Niente da fare, la Jenny decide di rimanere a letto e quindi, un po’ a
malincuore, la lascio dormire e mi lancio nella città.
Sài Gòn deve il suo nome ai suoi primi abitanti khmer, che la chiamarono
Prey Nokor (nome ancora usato in Cambogia per definire questa città), che
significa “città nella foresta”, e che pian piano la gente iniziò a chiamare
diversamente, fino ad arrivare al nome attuale; prima della colonizzazione
francese, in realtà, esisteva un altro nome per Sài Gòn, e cioè Gia Địn.
Dopo la caduta del Việt Nam del Sud, il 1 maggio 1975 la città assunse
il nuovo nome di Hồ Chí Minh (anche se tutti continuano a chiamarla
Sài Gòn).
Dunque, esco dall’hotel, e l’impatto è assai traumatico perché, appena appena
metto piede fuori dalla porta, un paio di persone mi chiedono se voglio
il cyclo, la moto, la frutta… state calmi! Decido di fare l’elegante e,
pur senza sapere assolutamente dove sono, giro a destra e cammino un po’.
Non appena mi fermo un attimo per guardare la cartina, vengo circondato
da gente che cerca di “aiutarmi” ad ogni costo…
Vagamente capisco dove sono, finisco all’incrocio tra Nguyễn Trãi,
Phạm Ngũ Lão e Cống Quỳnh e vengo marcato a uomo
da un motociclista che, per prima cosa, tira fuori dalla sua giacca un foglietto
di carta con una serie di lettere e di e-mail, tutte con lo stesso argomento:
“Questo motociclista è il migliore di Saigon, fidatevi di lui. Lucia, Italia”;
“I love this motorbiker, he’s funny and knows a lot of things. Mary, UK”.
Io cerco di tagliare corto, e mi allontano salutandolo gentilmente. Passo
per un parco, sbircio la cartina, prendo una scorciatoia, imbocco un’altra
stradina e zac!, ecco spuntarmi di nuovo il personaggio di prima che, come
se mai fosse stato interrotto, continua a parlarmi, mostrandomi questa volta
un foglio che spiega la sua storia. “Sono un ex sergente mandato per anni
nei campi di riabilitazione”. Questo purtroppo è il destino di queste persone,
costrette a vivere da clandestini nella propria città. Ma io voglio andare
a piedi, capire come funziona Sài Gòn… eppure non riesco a spiegarglielo.
Alla fine lo assecondo e gli do appuntamento per il giorno dopo, “alle 10”,
come lui conferma. Addirittura mi scrive ora e data su un foglietto precompilato
di suo pugno, con tutti i suoi dati: la mail, il telefono di casa, il telefono
cellulare… e, davanti a me, aggiunge la scritta “Việt Nam and Italia
good friend”.
Finalmente libero, pianifico la tappa della giornata: pagoda di Phủng
Sơn Từ, Pagoda di Mariamman, Chợ Lớn, Palazzo della
Riunificazione, Museo della guerra.
Proprio mentre mi sto dirigendo verso la prima delle mie tappe, un altro
uomo, questa volta in cyclo, pedala fin sul marciapiede pur di farmi vedere
anche lui le lettere, e anche lui il foglio scritto a macchina che spiega
la sua vita; anche a lui do un appuntamento fittizio e questa volta me la
cavo nel giro di qualche minuto. Qui al sud, il trucco di troncare subito
la conversazione dicendo semplicemente “maybe tomorrow” non funziona, a
differenza del nord dove invece è infallibile! Così, ci metto un po’ a trovare
i nuovi trucchi, ma Turchia docet e dopo un po’, infatti, non mi disturberà
più nessuno.
La Pagoda di Phủng Son Tu mi colpisce per gli splendidi drappi color
rosso fuoco con disegni di draghi, e per le grosse spirali di incenso che
stanno bruciando. In alto, sopra l’altare, c’è ancora un’insegna del 1922,
a ricordo di un viaggio dell’allora presidente delle colonie della Cochinchina.
