Alle 5, puntuale, la sveglia suona, ma ci rendiamo purtroppo conto che
sta letteralmente diluviando! A malincuore, rinunciamo all’idea di inzupparci
con il rischio di non vedere nessuno, e ce ne torniamo a letto.
Qualche ora più tardi, sempre sotto il diluvio, per $6 ci attende un taxi
che ci porterà all’aeroporto. Suona durante il tragitto, si ferma a far
benzina, imbocca strade che solo lui conosce (non c’è neppure un cartello
stradale lungo tutto il percorso!), ed alla fine arriviamo a destinazione
con un pelo di anticipo. Cerchiamo il nostro volo e, sorpresa sorpresa,
non lo troviamo! Al banco del check-in c’è un foglio, e solo allora scopriamo
che la Vietnam Airlines ha deciso, guarda caso proprio oggi, di riorganizzare
il proprio orario voli; pertanto, noi non partiremo più alle 12.40 come
previsto, ma alle 15.10. Ci viene dato un buono (per una bibita!) ed inizia
una lunga attesa. Verso le 15 un altro annuncio, questa volta per un ritardo:
il nostro aereo, che proviene da un’altra città, arriverà tra mezz’ora circa,
e quindi la nuova partenza è per le 15.45. Finalmente, incredibile!, ci
imbarchiamo, ma dopo una decina di minuti il comandante ci informa che ci
sono dei “problemi tecnici” a bordo; ci chiede di scendere e tornare alla
nostra amata sala d’attesa. Riusciremo a salire (sullo stesso aereo di prima!)
solamente attorno alle 17, per toccare suolo alle 18, 600 chilometri dopo.
La giornata è persa, e con essa anche una parte dei nostri piani.
Con un taxi raggiungiamo l’hotel Bỉnh Dương III, che, scopro,
ha cambiato indirizzo e-mail, vanificando quindi il mio tentativo di prenotazione
da Milano. Il posto è assolutamente fantastico, dato che per $18 possiamo
usufruire di una doppia con bagno incluso, balcone, computer in stanza con
connessione gratuita ad internet via cavo, e colazione inclusa servita direttamente
in camera!
Cerchiamo di sfruttare quel che resta del giorno per organizzare il tour
delle tombe reali lungo il Fiume dei Profumi; cercando le agenzie di viaggi
citate dalla Lonely Planet finiamo in vie buissime dove, all’improvviso,
un frastuono immane ci lascia di stucco: siamo finiti nel bel mezzo della
“festa di metà autunno” (Trung Thu), e le strade sono animate da un numero
indecifrabile di ragazzini vestiti con i costumi tradizionali, che ballano,
battono tamburi, suonano fischietti, gridano, camminano sui trampoli… insomma,
fanno un baccano infernale. Veniamo persino intervistati da due studentesse
universitarie che, emozionatissime, ci fanno un sacco di domande ma poi
non capiscono quasi mai le nostre risposte, e che più che altro muoiono
dalla voglia di sapere da quale parte del mondo veniamo. Finalmente, troviamo
due agenzie che però non ci soddisfano né come programmi, che sono troppo
lunghi, né come qualità, e decidiamo di affidarci direttamente al nostro
hotel: il nostro amico alla reception ci sembra davvero sveglio ed in gamba!
Infatti, pronti via ci organizza per $12 un tour privato alle tombe: in
questo modo potremo vedere quello che vogliamo, e rientrare in tempo per
visitare la cittadella prima che chiuda (qui in Việt Nam chiude tutto
sempre così presto!).
Gli chiediamo inoltre di comprare i biglietti del treno Huế - Đà
Nẵng delle 7.50: andare in stazione e cercare di comprarseli da soli
è un’impresa impossibile se non parli un fluente vietnamita!
Sempre su suo consiglio, andiamo a cenare poco lontano, al Xuan Trang, che
è a tutti gli effetti un garage! Si mangia però del pesce divino, e, a ben
guardare, il garage non è poi neppure così tanto brutto! Si tratta in pratica
di una casa-ristorante perché in fondo, finiti i tavoli degli avventori,
iniziano i tavoli privati, dove c’è una signora, che presumiamo sia la nonna,
che pulisce la verdura; un bimbo fa i compiti con il suo dizionario di inglese
sul tavolino; un altro invece guarda la TV. È un posticino molto intimo
e familiare; bisogna solo riuscire a resistere al costante ed odioso suono
di chi, regolarmente, tira su col naso tutto il catarro per poi sputarlo
poco più in là: devo appellarmi a tutte le mie forze per non vomitare il
cibo che sto mangiando…
Ad un certo punto un fragore assordante ci penetra nelle orecchie: uno dei
mille gruppetti di bambini, con il suo armamentario ambulante, entra addirittura
nel ristorantino e vediamo questo drago tutto rosso e giallo, della lunghezza
di due persone, danzare e correre tra un tavolo e un altro senza sosta per
una decina di minuti. Dopo aver tirato giù qualche posata e qualche bicchiere,
la nonna li manda via, e questi ripartono spostandosi di casa in casa, di
ristorante in ristorante, di via in via per tutta la notte.
Noi li abbandoniamo, dato che l’indomani ci sveglieremo alle 6.30 del mattino:
il fragore, quello no, non ci abbandonerà neppure in stanza!