29/9: SÀI GÒN

Niente da fare, la Jenny decide di rimanere a letto e quindi, un po’ a malincuore, la lascio dormire e mi lancio nella città.
Sài Gòn deve il suo nome ai suoi primi abitanti khmer, che la chiamarono Prey Nokor (nome ancora usato in Cambogia per definire questa città), che significa “città nella foresta”, e che pian piano la gente iniziò a chiamare diversamente, fino ad arrivare al nome attuale; prima della colonizzazione francese, in realtà, esisteva un altro nome per Sài Gòn, e cioè Gia Địn. Dopo la caduta del Việt Nam del Sud, il 1 maggio 1975 la città assunse il nuovo nome di Hồ Chí Minh (anche se tutti continuano a chiamarla Sài Gòn).
Dunque, esco dall’hotel, e l’impatto è assai traumatico perché, appena appena metto piede fuori dalla porta, un paio di persone mi chiedono se voglio il cyclo, la moto, la frutta… state calmi! Decido di fare l’elegante e, pur senza sapere assolutamente dove sono, giro a destra e cammino un po’. Non appena mi fermo un attimo per guardare la cartina, vengo circondato da gente che cerca di “aiutarmi” ad ogni costo…
Vagamente capisco dove sono, finisco all’incrocio tra Nguyễn Trãi, Phạm Ngũ Lão e Cống Quỳnh e vengo marcato a uomo da un motociclista che, per prima cosa, tira fuori dalla sua giacca un foglietto di carta con una serie di lettere e di e-mail, tutte con lo stesso argomento: “Questo motociclista è il migliore di Saigon, fidatevi di lui. Lucia, Italia”; “I love this motorbiker, he’s funny and knows a lot of things. Mary, UK”. Io cerco di tagliare corto, e mi allontano salutandolo gentilmente. Passo per un parco, sbircio la cartina, prendo una scorciatoia, imbocco un’altra stradina e zac!, ecco spuntarmi di nuovo il personaggio di prima che, come se mai fosse stato interrotto, continua a parlarmi, mostrandomi questa volta un foglio che spiega la sua storia. “Sono un ex sergente mandato per anni nei campi di riabilitazione”. Questo purtroppo è il destino di queste persone, costrette a vivere da clandestini nella propria città. Ma io voglio andare a piedi, capire come funziona Sài Gòn… eppure non riesco a spiegarglielo. Alla fine lo assecondo e gli do appuntamento per il giorno dopo, “alle 10”, come lui conferma. Addirittura mi scrive ora e data su un foglietto precompilato di suo pugno, con tutti i suoi dati: la mail, il telefono di casa, il telefono cellulare… e, davanti a me, aggiunge la scritta “Việt Nam and Italia good friend”.
Finalmente libero, pianifico la tappa della giornata: pagoda di Phủng Sơn Từ, Pagoda di Mariamman, Chợ Lớn, Palazzo della Riunificazione, Museo della guerra.
Proprio mentre mi sto dirigendo verso la prima delle mie tappe, un altro uomo, questa volta in cyclo, pedala fin sul marciapiede pur di farmi vedere anche lui le lettere, e anche lui il foglio scritto a macchina che spiega la sua vita; anche a lui do un appuntamento fittizio e questa volta me la cavo nel giro di qualche minuto. Qui al sud, il trucco di troncare subito la conversazione dicendo semplicemente “maybe tomorrow” non funziona, a differenza del nord dove invece è infallibile! Così, ci metto un po’ a trovare i nuovi trucchi, ma Turchia docet e dopo un po’, infatti, non mi disturberà più nessuno.
La Pagoda di Phủng Son Tu mi colpisce per gli splendidi drappi color rosso fuoco con disegni di draghi, e per le grosse spirali di incenso che stanno bruciando. In alto, sopra l’altare, c’è ancora un’insegna del 1922, a ricordo di un viaggio dell’allora presidente delle colonie della Cochinchina.
