19/9: HUẾ

 

La colazione arriva buonissima e puntuale in stanza, ed alle 6.50, dieci minuti prima del pattuito, siamo alla reception ad attendere l’inizio del tour. Si fanno le 7, si fanno le 7.20, e non arriva nessuno… compariranno due ragazze in motocicletta solo alle 7.45, dopo aver ricevuto dall’hotel almeno una decina di telefonate di sollecito. Partiamo abbastanza a manetta, due su una moto e due su un’altra, e non so bene dove mettere le mani per non cascare: se abbraccio la ragazza, chissà cosa pensa (e cosa pensa la Jenny!); se non abbraccio nessuno, volo via al primo incrocio preso contromano e col rosso; alla fine, metto le mani sulle spalle e ci buttiamo alla sperindio.
Arrivati al fiume, il barcaiolo ha già in mente tutto un suo piano, che prontamente smontiamo dicendogli esattamente quali tombe andare a vedere. Partiamo, finalmente, e anche se il Fiume dei Profumi (“Hương Giang”) non profuma molto, è di un rosso bordeaux impressionante. La prima fermata è la pagoda di Thiên Mụ, che si affaccia al fiume e che quindi raggiungiamo scendendo direttamente dalla barca.
Questa pagoda è considerata il simbolo di Huế, con la sua torre ottagonale eretta nel 1844 ed alta 21 metri; la pagoda stessa, invece, è del 1601 e fu fatta erigere durante la dinastia degli Nguyễn in seguito all’apparizione della fata Thiên Mụ. Qui troviamo un Buddha che ride, e soprattutto la foto e l’auto del monaco buddista Thích Quảng Ðức, che era di queste parti e che si bruciò vivo, a Sài Gòn, per protestare contro la politica fortemente antibuddista dell’allora presidente Diệm.
Risaliamo in barca, con destinazione le tombe di alcuni dei più importanti imperatori della dinastia Nguyễn. La prima meta è Tự Đức, e dopo l’attracco una breve salitina ci porta ad uno spiazzo dove sono parcheggiati vari mototaxi (“xe om” o “motorbike”, che i vietnamiti pronunciano “motobai”): la tomba infatti non è ubicata in prossimità del fiume, anzi. I motociclisti però ci dicono che andremo a vedere due tombe, la prima delle quali è Khải Đinh. Accettiamo perché comunque è una delle quattro che vogliamo vedere, ma la cifra che ci chiedono è esorbitante: 120.000 đồng contro i 20.000 che consiglia la Lonely Planet. Parte una lunghissima contrattazione che non porta però molto lontano: ci accordiamo infatti per $3 a testa (cioè circa 100.000 đồng). La strada sembra non finire mai, il tragitto durerà 20 minuti, tanto che inizio a pensare che ci stiano portando chissà dove. Alla fine, però, arriviamo proprio a Khải Đinh, paghiamo i 55.000 đồng per l’entrata e rimaniamo esterrefatti per la bellezza di questa eccezionale tomba!
Khải Đinh, uomo assolutamente chiuso, conservatore al massimo, regnò dal 1916 al 1925, e volle per sé una tomba assolutamente sfarzosa (la costruzione durò 11 anni!) e lontana dalle tradizioni secolari: tutto ha una forte impronta occidentale, ed anche le sculture che ritraggono mandarini o vietnamiti sono comunque molto meno orientali di tante altre. Assolutamente da non perdere è il cortile centrale, al secondo piano, dove sono schierate statue di elefanti, cavalli, mandarini civili e militari con dei dettagli straordinari. Anche la tomba vera e propria, al terzo ed ultimo piano, raggiungibile con una lunga scalinata, è incredibilmente decorata con frammenti di porcellana e vetro che non capisci se ti stupiscono per la loro coloratissima bellezza o per la loro cacocromia inserita in un contesto assolutamente kitch.
