12-13/9: MILANO – HÀ NỘI

 

Ci alziamo alle 5.50 del mattino per prendere, a Malpensa, l’aereo della Lufthansa delle 09.35, con destinazione Francoforte; da là, alle 12.30 un secondo aereo, questa volta della Malaysian Airlines, ci porterà a Kuala Lumpur da dove, infine, un terzo aereo della stessa compagnia ci farà atterrare, attorno alle 12.30, ad Hà Nội, la capitale, a nord del Paese: un viaggio lungo circa 12.500 chlometri e di 21h55m effettive, che però, tra attese agli aeroporti ed il fuso orario (GMT +6), ci tiene in ballo per 27 ore.

Arrivati all’aeroporto Nội Bài, siamo pronti a fronteggiare il serissimo “plotone d’esecuzione” composto da militari che controllano i documenti. Vado io per primo, con in mano il foglio del visto (procuratoci dall’agenzia di viaggi italiana) scritto in inglese e vietnamita, che non riesco a consegnare perché chi mi sta di fronte guarda solo il passaporto e, sfoglia che ti risfoglia, ovviamente non trova quello che cerca; finalmente mi guarda e mi chiede “visa?”, e quando (alleluia!) capisce che è un po’ che sto cercando di dargli il foglio che cerca, ecco che scatta il colpo di scena: bisogna fare un’altra fila da un’altra parte per farsi rilasciare un adesivo da attaccare al passaporto, e poi ritornare a fare la fila da lui. Due code e circa 40 minuti dopo, riusciamo a mettere ufficialmente piede in suolo vietamita, e subito siamo accolti da quattro persone con due cartelli recanti in grande i nostri nomi. Le prime tre sono le ragazze dell’agenzia “Amo l’Oriente”, che, parlando una specie di anglo-francese (“ici you have the réservations”), ci consegnano i biglietti dei voli interni ridacchiando in maniera molto divertente ogni trenta secondi; la quarta è il tassista che, come richiesto via mail prima di partire, ci è venuto a prendere all’aeroporto per portarci al nostro primo hotel, il Prince Hotel 1, situato in Lương Ngọc Quyến 51, nel centro storico di Hà Nội.

I 35 chilometri che ci separano dalla nostra meta sono sensazionali: a parte un caldo umido micidiale che ci avvolge appena ci affacciamo sulla strada (36 gradi con umidità all’80%), quello che ci colpisce è lo strano traffico cittadino: si vedono solo motorini, con a bordo tre, quattro, anche sei persone, mentre trasportano qualunque tipo di materiale: dalla verdura, a taniche e taniche di benzina; da intere porte a secchi pieni di vernice; da decine di sacchi di patate a centinaia di mazzi di fiori. I motorini sono così carichi che spesso neppure si riesce a vedere il conducente, e questi, quando (spesso, peraltro) perde la merce per la strada, non si fa alcuna remora: parcheggia la moto ovunque si trovi (anche se completamente in mezzo alla carreggiata), scende, rimette il carico al suo posto e via, riparte come se nulla fosse. Tutti vanno pianissimo, direi a 30Km/h al massimo, e tutti, ma proprio tutti, suonano il clacson non tanto per farsi largo, quanto per far sapere agli altri della propria presenza. Ogni tanto passano anche delle automobili, che paiono gigantesche di fronte a tutte queste moto, e come lieto contorno troviamo anche una marea di biciclette, che quasi sempre sono guidate da studenti e studentesse, quest’ultime vestite nel loro tradizionale abito, l’áo dài. Le bici sono tante, perché, come saprete se avete letto la storia del Việt Nam, quasi il 30% della popolazione vietnamita, che è di circa 82 milioni di abitanti, ha meno di 14 anni!

Un’ora di viaggio ed arriviamo, finalmente, per scoprire che l’hotel è davvero perfetto: con $18 a notte abbiamo una doppia con bagno interno, TV satellitare, aria condizionata e colazione inclusa. Piccolo dettaglio, il rapporto tra dollaro americano e đồng Vietnamita è fisso (1 US$ = 15800 đồng) e poiché, praticamente anche lui con cambio fisso, 19300 đồng fanno un euro, ne consegue che il cambio euro-dollaro ci è sempre abbastanza favorevole (vale infatti 1,22) e che si può ragionare nelle care e vecchie lire: basta dividere il valore della valuta locale per dieci. Questo vuol dire, ad esempio, che i 18 dollari che spendiamo per dormire qui ad Hà Nội, sono circa 28.000 lire, o, se volete, €14!

