18/9: HÀ NỘI – HUẾ

 

Alle 5, puntuale, la sveglia suona, ma ci rendiamo purtroppo conto che sta letteralmente diluviando! A malincuore, rinunciamo all’idea di inzupparci con il rischio di non vedere nessuno, e ce ne torniamo a letto.
Qualche ora più tardi, sempre sotto il diluvio, per $6 ci attende un taxi che ci porterà all’aeroporto. Suona durante il tragitto, si ferma a far benzina, imbocca strade che solo lui conosce (non c’è neppure un cartello stradale lungo tutto il percorso!), ed alla fine arriviamo a destinazione con un pelo di anticipo. Cerchiamo il nostro volo e, sorpresa sorpresa, non lo troviamo! Al banco del check-in c’è un foglio, e solo allora scopriamo che la Vietnam Airlines ha deciso, guarda caso proprio oggi, di riorganizzare il proprio orario voli; pertanto, noi non partiremo più alle 12.40 come previsto, ma alle 15.10. Ci viene dato un buono (per una bibita!) ed inizia una lunga attesa. Verso le 15 un altro annuncio, questa volta per un ritardo: il nostro aereo, che proviene da un’altra città, arriverà tra mezz’ora circa, e quindi la nuova partenza è per le 15.45. Finalmente, incredibile!, ci imbarchiamo, ma dopo una decina di minuti il comandante ci informa che ci sono dei “problemi tecnici” a bordo; ci chiede di scendere e tornare alla nostra amata sala d’attesa. Riusciremo a salire (sullo stesso aereo di prima!) solamente attorno alle 17, per toccare suolo alle 18, 600 chilometri dopo. La giornata è persa, e con essa anche una parte dei nostri piani.
Con un taxi raggiungiamo l’hotel Bỉnh Dương III, che, scopro, ha cambiato indirizzo e-mail, vanificando quindi il mio tentativo di prenotazione da Milano. Il posto è assolutamente fantastico, dato che per $18 possiamo usufruire di una doppia con bagno incluso, balcone, computer in stanza con connessione gratuita ad internet via cavo, e colazione inclusa servita direttamente in camera!
Cerchiamo di sfruttare quel che resta del giorno per organizzare il tour delle tombe reali lungo il Fiume dei Profumi; cercando le agenzie di viaggi citate dalla Lonely Planet finiamo in vie buissime dove, all’improvviso, un frastuono immane ci lascia di stucco: siamo finiti nel bel mezzo della “festa di metà autunno” (Trung Thu), e le strade sono animate da un numero indecifrabile di ragazzini vestiti con i costumi tradizionali, che ballano, battono tamburi, suonano fischietti, gridano, camminano sui trampoli… insomma, fanno un baccano infernale. Veniamo persino intervistati da due studentesse universitarie che, emozionatissime, ci fanno un sacco di domande ma poi non capiscono quasi mai le nostre risposte, e che più che altro muoiono dalla voglia di sapere da quale parte del mondo veniamo. Finalmente, troviamo due agenzie che però non ci soddisfano né come programmi, che sono troppo lunghi, né come qualità, e decidiamo di affidarci direttamente al nostro hotel: il nostro amico alla reception ci sembra davvero sveglio ed in gamba! Infatti, pronti via ci organizza per $12 un tour privato alle tombe: in questo modo potremo vedere quello che vogliamo, e rientrare in tempo per visitare la cittadella prima che chiuda (qui in Việt Nam chiude tutto sempre così presto!).
Gli chiediamo inoltre di comprare i biglietti del treno Huế - Đà Nẵng delle 7.50: andare in stazione e cercare di comprarseli da soli è un’impresa impossibile se non parli un fluente vietnamita!
Sempre su suo consiglio, andiamo a cenare poco lontano, al Xuan Trang, che è a tutti gli effetti un garage! Si mangia però del pesce divino, e, a ben guardare, il garage non è poi neppure così tanto brutto! Si tratta in pratica di una casa-ristorante perché in fondo, finiti i tavoli degli avventori, iniziano i tavoli privati, dove c’è una signora, che presumiamo sia la nonna, che pulisce la verdura; un bimbo fa i compiti con il suo dizionario di inglese sul tavolino; un altro invece guarda la TV. È un posticino molto intimo e familiare; bisogna solo riuscire a resistere al costante ed odioso suono di chi, regolarmente, tira su col naso tutto il catarro per poi sputarlo poco più in là: devo appellarmi a tutte le mie forze per non vomitare il cibo che sto mangiando…
Ad un certo punto un fragore assordante ci penetra nelle orecchie: uno dei mille gruppetti di bambini, con il suo armamentario ambulante, entra addirittura nel ristorantino e vediamo questo drago tutto rosso e giallo, della lunghezza di due persone, danzare e correre tra un tavolo e un altro senza sosta per una decina di minuti. Dopo aver tirato giù qualche posata e qualche bicchiere, la nonna li manda via, e questi ripartono spostandosi di casa in casa, di ristorante in ristorante, di via in via per tutta la notte.
Noi li abbandoniamo, dato che l’indomani ci sveglieremo alle 6.30 del mattino: il fragore, quello no, non ci abbandonerà neppure in stanza!