Altro giro di moto e siamo a Tự Đức. Questa tomba si trova in un bosco di frangipani, e funse da residenza dell’imperatore dal 1848 al 1883. Egli aveva qui la sua riserva privata di caccia, le sue innumerevoli mogli (104, e neppure un figlio!), il suo padiglione per cantare e recitare, il suo teatro, un tempio (bellissimo) dedicato alla povera mamma morta, la sua bella stele (la più grande del Việt Nam!), la tomba di una delle sue moglii più amate e di suo figlio adottivo.
La tomba di Tự Đức, però, non ospita il corpo dell’imperatore, che venne segretamente sepolto altrove da 150 fedeli soldati che, per sicurezza, vennero tutti sgozzati al termine dell’operazione.
Tự Đức (1829-1883) era un personaggio assai conservatore: si oppose alla presenza di qualunque straniero in Việt Nam, e soprattutto alla presenza dei cristiani, che considerava seguaci di una “dottrina perversa”. In seguito a questa fortissima chiusura religiosa, la Francia ebbe un pretesto per invadere il Việt Nam.
Qualcuno si chiederà perché ho scritto che siamo andati a vedere le tombe della dinastia Nguyễn, se poi nessuno porta questo nome. In realtà, gli imperatori usavano degli pseudonimi che, teoricamente, avrebbero dovuto meglio rappresentarli. Tự Đức, ad esempio, vuol dire “eredità di virtù” ed il vero nome dell’imperatore è Nguyễn Phúc Thì.
Il tempio a lui dedicato si chiama Dực Tổng e la tomba, invece, Khiêm Lăng (“modesto”, perché cercò, in quella enorme stele, di spiegare al popolo gli errori che aveva fatto e che riconobbe poco prima della morte). Come vedete, mille nomi per identificare sempre lo stesso personaggio!
Tornati alla barca, ci prendiamo le due lattine di coca-cola che il timoniere sta cercando di venderci sin dall’inizio del viaggio, e gli chiediamo di proseguire per Minh Mạng, la tomba più bella. A questo punto, la reazione dell’uomo è strana: dice che la tomba è troppo lontana, che ci vuole almeno un’ora per andare, e che lui è intenzionato a riportarci a Huế. Ovviamente, noi non siamo d’accordo ed insistiamo, ma vuoi che lui è cocciuto, vuoi che non capisce bene l’inglese, prima chiama a sé una donna spuntata fuori da un’altra barca, e poi ci insegue perché nel frattempo gli abbiamo comunicato che noi, sia a Minh Mạng che a Huế, ci andremo in moto, e stiamo già sbarcando. Raggiungiamo lo spiazzo di prima ed inizio a cercare il mio motociclista, ma mi sembrano tutti uguali! Li saluto tutti, mi avvicino a tutti, trattenuto dalla Jenny che ride perché, invece, lei sì si rende conto che mi sto sbagliando ogni volta! Si forma un capannello di motociclisti, tutti pronti a dirmi che sono amici di quelli di prima, e chiediamo ai due più zelanti quanto vogliono per un viaggione del genere, lungo più del doppio di quello precedente. Con sorpresa, ci chiedono solo $4, uno in più di prima, e quindi accettiamo subito. Questi però non partono perché i nostri “inseguitori” sono molto preoccupati della cosa, ed evidentemente ciò preoccupa il business futuro dei motociclisti: se noi non paghiamo la barca, la barca perderà il lavoro, e con essa anche i motociclisti… Questi vietnamiti sembrano vivere una sorta di mondo fatto a domino, dove la prima mattonella decide la sorte di tutta una lunghissima catena.
