La prima tappa della giornata è il monumentale mausoleo di Hồ Chí
Minh, che chiude alle 11 del mattino e che dunque ci obbliga ad alzarci
abbastanza presto. Alle 9, dopo un giro in cyclo, siamo già al cancello
d’ingresso, pronti a depositare lo zaino, come ci viene richiesto per motivi
di sicurezza e di rispetto nei confronti del grande rivoluzionario, uomo
di Stato, Primo Ministro e Presidente del Việt Nam del Nord. Dopo
dieci metri, troviamo un altro ingresso ed un altro controllo (!), questa
volta ai raggi X, dove ci scambiano i cellulari con un numerino. Finalmente,
siamo pronti a fare la lunga ma veloce coda che ci porterà all’interno del
mausoleo. Inutile dire che la solennità, la rigidezza del protocollo ed
il numero di militari impettiti dispiegati è immane. Nel silenzio più assoluto,
in mezzo a vietnamiti provenienti da ogni parte del Paese, saliamo le scale
che ci portano alla tomba di Bác Hồ (“zio Ho”, come viene chiamato
da queste parti); all’improvviso, un militare abbaia qualcosa di terribile
alla ragazza di fronte a me, e lei, timorosa, in un millesimo di secondo
si strappa il cappello dalla testa! Poco dopo, all’entrata della tomba vera
e propria, esito un secondo di troppo ed ecco che uno zelante militare mi
spinge in avanti. Si respira un’aria surreale: mentre percorriamo il corridoio
ad U, alla nostra sinistra, maestosa, una teca con il corpo imbalsamato
di Hồ Chí Minh presenzia la silenziosissima stanza. Quattro soldati,
armati, gli fanno la guardia. La visita dura sì e no un minuto, e poi subito
si scende per delle altre scale, che danno sul retro del mausoleo. A questo
punto, con il numerino recuperiamo i cellulari (ma non macchine fotografiche
e videocamera, che rimangono all’entrata, nello zaino!) e possiamo proseguire
con il giro, che ci conduce verso il cortile ed il parco, per visitare quella
che fu la residenza di Hồ Chí Minh dal 1958 al 1969, l’anno della
sua morte. Entriamo per un altro cancello, assieme ad un’orda di vietnamiti,
e subito s’ode un suono prolungato di un fischietto. Per abitudine, ci giriamo,
e vediamo, in lontananza, un signore che dalla biglietteria si sbraccia
verso la nostra direzione. Ci sta richiamando all’ordine perché non abbiamo
pagato i 5000 đồng del biglietto! Probabilmente siamo gli unici
a versare questo piccolo contributo… e finalmente ci possiamo godere il
posto meraviglioso in cui si ritirava Bác Hồ per meditare, leggere,
studiare.
All’interno troviamo anche la bellissima Pagoda con una sola colonna, fatta
erigere dall’imperatore Lý Thai Tổng per ringraziare la dea della
misericordia in seguito alla nascita di un erede maschio.
Raggiunta l’uscita, ci rendiamo conto che possiamo ritornare a prendere
gli zaini e rientrare alla residenza da un’altra parte, in tempo prima che
chiuda. Quando, con armi e bagagli, ripassiamo davanti al mausoleo, che
è già chiuso, i militari ci fanno ampi gesti di allontanarci! In realtà,
basta camminare sul marciapiede opposto, quindi un po’ più lontani dallo
zio Hồ, che nessuno ci dice più niente, e così riusciamo a rifarci
il giro della residenza documentando il tutto.
Abbandoniamo questo luogo così imperioso e suggestivo per compiere una lunga
passeggiata in direzione del lago Hồ Tâye vedere così la pagoda Tran
Quốc (“difesa nazionale”). Purtroppo arriviamo proprio all’ora di
chiusura, e allora ne approfittiamo per andare a mangiare dell’ottimo pesce
in una via là vicino, così come suggeritoci dalla Lonely Planet. Oh, cerca
di qua, cerca di là, di questa via “piena zeppa di ristorantini di pesce”
noi non vediamo neanche l’ombra! Prima chiediamo ad una studentessa, che
ci dice di andare sempre dritti, ma dopo un po’ capiamo che sicuramente
la strada non è quella; torniamo indietro e chiediamo ad un'altra persona,
che sembra proprio non capire nulla di quello che gli chiediamo! Gli mostro
il termine “pesce” scritto in vietnamita, gli faccio il gesto di mangiare,
gli mostro la strada… ma lui prima si protende in sforzi gutturali come
se avesse tutto il discorso sulla punta della lingua, poi vaga con il dito
sulla cartina, poi ci guarda scuotendo il capo. Riesce solo a puntare il
dito dalla parte opposta rispetto a quanto fatto dalla ragazza precedente
e a dirci “yes”. Cerchiamo ancora un po’, poi si abbatte su di noi uno scroscio
micidiale d’acqua che per fortuna dura solo pochi minuti; infine, stanchi
ed affamati, rinunciamo (anche perché in zona non vediamo nulla che venda
cibo, ma solo postazzi) e ritorniamo alla nostra pagoda, che è bellissima
e che nel frattempo ha aperto. Si tratta di una delle più antiche pagode
di tutto il Việt Nam; eretta attorno al 1630, la sua bellezza è data
dai numerosi monumenti funebri dedicati ai monaci.
Subito dopo, evitando le varie richieste di un giro in cyclo, peraltro discrete
e mai insistenti come in Turchia, ci rechiamo al vicino tempio di Quan Than,
eretto durante la dinastia dei Lý (XI-XIII sec), che però non ci dice molto
(a parte i draghi estremamente kitch sui muri e sulle colonne).
Finalmente, poco prima che chiuda (sono le 16), riusciamo a mangiare un
boccone in un posto esteticamente carino, dal nome “Cyclo Bar & Restaurant”,
con delle sedie a forma di cyclo modificati, ma dove il cibo non è invece
nulla di spettacolare.
Rapido passaggio in albergo, doccia, breve riposo e via, siamo di nuovo
fuori per andare a cena al bellissimo Hà Nội Garden, in Phố
Hang Manh, e terminare la serata con una passeggiata che ci porta a Phố
Trang Tiến, dove si trova la gelateria più frequentata dagli abitanti
di Hà Nội. Ci aspettiamo qualcosa di lussuoso, ed invece si tratta
di un’enorme galleria al coperto, usata per l’80% come parcheggio di motociclette
(arrivano sino ai tavolini!), alla fine della quale ci sono tre frigoriferi
e tre vietnamiti che, indaffaratissimi, ti danno uno dei due tipi di gelato
in vendita. L’unica cosa che capiamo dal “menu” è la parola “sô cô la”,
classica derivazione dal francese “chocolat”; beh, nonostante la forma,
la modalità di consegna e l’ambiente sembrino alquanto a rischio, il gelato
è buono e non avremo di che lamentarci.
Torniamo in albergo, in cyclo, contenti e pronti per andare ad Hạ
Long.
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