Stanchi morti, ci buttiamo a letto in modo da ricaricarci un po’ prima di lanciarci nel caos della capitale, e quando siamo pronti per uscire, verso le 18, è già notte fonda. I marciapiedi praticamente sono “marciamoto” perché vengono usati quasi esclusivamente come parcheggio, e così siamo costretti a camminare lungo la carreggiata, tra i mezzi che ci sfiorano suonando; il tutto viene reso un po’ più complicato dalla scarsità dell’illuminazione, che ci obbliga a percorrere dei tratti quasi al buio, ma il bello è che non abbiamo mai la sensazione di trovarci in pericolo. Arrivati in prossimità del lago Hoàn Kiếm (“spada recuperata”, dal nome di una leggenda vietnamita), affrontiamo anche noi la famosa “prova” descritta dalla guida e da altri viaggiatori: attraversare la strada. Si può dire che i semafori non esistano, perché, anche quando ci sono, non vengono rispettati da nessuno, e quindi qualunque momento è buono per partire in direzione del “marciamoto” opposto; andando lentamente ed a velocità costante, senza frenare, senza scartare, senza accelerare, i motociclisti hanno il tempo per capire la nostra traiettoria e schivarci di conseguenza. È fatta! Siamo passati indenni e siamo “al sicuro” dall’altra parte.

Dopo aver gironzolato un po’, giunge anche l’ora della nostra prima cena in terra asiatica; la Jenny, incaricata del “fattore cibo”, consulta rapidamente la Lonely Planet e mi porta al “Little Hanoi”, in Hàng Giầi 21, molto vicino al nostro hotel. Subito notiamo che, in quella stessa via, di “Little Hanoi” ce ne sono due, quasi uno di fronte all’altro! Inizialmente consideriamo la cosa pura coincidenza, ma poi scopriremo che si tratta di una vera e propria costante: ci sono infatti un sacco di posti che si chiamano nello stesso modo, e più di qualcuno afferma di essere ”l’originale”! Così non sei mai sicuro di andare dove vorresti veramente… incredibile! Forse, però, è ancora più incredibile quello che leggiamo nella guida a proposito dell’acqua naturale: nel 1920, i francesi crearono “La vie”, un’acqua in bottiglia che ebbe molto successo, e da quel momento nacquero un sacco di cloni. “La vie” esiste ancora oggi, ed è una delle acque più vendute, ma chi si volle differenziare cambiò il nome della marca in “La vite” (la veloce) ma anche in “La Vi”, “La Ve”, “La Vu” e persino “La violée” (la violentata)…

In ogni caso, al “Little Hanoi” mangiamo dell’ottima carne di maiale con condimento di verdurine davvero fantastiche, anche se devo battagliare con ‘sti benedetti bastoncini cui non sono molto avvezzo e che mi fanno disperare ogni volta che devo prendere un boccone…

Già che siamo in giro, ne approfittiamo per andare nella prima agenzia viaggi della Sinh Café che troviamo: sono tutte uguali, a gestione statale, e organizzano di tutto, tra cui anche quello che ci interessa: un’escursione di due giorni alla baia di Hạ Long con pernottamento in barca, che fissiamo per il 17 e 18 alla cifra di 982.000 đồng.

Infine, cerchiamo di perfezionare l’operazione già tentata senza successo in aeroporto: prelevare dollari, per usarli soprattutto nei pagamenti di tour ed hotel. Visto che le macchinette dispensano solo đồng e solo per un massimo di 2 milioni, andiamo in Lê Thái Tổ, in una delle banche più importanti, l’australiana/neo zelandese ANZ, aperta 24 ore su 24. Tramite carta di credito (viene accettata solo la VISA) riesco a prelevare denaro, ma non quanto vorrei: apparentemente, non accettano più di $200, ma direi che per il momento ci basta.

Siamo un po’ stanchi, e così si va a nanna presto: domani inizia la visita alla città e vogliamo essere in forma!