La Pagoda di Mariamman, invece, è molto particolare perché assolutamente diversa dalle altre, trattandosi di una pagoda hindu. Purtroppo ci sono lavori di restauro in corso, e quindi non si riesce ad apprezzare a pieno l’edificio, ma tutte le innumerevoli statuette di leoni, divinità dai nomi assurdi (Valambigai, Nadrajar…) e spiriti guardiani, tutte con colori sgargianti come verde brillante, rosso fuoco, giallo oro, blu cobalto, non possono non rimanere impressi! La pagoda è molto venerata sia dai pochi hindu che vivono a Sài Gòn, sia dai cinesi, per cui tutti pregano in rigoroso silenzio, seguendo degli strani riti.
Mariamman è la divinità più importante per gli abitanti del Tamil Nadu (India del Sud) e rappresenta le forze naturali del mondo; inoltre, è la dea del vaiolo e, udite udite, dell’influenza dei polli, ed è sia capace di infliggere queste malattie, sia di toglierle.
Con un taxi arrivo a Chợ Lớn (“mercato grande”), il distretto #5 di Sài Gòn. Là, visito le pagode di Phủoc An Hội Quán (una delle più ricche, dal bellissimo tetto decorato con fregi in ceramica colorata), Quán Âm (dai pannelli dorati e laccati), Hà Chương Hội Quán (stupende le sue colonne avvolte da draghi dipinti in rilievo), Thién Hau (con un bel tetto decorato), e Tam Sơn Hội Quán (ricca di decorazioni originali), tutte vicine tra di loro, e tutte molto interessanti e particolari.
All’improvviso mi accorgo che si sono fatte le 14, ed ho anche un languorino! Nella zona non vedo nessun ristorante interessante, cos¡ decido di farmi una passeggiata a piedi per raggiungere il numero 10 di Hùng Vương; cammina cammina, a un certo punto noto che il numero civico è ancora al 650! Inoltre, alle 16 chiude il Palazzo della Riunificazione (“Dinh Thống Nhất”), quindi cambio subito piano: salto il pranzo e, in taxi, volo in direzione dell’edificio che testimoniò la caduta del Việt Nam del Sud il 30 aprile 1975. Il cancello che venne sfondato dai carri armati è tornato bianco ed integro come una volta, mentre l’interno sembra essersi fermato nel tempo. Si possono visitare le stanze più importanti per la vita politica del Paese, come quella del Consiglio dei Ministri, quella dedicata alle Delegazioni Estere e a quelle nazionali; si può vedere la sala dei giochi del Presidente, e, salendo all’ultimo piano, l’elicottero americano che fece evacuare le ultime persone proprio mentre i carri armati entravano a palazzo con la bandiera dei việt cộng e prendeva virtualmente possesso di tutto il paese, obbligando il generale Minh, in carica come presidente da ben 43 ore, a dichiarare, con un comunicato radio trasmesso dalla Sala delle Udienze, la resa e la dissoluzione del Việt Nam del Sud.
Dopo questo interessantissimo documento storico contemporaneo, mi piacerebbe concludere la visita del pomeriggio andando al museo della guerra, ma purtroppo sono le 16 e qui, come oramai so a memoria, tutto chiude. Ne approfitto allora per tornare alla Delta Adventure Tours, in Phạm Ngũ Lão, per confermare la prenotazione per due persone alle grotte di Củ Chi: dopo aver visto una decina di agenzie al mattino, questa qui mi sembra la migliore, e credo anche di non essermi sbagliato. Pago loro la quota di $2 a testa (non con i miei $5 usati, che ovviamente mi vengono subito rifiutati!) e concordo di venire a prenderci all’albergo l’indomani mattina.
Verso le 17 sono di ritorno dalla Jenny, che appena mi vede guarisce improvvisamente (sarà l’amore?), a tal punto che si prepara per la sera; andiamo allora a fare qualche compera e a cenare al Lạc Thiên,sempre in Phạm Ngũ Lão. Il posto è molto buono, ma è buffo notare, ancora una volta, la perfetta arte imitativa Vietnamita: questo ristorante è la copia identica dell’originale Lạc Thien di Huế, gestito da un sordomuto (che anche qui non manca), con la stessa offerta di piatti tipici del posto, già replicato altre due volte nella stessa Huế!
Finita la cena, torniamo in hotel e, purtroppo, alla Jenny torna il mal di testa, la nausea, il vomito.
E domani? Riusciremo ad andare insieme a vedere le grotte di Củ Chi?