La Pagoda di Mariamman, invece, è molto particolare perché assolutamente
diversa dalle altre, trattandosi di una pagoda hindu. Purtroppo ci sono
lavori di restauro in corso, e quindi non si riesce ad apprezzare a pieno
l’edificio, ma tutte le innumerevoli statuette di leoni, divinità dai nomi
assurdi (Valambigai, Nadrajar…) e spiriti guardiani, tutte con colori sgargianti
come verde brillante, rosso fuoco, giallo oro, blu cobalto, non possono
non rimanere impressi! La pagoda è molto venerata sia dai pochi hindu che
vivono a Sài Gòn, sia dai cinesi, per cui tutti pregano in rigoroso silenzio,
seguendo degli strani riti.
Mariamman è la divinità più importante per gli abitanti del Tamil Nadu (India
del Sud) e rappresenta le forze naturali del mondo; inoltre, è la dea del
vaiolo e, udite udite, dell’influenza dei polli, ed è sia capace di infliggere
queste malattie, sia di toglierle.
Con un taxi arrivo a Chợ Lớn (“mercato grande”), il distretto
#5 di Sài Gòn. Là, visito le pagode di Phủoc An Hội Quán (una
delle più ricche, dal bellissimo tetto decorato con fregi in ceramica colorata),
Quán Âm (dai pannelli dorati e laccati), Hà Chương Hội Quán
(stupende le sue colonne avvolte da draghi dipinti in rilievo), Thién Hau
(con un bel tetto decorato), e Tam Sơn Hội Quán (ricca di decorazioni
originali), tutte vicine tra di loro, e tutte molto interessanti e particolari.
All’improvviso mi accorgo che si sono fatte le 14, ed ho anche un languorino!
Nella zona non vedo nessun ristorante interessante, cos¡ decido di farmi
una passeggiata a piedi per raggiungere il numero 10 di Hùng Vương;
cammina cammina, a un certo punto noto che il numero civico è ancora al
650! Inoltre, alle 16 chiude il Palazzo della Riunificazione (“Dinh Thống
Nhất”), quindi cambio subito piano: salto il pranzo e, in taxi, volo
in direzione dell’edificio che testimoniò la caduta del Việt Nam del
Sud il 30 aprile 1975. Il cancello che venne sfondato dai carri armati è
tornato bianco ed integro come una volta, mentre l’interno sembra essersi
fermato nel tempo. Si possono visitare le stanze più importanti per la vita
politica del Paese, come quella del Consiglio dei Ministri, quella dedicata
alle Delegazioni Estere e a quelle nazionali; si può vedere la sala dei
giochi del Presidente, e, salendo all’ultimo piano, l’elicottero americano
che fece evacuare le ultime persone proprio mentre i carri armati entravano
a palazzo con la bandiera dei việt cộng e prendeva virtualmente
possesso di tutto il paese, obbligando il generale Minh, in carica come
presidente da ben 43 ore, a dichiarare, con un comunicato radio trasmesso
dalla Sala delle Udienze, la resa e la dissoluzione del Việt Nam del
Sud.
Dopo questo interessantissimo documento storico contemporaneo, mi piacerebbe
concludere la visita del pomeriggio andando al museo della guerra, ma purtroppo
sono le 16 e qui, come oramai so a memoria, tutto chiude. Ne approfitto
allora per tornare alla Delta Adventure Tours, in Phạm Ngũ Lão,
per confermare la prenotazione per due persone alle grotte di Củ Chi:
dopo aver visto una decina di agenzie al mattino, questa qui mi sembra la
migliore, e credo anche di non essermi sbagliato. Pago loro la quota di
$2 a testa (non con i miei $5 usati, che ovviamente mi vengono subito rifiutati!)
e concordo di venire a prenderci all’albergo l’indomani mattina.
Verso le 17 sono di ritorno dalla Jenny, che appena mi vede guarisce improvvisamente
(sarà l’amore?), a tal punto che si prepara per la sera; andiamo allora
a fare qualche compera e a cenare al Lạc Thiên,sempre in Phạm
Ngũ Lão. Il posto è molto buono, ma è buffo notare, ancora una volta,
la perfetta arte imitativa Vietnamita: questo ristorante è la copia identica
dell’originale Lạc Thien di Huế, gestito da un sordomuto (che
anche qui non manca), con la stessa offerta di piatti tipici del posto,
già replicato altre due volte nella stessa Huế!
Finita la cena, torniamo in hotel e, purtroppo, alla Jenny torna il mal
di testa, la nausea, il vomito.
E domani? Riusciremo ad andare insieme a vedere le grotte di Củ Chi?
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