In ogni caso, la Jenny promette alla signora che la pagherà, io prometto un dollaro extra al nostro amico se parte immanintenti (gli accendo io la moto!) e finalmente si va, tra parentesi lungo la stessa strada che ci aveva già portato a Khải Đinh e che è costeggiata dal fiume dei Profumi: capiamo così che il barcaiolo poteva portarci in barca anche a Khải Đinh e che avremmo speso molto meno denaro, da là, a raggiungere la tomba im moto…
Tanta fatica, comunque, valeva la pena, perché questa tomba è davvero maestosa e spettacolare. È bello camminare su ponticelli di pietra che sovrastano un laghetto a forma di semiluna, o guardare il rilassante “Lago della chiarezza perfetta”. Dopo tempietti e pagodine intermedie, una lunga scalinata porta alla tomba di Minh Mạng che… non è altro che un mucchio di terra nascosto da una porta di ferro socchiusa e bloccata da un catenaccio arrugginito!
Minh Mạng (1791-1841) era un forte seguace della conservatrice politica confuciana, e per questo motivo sotto di lui il Việt Nam non conobbe alcun tipo di innovazioni. La forte ostilità alla religione cristiana fu il la che diede inizio alla colonizzazione francese in Việt Nam.
Il colpo di scena del tragitto in moto si rivela utile per il pomeriggio, dato che in questo modo ci facciamo portare direttamente alla cittadella, recuperando un po’ del tempo perduto alla mattina. Abbiamo una fame pazzesca e purtroppo non c’è nessun ristorantino da quelle parti; ne approfittiamo per comprarci, alla modica cifra di 20.000 đồng (2000 lire, un euro), un buonissimo bưởi, molto simile ad un pompelmone gigante, che ci disseta e ci sazia allo stesso tempo.
La cittadella (Kinh Thánh) venne costruita a partire dal 1804 da Gia Long, due anni dopo la proclamazione di Huế come nuova capitale, e venne recintata da mura alte 6 metri ed estese per 2,5 km; all’interno, vi erano diversi edifici, tra cui la Città Imperiale (Đại Nội), dove l’imperatore svolgeva tutte le funzioni ufficiali. Poi c’erano le sale dei mandarini, il palazzo dedicato ai ricevimenti ufficiali, e soprattutto la città purpurea proibita (Tử cấm thành), ossia la residenza privata dell’imperatore, che purtroppo oggi è un prato verde con qualche raro mattone, visto che venne distrutta dai raid aerei americani durante l’offensiva del Tết del 1968.
La città imperiale segna anche un altro importante passaggio storico: la fine della dinastia degli Nguyễn, quando l’ultimo imperatore, Bảo Đại, abdica nel 1945 in favore di Hồ Chí Minh.
Visto che restiamo solamente un giorno in questa meravigliosa città, decidiamo di farci una cena super in un ristorante di lusso, il Tịnh Gia Viên in Lê Thánh Tổn, spendendo la bellezza di $12 a testa. Le portate sono tutte a base di ottimo pesce, le verdure sono deliziose ed il tutto è servito coreograficamente: ananas, peperoncini e verdure compongono gli animali sacri del Việt Nam, quali la fenice, la tartaruga, il drago. Assolutamente da non perdere!
La serata è finita e siamo quasi pronti per la nostra tappa successiva, quella più ricca di insidie: vogliamo andare a vedere i resti Cham di Mỹ Sơn, ma abbiamo pochissimo tempo a disposizione e non possiamo prendere i classici tour organizzati della Sinh Café o simili. Approfittiamo allora ancora una volta della gentilezza del nostro albergatore per chiedere di telefonare all’Hải Yến, il nostro hotel ad Hội An dove avevo già prenotato una stanza via mail, affinché il taxi che ci verrà a prendere ci porti anche a Mỹ Sơn. Dopo una decina di minuti di conversazione in vietnamita, il nostro ci dice che è tutto a posto: arrivati alla stazione di Đà Nẵng, un autista ci porterà prima a Mỹ Sơn, e poi all’albergo.
Possiamo finalmente andare a dormire, pregustandoci uno dei panorami più belli del Việt Nam che vedremo dal treno: la tratta Huế-Đà Nẵng.