente condotti in un altro padiglione all’aperto, per “rilassarci” (come se già non lo fossimo!): ci viene portata della frutta fresca e del te, mentre, attorno a noi, scorre dell’acqua e gli uccellini cinguettano, e in lontananza si vede il mare.
Una mezza giornata viene anche dedicata allo snorkelling: dopo una sana colazione, saliamo su un motoscafo davvero veloce che parte dalla spiaggia in direzione delle isole che si trovano di fronte a noi. La nostra prima tappa è Hòn Mun, che raggiungiamo in soli 20 minuti saltando come dei matti sulle onde: il mare normalmente è placido, ma il tifone Damrey, che sia sta avvicinando ad Hà Nội dal golfo del Tonchino, viaggia a circa 120 km/h e rende il mare abbastanza mosso persino a Nha Trang.
Ci infiliamo maschera, pinna e boccale e siamo pronti per l’avventura: ad una distanza variabile tra i 30 ed i 10 metri dalla costa, messa la testa sott’acqua, osserviamo, emozionati, coralli, branchi di pesci di moltissimi colori diversi, pesci singoli grandi, medi, piccoli, chi giallo con strie nere, chi tutto blu, chi a forma di serpente, chi intento a nutrirsi, chi in caccia di cibo. Un’esperienza davvero eccezionale!
Dopo un po’ che siamo in acqua, la Jenny accusa dolori allo stomaco e un po’ di senso di nausea: forse, la colazione ed il mare mosso le hanno giocato un brutto tiro! Io proseguo ancora per un po’, prima di risalire a mia volta sul motoscafo e ripartire in direzione di un altro pezzettino di costa, sempre della stessa isola. L’idea è quella di vedere coralli ancora più colorati, ed in effetti così è: sono così belli (gialli, viola, blu) da rimanere stupiti, ma il mare mosso rende molto difficoltoso il movimento, dato che bisogna sempre andare raso roccia per vedere bene, a causa del fondale che subito degrada, e qualche onda maligna ci spinge molto più del dovuto verso i pericolosi scogli. La Jenny abbandona quasi subito, io la seguirò dopo un po’.
Tornato sull’imbarcazione, vedo che tutti si stanno sganasciando dalle risate, e con il dito la nostra guida mi indica un ombrello, aperto, che galleggia in mezzo al mare! Cos’era successo? La Jenny, nel togliersi le pinne, si era seduta a poppa, credendo di trovare un appoggio, scivolando invece, a testa in giù e a gambe all’aria, fino a raggiungere il motore! La guida, presa dal panico, per prendere la Jenny che si dimenava ridendo, aveva abbandonato tutto quanto, tra cui anche l’ombrello che usava per ripararsi dal sole e che aveva preso il volo, fino ad atterrare sull’acqua azzurra. Incredibile!
Rimesse in ordine le cose, partiamo alla volta di Hòn Tre (“Isola di Bambù”), dove mangiamo un ottimo pesce prima di ritornare alla nostra spiaggia.
Ci resta ancora uno sfizio, prima di rituffarci nella vita vietnamita: una romantica cena per sposini all’Ana Mandara! Ci proviamo per ben due volte, a fare le cose per bene, e cioè a cenare su un molo di legno che dalla spiaggia si protende sopra il mare, ma in entrambi i casi, verso le 18, inizia a piovere. Alla fine “ripieghiamo” al ristorante, nella terrazza vista mare, pasteggiando a base di pesce cotto a vapore e servito in una ciotola calda di argilla, il tutto innaffiato da un fantastico Moët Chandon… Niente di più bello per concludere la nostra permanenza in questo meraviglioso resort!
Purtroppo, la Jenny continua a stare male, con mal di testa, nausea e vomito, ma è forte e non si ferma: rifatte le valigie, siamo pronti per una nuova avventura!